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Leone XIV: avere coraggio nel denunciare il male per cambiare le cose

Nonostante le molte situazioni “che spezzano il cuore” si può ricomporre “il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità” ma è il momento di farlo adesso. È il messaggio del Papa nell’omelia della Messa per la pace e la giustizia celebrata all’aeroporto di Bamenda, nord-ovest del Camerun. Il Pontefice mette in guardia da chi vuole depredare il continente africano ed esorta a vigilare sui percorsi che mescolano la fede alle credenze di tipo esoterico o gnostico

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

La preghiera che si fa canto di gioia, di pace, nascendo da un cuore ferito per i conflitti del passato, per l’insicurezza di vita, le difficoltà di essere in un continente "bellissimo", ma spesso oggetto di prepotenze e violazioni. L’animo di chi abita il Camerun sembra però restare immutato nella lode alla vita e questo si percepisce anche nella messa di oggi, 16 aprile, che Leone XIV celebra nell’aeroporto di Bamenda, capoluogo della regione camerunense del Nord-Ovest per dieci anni teatro di conflitto tra le forze del governo centrale di Yaoundé ed i gruppi di separatisti. Una Messa preceduta da un lungo giro in papamobile tra l’entusiasmo dei fedeli, circa ventimila, canti tipici, bandierine camerunensi e vaticane, ramoscelli verdi agitati in alto che, nella tradizione del Paese, sono segno di benvenuto, di rinascita e di vita.

Il Papa all'inizio della celebrazione
Il Papa all'inizio della celebrazione   (@Vatican Media)

La celebrazione è iniziata con una lunga processione di cardinali, vescovi e sacerdoti in paramenti bianchi con ricami tipici dei tessuti africani che arriva fino all’altare circondato da tendaggi bianchi e gialli, i colori del Vaticano, sullo sfondo si intravede il verde delle colline di Bamenda. Si prega fin dalla colletta perché si lavori “senza sosta per instaurare quella giustizia che sola garantisce una pace vera e duratura”. Due parole chiave che ritornano nell’omelia pronunciata in inglese di Papa Leone: “pellegrino di pace e di unità”, così si definisce esprimendo la gioia di essere presente tra la gente di Bamenda e di condividerne il cammino, le fatiche e le speranze. Uno scenario difficile il Papa lo sa, ma si può scrivere una nuova pagina di storia.

Questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese. Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente, di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione.

LEGGI QUI IL TESTO DELL'OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA PER LA PACE E LA GIUSTIZIA A BAMENDA

Speranza di pace

Sottolineando come le liturgie festose sono sempre accompagnate dalla fiducia nell’amore del Padre, Papa Leone ricorda i tanti motivi e le varie situazioni “che spezzano il cuore” e gettano “nell’afflizione”. “Le speranze in un futuro di pace e di riconciliazione – afferma - in cui ciascuno viene rispettato nella sua dignità e a ciascuno vengono garantiti i diritti necessari, sono continuamente prosciugate dai tanti problemi che segnano questa bellissima terra”.

Le numerose forme di povertà, che anche di recente interessano moltissime persone con una crisi alimentare in corso; la corruzione morale, sociale e politica, legata soprattutto alla gestione della ricchezza, che impedisce lo sviluppo delle istituzioni e delle strutture; i gravi e conseguenti problemi che interessano il sistema educativo e quello sanitario, così come la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani.

Il Papa al momento dell'omelia
Il Papa al momento dell'omelia   (@Vatican Media)

Le mani sul continente africano

Tante problematiche interne – sottolinea il Papa – “spesso alimentate dall’odio e dalla violenza” alle quali aggiungere problemi dovuti ad ingerenze esterne.

Si aggiunge anche il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo. Tutto questo rischia di farci sentire impotenti e di disseccare la nostra fiducia.

Dio è novità

Il Papa mette in guardia dal pericolo della “rassegnazione” e dell’“impotenza” di fronte a tutti problemi da affrontare ma allo stesso tempo ricorda l’acqua sorgiva della Parola di Dio, la Parola che “apre spazi nuovi e genera trasformazione e guarigione, perché è capace di mettere il cuore in movimento”, di rendere l’uomo protagonista attiva del suo domani.

Dio è novità, Dio crea cose nuove, Dio ci rende persone coraggiose che, sfidando il male, costruiscono il bene.

Costruttori di pace e fraternità

“L’obbedienza a Dio – evidenzia il Papa – ci rende liberi” e ricorda “il coraggio” degli Apostoli che “si fa coscienza critica, si fa profezia, si fa denuncia del male, e questo – prosegue - è il primo passo per cambiare le cose”.

Chi obbedisce a Dio prima che agli uomini e al modo di pensare umano e terreno, ritrova la propria libertà interiore, riesce a scoprire il valore del bene e a non rassegnarsi al male, riscopre la via della vita, diventa costruttore di pace e di fraternità.

Leone XIV a Bamenda nella Messa per la pace e la giustizia
Leone XIV a Bamenda nella Messa per la pace e la giustizia   (@Vatican Media)

Gli inganni delle credenze esoteriche

Prima di concludere la sua omelia, il Pontefice rimarca il concetto dell’obbedienza a Dio soprattutto nella trasmissione della fede.

Obbedire a Lui, perché Lui solo è Dio. E questo ci invita a promuovere l’inculturazione del Vangelo e a vigilare con attenzione, anche sulla nostra religiosità, per non cadere nell’inganno di seguire quei percorsi che mescolano la fede cattolica con altre credenze e tradizioni di tipo esoterico o gnostico, che in realtà hanno spesso delle finalità politiche ed economiche.

Infine il ringraziamento a tanti sacerdoti, missionari, religiosi e laici che lavorano “per essere fonte di consolazione e di speranza”, un balsamo per le ferite di un popolo che non smette di guardare avanti “aggrappandosi con tutte le forze - come ha sottolineato Leone – all’amore del Padre”.

Dopo l’omelia, si recita la preghiera dei fedeli e sono diverse le intenzioni; si prega per il ministero di Papa Leone; per chi ha responsabilità civili perché promuovano il bene comune e si rispetti la dignità di ogni persona; per le regioni segnate dalla sofferenza e dalla divisione perché “attraverso l’impegno degli operatori di pace e di riconciliazione, sia donata a tutti i popoli una vita serena e sicura” e infine si prega per le famiglie, chiese domestiche e fondamento della società.

L'offertorio
L'offertorio   (@Vatican Media)

La visita del Papa, “sferzata di energia spirituale”

Nel suo discorso di ringraziamento, l’arcivescovo di Bamenda, monsignor Andrew Nkea Fuanya, parlando della visita del Papa l’ha definita “una sferzata di energia spirituale, incoraggiamento morale, sprone psicologico e consolazione fisica”. “Raccoglieremo i frutti della sua visita per molti anni a venire – ha aggiunto - e siamo fiduciosi che la pace per la quale è venuto a pregare ritornerà in questa Provincia ecclesiastica di Bamenda”. Per l’arcivescovo, Leone lascia un segno indelebile nel popolo del Camerun in particolare a Bamenda dove è giunto quando c’era più bisogno. A conclusione del suo discorso, il Papa ha donato a monsignor Andrew Nkea Fuanya un calice, in segno di gratitudine.

Il video integrale della Messa

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Il giro in papamobile del Papa prima della celebrazione della messa
16 aprile 2026, 16:43