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Leone XIV: mai profanare il nome di Dio per giustificare scelte e azioni di morte

In Guinea Equatoriale, il Papa parla alle autorità sottolineando che "la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli". Mette in guardia sul rischio di una tragica compromissione del destino dell'umanità "senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

Dalla linea dell'equatore, il Papa guarda con massima preoccupazione agli scenari internazionali e fa giungere a tutte le latitudini la sua apprensione. Lo fa nel discorso alle autorità della Guinea Equatoriale dove è approdato stamani, 21 aprile, ultima tappa del suo lungo viaggio apostolico nel continente africano. Scoperchia gli interessi economici, secondo una logica estrattivista senza scrupoli, che sono dietro i conflitti, scuote ancora una volta le leadership a non compromettersi in scelte e azioni di morte e di distruzione ambientale. Lo sviluppo, sottolinea Leone - perfettamente in sintonia con l'eredità di Papa Francesco che un anno fa, e viene ricordato anche in questa terra, ci lasciava -, non deve minare il rispetto per la giustizia e il diritto.

“Osare politiche controcorrente, con al centro il bene comune”

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DEL PAPA ALLE AUTORITA'

"In un mondo ferito dalla prepotenza, i popoli hanno fame e sete di giustizia", ripete il Pontefice in un Paese che dal 1968 ha vissuto un decennio di terrore. Parole che arrivano da Malabo, la città nella quale è atterrato insieme al suo seguito; qui ancora temporaneamente sono attivi gli uffici governativi ma nell'arco di un anno dovranno essere spostati sul continente, Malabo è isola di Bioko, dove è in corso la costruzione della Ciudad de la Paz, la nuova imponente capitale. Nome evocativo che ispira promesse luminose, e il Papa spera davvero che si concretizzino. Il brutale regime che ha segnato la nazione all'indomani della sua indipendenza, e che l'ha portata al tracollo sociale e politico interno, con violenze e abusi sistematici, ha bisogno di un serio e definitivo affrancamento da forme dittatoriali. 

Liberi dall'ingiusta ricchezza e dall'illusione del dominio

È nel solco del mandato di San Giovanni Paolo II, che visitò questa terra 44 anni fa, e in quello del Concilio Vaticano II, che Papa Leone si presenta alle autorità della Guinea Equatoriale esprimendo il desiderio di consolare un popolo "in rapida trasformazione". Ed è sempre l'insegnamento di Sant'Agostino, nel suo De civitate Dei, a guidare le considerazioni del Pontefice che giunge in un Paese "umile" (così lo ha definito il Presidente della Repubblica Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, nipote di Macías Nguema e al potere dal 1979, nel suo saluto di benvenuto). A lui, il leader africano in carica da più tempo e il primo al mondo tra i capi di Stato dei paesi non monarchici, ai rappresentanti istituzionali presenti nel Palazzo presidenziale, e per estensione a ogni autorità politica, si rivolge Leone nel suo discorso pronunciato in spagnolo, osservando che è dunque la Città celeste la "vera patria" a cui guardare. 

Ogni essere umano può apprezzare l’antichissima consapevolezza di vivere sulla terra come di passaggio. È fondamentale che avverta la differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio.


La speculazione connessa al bisogno di materie prime

Di fronte al rischio di destabilizzazione del pianeta e della convivenza umana, la bussola è la Dottrina Sociale della Chiesa che offre i "criteri morali" e "gli autentici principi etici" perché gli individui siano tutelati nella loro libertà e perché i popoli e i governi possano godere di autonomia. Leone riattinge alla Rerum novarumladdove si approfondisce il paradosso che emerge dalle disuguaglianze sociali (assai forti in Guinea soprattutto dalla scoperta di considerevoli giacimenti di petrolio) e dalla esclusione di tanta parte di popolazione dai beni primari; e riattinge anche alla Evangelii gaudium di Papa Francesco, oggi ricordato a un anno dalla morte.

Concetti ampiamente sviluppati proprio dal predecessore - rimasta celebre la sua laconica espressione "Questa economia uccide" e da Leone XIV rimessa in circolazione - e in gran parte confluiti nel discorso di Leone dello scorso ottobre ai Movimenti popolari. Gli appelli, pertanto, sembrano fondersi in un'unica voce: "È compito inderogabile delle autorità civili e della buona politica rimuovere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale, del quale la destinazione universale dei beni e la solidarietà sono principi fondamentali", scandisce oggi il Successore di Pietro.

Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica.

In ascolto del Papa
In ascolto del Papa   (@Vatican Media)

Tutelare creato, diritti, comunità, lavoro, salute

Al Pontefice sta a cuore che non sia la guerra la destinazione, l'obiettivo dello sviluppo tecnologico. Soprattutto, la sua esortazione è a non rassegnarsi di fronte a quello che può apparire come un determinismo oscuro senza soluzione. La soluzione esiste e risiede in guide politiche ricettive, in coscienze formate alla responsabilità e capaci dunque di "visioni" nuove, di audacia. L'appello è alle risorse giovani, numerose in Guinea Equatoriale.

Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti. Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo.

“Nella Chiesa troverete aiuto per la formazione di coscienze libere e responsabili, con cui andare insieme verso il futuro”

Mai profanare il nome di Dio

La Guinea Equatoriale è una enclave favorevole per il cristianesimo nell'Africa centrale, ha rimarcato il Capo dello Stato riferendosi ad una popolazione che al 90 percento è cattolica. Anche alla luce di questa appartenenza consistente, il Papa ritiene indispensabile entrare nel vivo di una deriva perversa che sta attraversando i nostri tempi in diversi contesti geografici e che disorienta gli animi: la speculazione della fede per fini distruttivi, che le sono totalmente avulsi. Chiarisce perciò che la fede incarnata in Cristo esalta pace e fraternità, l'edificazione dell'umanità nel suo valore più nobile e sacro. 

Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia.

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21 aprile 2026, 15:00