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Leone XIV: ogni gesto di solidarietà e perdono è un boccone di pane per l'umanità

Alla Messa presieduta con 120 mila fedeli nello stadio Japoma, a Douala, il Papa si sofferma sui modi per rispondere alla fame, materiale e spirituale, delle popolazioni. Invita i giovani camerunensi a diventare "la buona notizia" per il proprio Paese e raccomanda loro di non cedere allo scoraggiamento: "Rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Una sferzata di energia spirituale torna a scuotere il popolo camerunense. Accade oggi, 17 aprile, alla Messa presieduta dal Papa nello Japoma Stadium di Douala, capitale economica del Camerun, sulla stessa scia che già ieri, alla celebrazione nell'aeroporto di Bamenda, era stata colta e sottolineata dall'arcivescovo. Violenza e oppressione non possono offuscare i valori su cui poggia la tradizione della gente: fede, famiglia, ospitalità e lavoro. Su questi, le nuove generazioni del Paese devono far leva, sprona il Pontefice nell'omelia pronunciata in parte in francese e in parte in inglese, in modo da essere veri protagonisti per il proprio futuro. 

Leone XIV alla Messa nello Japoma Stadium benedice i fedeli
Leone XIV alla Messa nello Japoma Stadium benedice i fedeli   (@Vatican Media)

Era passata la fase più critica della pandemia quando questo complesso sportivo ospitò la Coppa delle nazioni africane nel 2021. Siamo sulla sommità di una collina, la costruzione ha comportato un duro e lungo lavoro fortemente voluto dal Governo. Oggi ospita una liturgia inondata dal tipico entusiasmo dell'Africa nera che arriva con una potenza vitale straordinaria e dirompente. Se non si fosse a rischio di incorrere in un luogo comune, si direbbe, a ragione, che chi ha poco, e più volte se n'è testimoni, mette in campo una forza di resistenza tale capace davvero di infrangere ogni potenza mortifera sprigionata dai conflitti. Oggi è questa la speranza: ci si aggrappa alla fede, a un canto appassionato che plasticamente anima, avvolge, unisce. E di questa unità si ha bisogno, Leone lo ripete di continuo. Ombrelloni variopinti tra la folla riparano dalla calura, tantissime le donne presenti, proprio loro che qui affrontano significative disuguaglianze di genere nell'istruzione, nella salute e nell'occupazione, e per le quali numerosi sono i progetti di empowerment grazie ad associazioni locali che lottano per l'emancipazione femminile anche nelle forme di rappresentanza istituzionale. 

LEGGI QUI IL TESTO DELL'OMELIA DEL PAPA DELLA MESSA CELEBRATA A DOUALA

Dov'è Dio davanti alla fame della gente?

Le parole del Papa in questa liturgia intercettano gli squilibri sociali di cui fa le spese il popolo camerunense. Il brano evangelico del capitolo 6 di Giovanni, che racconta il segno di Gesù con cui garantisce il pane per tutti, nonostante non ce ne fosse abbastanza, offre al Successore di Pietro l'abbrivio per evidenziare come la Buona Notizia sia provvidenziale, anche per questa realtà geografica e umana. Il Papa mostra di cogliere tutta la concretezza suggerita dalla Scrittura, e la rinvia sotto forma di domande che possano, di fronte alle fatiche di oggi in questi contesti sfibrati da crisi antiche e non ancora ricucite, interpellare in profondità le coscienze di ciascuno, sia a livello ecclesiale che politico e sociale. 

Questa domanda è rivolta a ciascuno di noi: è rivolta ai padri e alle madri che custodiscono le loro famiglie. È rivolta ai pastori della Chiesa, che vegliano sul gregge del Signore. È rivolta a quanti hanno la responsabilità sociale e politica di guardare al popolo e al suo bene. Cristo rivolge questa domanda ai potenti e ai deboli, ai ricchi e ai poveri, ai giovani e agli anziani, perché tutti abbiamo fame allo stesso modo. Questa indigenza ci ricorda che siamo creature. Abbiamo bisogno di mangiare per vivere.

