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Leone XIV ai giovani: siate esempio di pace senza ricercare il successo facile

Nel penultimo incontro pubblico in Africa, il Papa ascolta le testimonianze degli equatoguineani riuniti allo stadio di Bata. Dalla sfida delle donne nel mondo del lavoro a quella posta dal percorso matrimoniale "che cresce nella libertà". Poi la sottolineatura della custodia dei valori familiari, anche quando giudizi, pregiudizi e stereotipi cercano di sminuirli. Tutto concorre a un’eredità "luminosa e impegnativa", di cui le nuove generazioni sono chiamate a farsi presidio e fondamento

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

“Un bastone, una rete, la riproduzione di un’isola, una barca, uno strumento musicale”. Il Papa elenca gli oggetti che gli sfilano davanti, come in una sequenza, nelle mani dei giovani della Guinea Equatoriale. In ciascuno di essi si riflette una strada, una lotta. Alicia potrebbe essere l’isola, sola nell’affrontare la “sfida del suo essere donna nel mondo del lavoro”. La barca diventa la rotta tracciata per Francisco Martin, giovane seminarista, verso una vita in cui sarà lui a condurre fratelli e sorelle a Dio, “nell’agire premuroso verso chi ha bisogno”.


Tema richiamato nella sua testimonianza e ripreso da Leone XIV. Il bastone è appoggio, e promessa di sostegno, nelle mani di Purificación e Jaime Antonio, giovane coppia testimone del “vero amore che cresce nella libertà”. La rete si tende e custodisce la vita, come una famiglia che protegge ma che può anche lacerarsi sotto il peso “di giudizi, pregiudizi e stereotipi”, come racconta Victor Antonio, 13enne cresciuto "vedendo la mia giovane mamma da sola, perché mio padre ci ha lasciati". Manca la musica, che in realtà è la colonna sonora dell’intera scena: uno spartito aperto, affidato alle nuove generazioni, esortate dal Pontefice a scegliere il ritmo lento e ostinato della “cultura dello sforzo” invece della scorciatoia del “successo facile”, per essere orchestra di concordia.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DEL PAPA

Il filo rosso del viaggio apostolico in Africa

"Quando dico 'Cristo', voi dite 'Luz!'". Sono ancora i canti, le danze e i colori che hanno accompagnato i giorni del Vescovo di Roma in Africa a fare da sfondo all’incontro con i giovani e le famiglie – il penultimo appuntamento pubblico del viaggio apostolico – di questa sera, 22 aprile, allo stadio di Bata, uno dei principali impianti sportivi della Guinea Equatoriale. Ma questa sera affiora un elemento apparso soltanto nel primo giorno in Algeria: la pioggia.

I fedeli tra la pioggia
I fedeli tra la pioggia   (@Vatican Media)

Che non smorza, ma intensifica. Nei suoi riflessi dilata quella luce invocata dallo speaker dello stadio; nei numerosi ombrelli aperti amplifica le tinte vive; nel brulicare dei presenti alla ricerca di un riparo riprende il respiro di una terra che, in questi giorni, ha saputo raccontarsi con una contentezza consapevole, per nulla ingenua. E poco prima dell’arrivo del Papa, quasi a suggellare il momento con un segno inatteso, appare anche l’arcobaleno: un arco di luce che si stende sullo stadio e anticipa il giro in papamobile.

L'arcobaleno allo stadio di Bata
L'arcobaleno allo stadio di Bata

Perché per quanto possa piovere il clima, l'atmosfera, quella che si respira tra i giovani della Guinea Equatoriale è "bellissima", come raccontano le stesse nuove generazioni intervistate poco prima dell'inizio dell'evento.

Guarda le interviste ai giovani della Guinea Equatoriale

“La luce più splendente, qui, è quella dei vostri occhi”

Chi ha paura della pioggia?

Chiede ironicamente il Papa, inondato non da acqua, ma da un boato dei giovani impavidi. "Chi vuole la benedizione di Dio?" Altro boato. Proprio ciò di cui la Chiesa ha "bisogno", intuisce il Papa che, nel suo discorso, riprende la definizione offerta dal vescovo amministratore di Bata, monsignor Miguel Angel Nguema Bee, incaricato della pastorale giovanile della Conferenza episcopale della Guinea Equatoriale, che nelle parole di benvenuto descrive il Paese come “giovane, pieno di energia, di domande, di voglia di vivere”, desideroso di “fare di Cristo la propria luce”, secondo il motto del viaggio apostolico. 

La luce più splendente ora è quella dei vostri occhi, nei vostri occhi, nei vostri volti; i vostri sorrisi, i vostri canti, le vostre danze: tutto testimonia che Cristo è gioia, senso, ispirazione e bellezza per la nostra vita.

I giovani in festa a Bata
I giovani in festa a Bata   (@Vatican Media)

“Fondamento del futuro vostro e di questa Terra”

Leone, pronunciando il discorso con grande enfasi, ripercorre la storia e le tradizioni della Guinea Equatoriale a partire dai costumi e dai simboli con cui ciascun gruppo esprime la propria identità, intrecciandoli con le testimonianze ascoltate. Gli oggetti utilizzati raccontano il quotidiano ma anche “valori antichi e nobili” che lo animano, “come il servizio, l’unità, l’accoglienza, la fiducia, la festa”.

È l’eredità luminosa e impegnativa di cui voi, cari giovani, siete chiamati a essere, nella fede, il fondamento del futuro vostro e di questa Terra. Il futuro è vostro!

Esempi di concordia e amore reciproco

Virtù che, ricorda il Pontefice, richiamò anche san Giovanni Paolo II al suo arrivo nel Paese nel 1982, esortando le nuove generazioni a essere modelli di concordia e amore vicendevole, capaci di riconciliazione e di rispetto per ogni persona, famiglia e gruppo sociale.

