Il Papa: la dimensione sociale del Vangelo non serva conflitti e “lotte sterili”

Leone XIV si congeda dal Camerun celebrando la Messa all’aeroporto di Yaoundé-Ville. “Non abbiate paura!” è l’esortazione che invita ad incarnare, anche a livello politico, per affrontare le sfide legate a povertà e giustizia. A volte la vita di una società, afferma, richiede “il coraggio di cambiare abitudini e strutture” perché si superino “disuguaglianze ed emarginazioni”. Essere "sale e e luce di questa terra" è l'esortazione che il Pontefice eleva al termine della celebrazione eucaristica

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Prima del volo di un aereo, affiora un’immagine quasi fantastica: un Dio che cammina sulle acque. Che sussurra, nel fragore della tempesta: “non abbiate paura”. Dei due, forse il più improbabile degli scenari sembrerebbe quest’ultimo. Perlomeno vivendo l'oggi, osserva Papa Leone congedandosi dal Camerun, contesto come tanti in cui persino la fede non risparmia dall’impressione di affondare, “soli e fragili”.

Ma non è così.

Perché la tempesta non viene necessariamente placata: è dentro il tumulto che qualcuno ci raggiunge. Così il Vangelo “non separa lo spirituale dal sociale”, ma si cala “nel cuore delle istituzioni e delle strutture”. Non si piega a conflitti, interessi o “lotte sterili”, ma si orienta ostinatamente al bene comune. E, quando serve, non teme “il coraggio di cambiare abitudini”, pur di custodire ciò che conta davvero: la dignità umana. Così afferma il Vescovo di Roma questa mattina, 18 aprile, presiedendo la Messa votiva di Maria Vergine, Regina degli Apostoli, all’aeroporto di Yaoundé-Ville, davanti a circa 200mila fedeli. Alcuni sono presenti già da ieri sera – alle 18 si è svolta una veglia di preghiera – e si sono organizzati per la notte con cibo, tende e materassini. Il Pontefice li saluta nel consueto giro in papamobile prima dell’ingresso in sagrestia.

LEGGI QUI IL TESTO DELL'OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA ALL'AEROPORTO DI YAOUNDE'-VILLE 

I fedeli all’Aeroporto di Yaoundé-Ville
I fedeli all’Aeroporto di Yaoundé-Ville   (@Vatican Media)

“Gesù non ci abbandona”

Non mancano i canti, le danze, ma forse si inizia già a percepire quella dolce malinconia propria di una cosa bella che finisce. Perché intensi sono stati i "momenti di gioia e di fede che abbiamo vissuto insieme", afferma il Papa nell'omelia pronunciata in lingua francese, esprimendo anzitutto gratitudine per l’accoglienza ricevuta nel Paese.

Guarda l'arrivo e il giro in papamobile di Leone XIV

È proprio sulla fede che Leone XIV incentra la sua riflessione, riprendendo il brano evangelico, anch’esso proclamato in francese, di Gesù che cammina sul mare, tratto dal capitolo 6 del Vangelo di Giovanni.

La fede non ci risparmia tumulti e tribolazioni, e in alcuni momenti può sembrare che la paura abbia la meglio. Noi però sappiamo che anche in essi, com’è successo ai discepoli sul mare di Galilea, Gesù non ci abbandona.

“Sono io, non abbiate paura”

Il Pontefice nota come questo episodio sia narrato da tre evangelisti, “ciascuno a modo suo, con un messaggio diverso in funzione dei lettori”. San Marco presenta il Signore che raggiunge i discepoli mentre remano controvento, e il vento si placa appena Gesù sale sulla barca. Matteo aggiunge il dettaglio di Pietro che scende ma, preso dal timore, inizia ad affondare e viene salvato da Cristo, che lo rimprovera per la sua incredulità. Giovanni, infine, racconta Gesù che, camminando sulle acque, dice: “Sono io, non abbiate paura”. In un aeroporto, dove è l’aria l’elemento naturale predominante, il Papa riflette invece sulle acque. Nella tradizione ebraica, “con la loro profondità e il loro mistero, richiamano il mondo degli inferi, il caos, il pericolo, la morte”.

Evocano, assieme alle tenebre, le forze del male, che l’uomo da solo non può dominare. Allo stesso tempo, però, nella memoria dei prodigi dell’esodo, esse sono percepite anche come un luogo di passaggio, un guado attraverso il quale Dio, con potenza, libera il suo popolo dalla schiavitù.

“Ma non è così”

Abisso ma anche soglia: è ciò che la Chiesa e ogni persona sperimentano nel proprio “navigare”. Tempeste, venti contrari, sentimenti di paura e di dubbio.

È ciò che proviamo nei momenti in cui ci sembra di affondare, sopraffatti da forze avverse, quando tutto appare oscuro e ci sentiamo soli e fragili.

“Ma non è così”, rassicura Leone.

Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male; in ogni bufera ci raggiunge e ci ripete: “Io sono qui con te: non aver paura”. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta, ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre.

Una mamma con il suo bambino
Una mamma con il suo bambino   (@Vatican Media)

“Nessuno deve essere lasciato solo”

Il Pontefice cita Papa Francesco, ricordando quanti uomini e donne onorano il popolo e la Chiesa, “forti nel portare avanti la loro vita, la loro famiglia, il loro lavoro, la loro fede”. Si sofferma poi su come Gesù intervenga nella tempesta: non la placa immediatamente, ma raggiunge i discepoli “in mezzo” ad essa. Un invito a restare uniti e a non distogliere lo sguardo da chi soffre.

Nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi, siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche, tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni.

“Sono io”

Il Papa si ispira al “Sono io” di Gesù per sottolineare che nella società l’apporto di ciascuno è essenziale e unico, indipendentemente dallo status o dalla posizione “agli occhi del mondo”.

L’esortazione “non abbiate paura”, allora, assume una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico, come incoraggiamento ad affrontare problematiche e sfide – particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia – insieme, con senso civico e responsabilità civile. La fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo, per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli. Alla salvezza di una comunità non bastano gli sforzi individuali e isolati dei singoli: serve una decisione comune, che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune, e non luoghi di conflitto, o di interesse, o teatro di lotte sterili.

Un'anziana signora prende parte alla Messa
Un'anziana signora prende parte alla Messa   (@Vatican Media)

“Il coraggio di cambiare”

Leone XIV richiama quindi la Prima Lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli (capitolo 6), dove la Chiesa affronta la sua “prima crisi di crescita”. L’aumento dei discepoli aveva portato a nuove difficoltà nel servizio della carità: lasciare indietro qualcuno generava “mormorio” e senso di ingiustizia che minacciava l’unità. Gli apostoli, però, avevano trovato una soluzione scegliendo “uomini di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di saggezza”, destinati "a un servizio pratico che era anche una missione spirituale". Una crisi si era quindi trasformata in un'occasione di crescita.

A volte la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni. Del resto, facendosi uomo Dio si è identificato con gli ultimi, e questo rende la cura preferenziale dei poveri un’opzione fondamentale per la nostra identità cristiana.

“Viva, giovane, ricca di doni”

“Fratelli e sorelle, oggi noi ci salutiamo”. È un congedo sentito, quello del Vescovo di Roma: mentre ciascuno torna alle proprie occupazioni, “la barca della Chiesa continua la sua rotta”. Il Papa invita a custodire nel cuore i momenti vissuti insieme, soprattutto nelle difficoltà.

La Chiesa camerunese è viva, giovane, ricca di doni e di entusiasmo, vivace nella sua varietà e meravigliosa nella sua armonia. Con l’aiuto della Vergine Maria, nostra Madre, fatene fiorire sempre più la presenza festosa, e anche dei venti contrari, che non mancano mai nella vita, fate occasioni di crescita nel servizio gioioso di Dio e dei fratelli, nella condivisione, nell’ascolto, nella preghiera e nel desiderio di crescere insieme.

Le intenzioni di preghiera

Le intenzioni della preghiera dei fedeli sono pronunciate in inglese, francese e nelle lingue locali ewondo, nnanga e fulfulde. Si prega per la Chiesa in Africa, perché favorisca la riconciliazione tra i popoli; per i governanti, affinché operino con sapienza, giustizia e responsabilità; e per le sfide della modernità, perché il mondo progredisca nella giustizia, nella pace e nella solidarietà. In ewondo, idioma che nello specifico si parla nel centro-sud del Paese, vengono intonati anche il Kyrie e il Gloria, "colorati" dallo sventolio di grandi batuffoli bianchi da parte del coro.

I grandi batuffoli bianchi sventolati durante la Messa
I grandi batuffoli bianchi sventolati durante la Messa   (@Vatican Media)

Il ringraziamento dell'arcivescovo di Yaoundé

Prima della benedizione solenne prende la parola l’arcivescovo di Yaoundé, monsignor Jean Mbarga, che ringrazia il Papa per la visita, attraverso la quale, afferma, “l’Africa continuerà ad offrire alla Chiesa l’ardore delle sue forze vive, la ricchezza della sua cultura e la profondità della sua fede”, progredendo “verso una modernità globale, ecologica e digitale, una modernità che rispetti e preservi la dignità e l’identità sacre dei suoi popoli”. L’arcivescovo, spesso interrotto durante il suo saluto dalle grida festanti dei presenti, sottolinea inoltre l’impegno dei giovani camerunensi a consolidare la pace nel Paese insieme alle loro famiglie e alle comunità cristiane, musulmane e tradizionali. Il Pontefice dona infine a monsignor Mbarga un calice, mentre al Papa viene fatto dono di vari oggetti tra cui uno recante le figure di uomini stilizzati che si tengono per mano e la scritta "Église en synodalité", Chiesa in sinodalità.

Un momento della celebrazione eucaristica
Un momento della celebrazione eucaristica   (@Vatican Media)

La statua della Madre di Dio, Regina degli Apostoli

Presso l’altare, durante la Messa, era presente la statua della Madre di Dio Regina degli Apostoli proveniente dalla Basilica di Mvolyé a Yaoundé. L’8 dicembre 1890 fu celebrata la prima celebrazione eucaristica sulla terra camerunese a Marienberg dai primi missionari cattolici.

La statua presso l'altare
La statua presso l'altare   (@Vatican Media)

Erano i pallottini padre Heinrich Vieter e padre George Walter, che consacrarono la loro missione alla Madonna Regina degli Apostoli. Da quel momento, la Madonna Regina degli Apostoli è la patrona del Camerun.

Guarda il video della Messa presieduta da Papa Leone XIV

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17 aprile 2026, 10:15