L'esultanza dei fedeli nel Japoma Stadium
L'esultanza dei fedeli nel Japoma Stadium   (@Vatican Media)

Solidarietà e perdono sono pane per l'umanità bisognosa

Sono la condivisione e la riconoscenza, precisa ancora il Papa, il vero miracolo compiuto da Gesù, che si comporta non da re a inseguire un successo personale, ma da servitore amorevole: "C'è pane per tutti se a tutti lo si dona". Non una mano che afferra, ma una mano che dona. È questa postura l'aspetto determinante che opera come agente moltiplicatore: "Così facendo, il cibo abbonda: non viene razionato per emergenza, non viene rubato per contesa, non viene sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare".

Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura. E tuttavia questo non basta. Al cibo che alimenta il corpo occorre infatti unire con uguale carità il nutrimento dell’anima, che alimenta la nostra coscienza, che ci sostiene nell’ora buia della paura, tra le tenebre della sofferenza. Questo cibo è Cristo.

Essere volto e mani che portano cibo di sapienza e riscatto

Lo stile di Gesù, rammenta Leone, porta nutrimento necessario ma porta anche il modo attraverso cui si offre. Così che la fame non sia solo tamponata con un sostegno occasionale, ma sia curata, prevenuta, attenzionata nel tempo, attingendo alle giuste sorgenti. Il miracolo dei pani e dei pesci, insomma, è un insegnamento che educa perché l'umanità possa farsi prossimo laddove c'è "fame di pace, di libertà, di giustizia". Il Papa si sofferma sul valore del Sacramento dell'Eucaristia che non ravviva solo un ricordo lontano, ma "realizza una com-pagnia che ci trasforma, perché ci santifica". Da qui l'esortazione:

Come fratelli e sorelle di Gesù, moltiplicate i vostri talenti con la fede, la tenacia, l’amicizia che vi animano. Siate voi per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità.

Le tante donne che partecipano alla celebrazione
Le tante donne che partecipano alla celebrazione   (@Vatican Media)

Rifiutare soprusi, violenza e guadagni facili

L'orgoglio può corrompere il cuore, ricorda ancora il Pontefice. Di fronte a questa tentazione il rifugio sicuro è la preghiera con la Parola di Dio, un balsamo che rinsalda e fortifica. Le risorse giovani del Paese - per le quali una specifica intenzione viene espressa nella preghiera universale "crescano nella responsabilità e offrano il loro generoso contributo alla costruzione di una società più giusta e pacifica" - sono chiamate in causa da Leone in una regione del mondo che non si può arrendere ad un avvenire di povertà. L'importante è concentrare le energie per il progresso della società, senza distrazioni, terreno fertile per corruzioni pericolose che non portano al bene comune.

Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro.

Tracciare vie di giustizia in una terra oppressa e sofferente

È alla figura del Beato congolese Floribert Bwana Chui che si ispira la missione affidata dal Papa oggi in questa regione dell'Africa. A questo martire, ucciso nel 2008 a Goma per aver rifiutato di far passare carichi di cibo avariato, si può guardare per trovare coraggio, purificando la fede da ogni forma di credenza superstiziosa che la inquina e la offusca.

Annunciare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra sofferente e oppressa, segni di pace tra rivalità e corruzioni, segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’indifferenza.

Da questa "piccola Africa", come viene spesso definito il Camerun, si guarda alle ferite del mondo: nella preghiera dei fedeli si invoca sapienza e giustizia per i responsabili delle nazioni affinché "promuovano la pace e il bene di tutti, specialmente dei più deboli". E non ci si dimentica di chi soffre, dei malati, dei prigionieri, delle vittime della violenza e degli immigrati, perché trovino conforto nella solidarietà fraterna e nel sostegno della carità cristiana.

Il dono al Papa
Il dono al Papa   (@Vatican Media)

La barca di Pietro 

Il mandato rilanciato dal Pontefice suona come grande conforto, dice al termine della Messa monsignor Samuel Kleda, arcivescovo di Douala, per quanti soffrono e "ravviva la nostra fede". Riecheggia, nel ringraziamento del presule, quell'esortazione di San Paolo VI a Kampala 'Africani, siate missionari di voi stessi'. Tra i doni al Papa, una barca usata per spostarsi lungo la ricca rete di canali che attraversa questa nazione. Un simbolo di connessione, Chiesa in uscita, capillarità di un Vangelo e di un impegno che oggi si rinnova.

Il video dell'intera celebrazione

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17 aprile 2026, 13:26