Il Papa in Guinea Equatoriale, accoglienza multicolor in una terra di divari
Salvatore Cernuzio - Inviato a Malabo
È probabile che abbia tremato pure il vulcano, che si staglia imponente all’orizzonte di Malabo, all’accoglienza riservata a Leone XIV dalla popolazione della Guinea Equatoriale, quarta e ultima tappa del viaggio apostolico. Un turbinio di colori, di fang, di bubu, di bandiere, di turbanti, di abiti indigeni in paglia, così vorticoso da rendere impossibile focalizzare un volto, un dettaglio, un’immagine. Lo stesso Leone XIV nel suo passaggio in papamobile scoperta dall’Aeroporto internazionale di Malabo, dove – partito da Luanda - è atterrato poco dopo le 11.30, fino al palazzo presidenziale, girava lo sguardo da una parte e dall’altra della strada, sorridendo alle due ali di folla variopinta, perfetto mosaico delle tradizioni e culture guineane.
Un'accoglienza per nulla sobria ma festante
Già dall’Aeroporto si intuiva che la popolazione della città, sulla costa settentrionale dell’isola di Bioko, aveva deciso di non voler essere da meno dei conterranei camerunensi e angolani e, anzi, di far sentire massivamente l’affetto e la gratitudine al Successore di Pietro per aver inserito la Guinea Equatoriale tra le tappe del viaggio apostolico. Una cerimonia per nulla sobria, ma festante quella infatti all’atterraggio dell’aereo Ita Airways, con il Pontefice accolto da colpi di cannone e i consueti onori, e dal saluto del presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.
Per le strade vivaci di Malabo
In uniforme bianca una banda musicale ha eseguito marce vivaci e una versione più ritmata dell’inno dello Stato della Città del Vaticano, mentre tanti ragazzi e ragazze in divise colorate restavano sull’attenti al passaggio del Papa. Dietro, gruppi di giovani col cappellino giallo a sventolare bandiere con i colori del Vaticano e del Paese dell’Africa centrale. Fino al complesso che ospita la residenza del capo dello Stato, quindi, un’altra immersione tra le strade di Malabo, centro amministrativo ed economico del Paese, tra continue rotonde e palazzi che mixano architettura coloniale spagnola, influenze africane e moderne infrastrutture. Ad ogni passaggio di ogni vettura e ancor più della papamobile, si elevava un’ola di gridate e canti. E balli, naturalmente, specie delle donne – anche quelle più anziane – che elevavano in aria i loro neonati ricciolini nella speranza di una benedizione.
L'incontro col presidente
Una volta giunto nel Palazzo Presidenziale, Leone XIV ha compiuto la visita di cortesia al capo di Stato – tra i più longevi d’Africa - che lo ha accolto con la consorte Constancia Mangue de Obiang. Dopo l’incontro privato e la presentazione della famiglia, si è svolto lo scambio di doni. Da parte del Papa, una formella della medaglia commemorativa del viaggio e una medaglia d’oro del pontificato.
Tra ricchezza e povertà
All’esterno la folla non ha minimamente accennato ad acquietarsi. Gridano "Papa León, Papa León" ma la vera richiesta è quella di un aiuto, di attenzione, di un barlume di speranza in questo Paese dai profondi contrasti. Una terra con una ricchezza macroeconomica derivante dal petrolio che, tuttavia, non si traduce in benessere per gran parte della popolazione. Tanto che gli abitanti del luogo parlano di una "maledizione delle risorse", cioè di un’economia quasi interamente dipendente dal settore estrattivo che rende la Guinea Equatoriale vulnerabile alle oscillazioni del mercato globale. Unito a questo, una povertà assoluta nel 50% della popolazione nonostante la ricchezza mineraria. Il tutto nella cornice di un cattolicesimo diffuso, eredità del legame storico con gli spagnoli che si riflette anche nella lingua. La Guinea Equatoriale è infatti l’unica nazione in Africa a parlare lo spagnolo. Ed è questa la lingua che Leone XIV usa nei giorni di permanenza qui a Malabo e poi a Mongomo e a Bata.
I primi appelli del Papa
Già lo ha fatto nel suo primo intervento nel Palazzo Presidenziale, dinanzi ad autorità politiche e religiose, imprenditori, rappresentanti della società civile e della cultura che hanno assistito ad una suggestiva proiezione video sulla cupola del salone. Un discorso mirato a mettere in guardia dall'"ingiusta ricchezza" e dalla "illusione del dominio", a denunciare il divario sempre più "drammatico" tra una "piccola minoranza" e la "stragrande maggioranza", e dire no – sulla scia di Papa Francesco, nel giorno del primo anniversario della morte - "ad un’economia dell’esclusione e della inequità". Una "economia che uccide". Parole incisive in un territorio di sfruttamento e sottosviluppo che, tuttavia, all’arrivo del Papa ha già saputo mostrare il suo volto più bello.
A conclusione dell’incontro con le autorità, Papa Leone XIV ha lasciato un messaggio sul Libro d’Onore:
“Che la luce del Vangelo, giunta 170 anni fa in Guinea Equatoriale, guidi sempre il cammino del suo popolo nella giustizia e nella pace”
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