Sono parole che ancora oggi guidano i nostri cuori e devono illuminare il vostro cammino, mentre vi preparate alle responsabilità che vi attendono per il futuro.

Non cercare il successo facile

La storia di Alicia, osserva il Papa, richiama l’importanza della fedeltà ai propri doveri e del contributo al bene della famiglia e della società attraverso il lavoro quotidiano. Ma anche il sogno di una terra “in cui i giovani, uomini e donne, non cerchino il successo facile, ma scelgano la cultura dello sforzo, della disciplina, del lavoro ben fatto” e valorizzato. Un essere cristiani che unisca la partecipazione all’Eucaristia al lavoro dignitoso, affrontando inoltre la sfida dell’essere donna nel mondo del lavoro.

Questo ci invita a riflettere sull’importanza dell’impegno fecondo e sulla necessità di promuovere sempre la dignità di ogni essere umano.

Le danze davanti al Papa
Le danze davanti al Papa   (@Vatican Media)

“Cento volte tanto”

Francisco Martin, con la sua testimonianza di chiamata al sacerdozio, apre invece una finestra “sulla realtà bellissima di tanti giovani che si donano totalmente a Dio per la salvezza dei fratelli”. Leone sottolinea la difficoltà iniziale nel dire il proprio “fiat”, seguita dalla scoperta di una gioia profonda e di una serenità duratura, in una vita “felice” perché “donata” a Dio e rinnovata ogni giorno nella preghiera, nei sacramenti e nell’incontro con il prossimo.

Nella comunione dei cuori e nell’agire premuroso verso chi ha bisogno, si rinnovano i miracoli della carità.

“Non temete”, è l’esortazione che il Pontefice riserva per quanti si sentono chiamati alla sequela di Cristo in “una via speciale di consacrazione”.

Come Lui stesso ha assicurato – e anch’io con forza voglio dirvi qui oggi – riceverete “cento volte tanto e la vita eterna”

“Cammino di vero amore, che cresce nella libertà”

Il Pontefice si rivolge poi alle numerose famiglie presenti, “terreno fertile in cui l’albero fresco e fragile della vostra crescita umana e cristiana affonda le sue radici”. Alla luce della testimonianza dei giovani sposi Purificación e Jaime Antonio, invita ad accogliere la vita come dono da custodire. Essere sposi e genitori è una “missione entusiasmante”, da vivere giorno per giorno in un’alleanza che si rinnova, diventando “fautori, insieme a Dio, del miracolo della vita e costruttori di felicità”.

Preparatevi a vivere questa chiamata come un cammino di vero amore, che cresce nella libertà, un cammino di speranza che nasce dalla consapevolezza che Dio non vi abbandona, un cammino di santità che cerca sempre il bene e la felicità dell’altro.

Il bastone ricevuto dal Papa
Il bastone ricevuto dal Papa   (@Vatican Media)

“La vita richiede amore, impegno e cura”

Infine, il Papa richiama la testimonianza, sincera e coraggiosa, di Victor Antonio. Parole sull’accoglienza della vita che “cadono come un macigno in mezzo a noi”, per incoraggiare e non per “distruggere”, rispettando la vita che nasce e cresce e responsabilizzandosi verso i più piccoli.

Victor Antonio ci ha ricordato che accogliere la vita richiede amore, impegno e cura, e queste parole sulle sue labbra di adolescente, devono farci pensare seriamente a quanto è importante tutelare e custodire la famiglia e i valori che in essa si apprendono. Coltiviamoli, viviamoli e testimoniamoli anche quando farlo costa sacrificio, o quando, come dicevano Jaime Antonio e Purificación, giudizi, pregiudizi e stereotipi tentano di sminuirne il valore.

Leone cita l’esortazione apostolica di Papa Francesco – a un anno e un giorno dalla sua morte – sull’amore nella famiglia, Amoris Latetia, della quale è da poco ricorso il decennale: “La coppia del padre e della madre, con tutta la loro storia d’amore, la coppia che ama e genera la vita è la vera ‘scultura’ vivente, capace di manifestare il Dio creatore e salvatore”.

Una veduta dallo stadio di Bata
Una veduta dallo stadio di Bata   (@Vatican Media)

“La luce della carità”

L’invito conclusivo del Pontefice ai giovani – vogliosi di "cambiare le cose" camminando insieme alla Chiesa come afferma Nguema Bee – è a lasciarsi “entusiasmare dalla bellezza dell’amore”, testimoniando ogni giorno “che le gioie più grandi, in tutti gli ambienti, vengono dal saper donare e dal donarsi, specialmente quando ci si china su chi è più bisognoso”. A trasformare il mondo sarà “la luce della carità” coltivata a partire dalle case, illuminando di riflesso strutture e istituzioni perché, come scriveva ancora Francesco nel suo messaggio in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, “ogni persona vi trovi rispetto e nessuno sia dimenticato”.

Facciamo insieme, di questo, un proposito fermo, un impegno gioioso, perché Cristo, Crocifisso e Risorto, luce della Guinea Equatoriale, dell’Africa e del mondo intero, possa guidarci tutti verso un futuro di speranza.

Dopo il suo discorso, Leone recita il Credo insieme ai presenti, impartendo poi la Benedizione solenne, seguita da un canto finale che chiude l’evento.

L'entusiasmo dei giovani allo stadio di Bata
L'entusiasmo dei giovani allo stadio di Bata   (@Vatican Media)
Il video dell'incontro del Papa con i giovani e le famiglie a Bata

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22 aprile 2026, 19:56