Dal Papa quattromila studenti dell’arcidiocesi di Milano con la Croce degli sportivi
Rosario Capomasi – Città del Vaticano
L’Anno giubilare è da poco trascorso, ma pellegrini si resta sempre. Soprattutto quando si rinnova una tradizione che accompagna ogni anno l’arcidiocesi di Milano. Il 6 aprile, lunedì dell’Angelo, 4.000 studenti delle scuole medie sono giunti nell’Urbe per vivere nei luoghi della cristianità quel percorso già avviato che li porterà a proclamare la professione di fede. Ieri, 7 aprile, hanno partecipato alla messa celebrata nella basilica Vaticana dall’arcivescovo Mario Delpini e oggi hanno invaso festosamente un’assolata piazza San Pietro, avvolta da profumi floreali diffusi da una brezza primaverile, aspettando con trepidazione l’incontro con il Pontefice.
Fede e fratellanza
Trepidazione che si tramuta in gioia piena al momento di consegnare a Leone XIV il prezioso “tesoro” gelosamente conservato: la Croce degli sportivi. Sì, proprio quella che il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e Athletica Vaticana hanno portato a Milano per le recenti Olimpiadi e Paralimpiadi invernali. La Croce, rimasta nella basilica di San Babila per tutta la durata dei Giochi, troneggerà domani in Sala Clementina in occasione dell’incontro tra Papa Prevost e un gruppo di atleti che hanno partecipato a tali manifestazioni sportive. “Un simbolo di fede, ma anche di fratellanza e di rispetto del prossimo — spiega don Stefano Guidi, direttore della Fondazione oratori milanesi che ha guidato i pre- adolescenti nella trasferta romana insieme al vicario episcopale dell’arcidiocesi meneghina, don Giuseppe Como —, il quale è stato affidato al Papa da giovani che sono a loro volta simbolo di purezza e fiducia in un futuro in cui regni la pace: questo gesto rappresenta il significato più profondo e autentico della nostra presenza qui, ai piedi di Pietro”.
Il violino della solidarietà
La ricerca del bene scorre anche tra le note di un violino, quello del musicista ungherese di etnia rom Zoltán Mága, i cui virtuosismi hanno allietato la mattinata dei presenti. Da oltre vent’anni fa elevare le corde del suo strumento a preghiera che tocca il cuore. Compreso il suo, che ha accolto i dolori e i bisogni di tutti coloro che vivono ai margini. “Ho ideato l’iniziativa “100 chiese, 100 concerti” — racconta, ricordando come oggi si celebri la Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, riconosciuta dall’Onu — per donare il ricavato a quanti si trovano in difficoltà, sia nel mio Paese che all’estero. Sono convinto del potere della musica di avvicinare ancora di più a Dio e unire le persone: per questo molti miei concerti si tengono in luoghi di culto di varie confessioni religiose”.
Da Sardegna e Calabria effigi di devozione agostiniana
Dalla parrocchia di San Sebastiano martire ad Arbus, nella diocesi sarda di Ales- Terralba, è giunta stamane in piazza San Pietro, per la benedizione pontificia, la statua restaurata della Madonna d’Itria, che l’ultima domenica di maggio viene portata in processione. “La diffusione del culto — osserva il parroco don Daniele Porcu, presente all’udienza generale con il vescovo, il frate minore conventuale Roberto Carboni — è storicamente legata all’ordine degli Agostiniani, che promossero questa devozione mariana tra il XVI e il XVII secolo, e si è preservata grazie all’impegno della Confraternita ad essa dedicata”. Leone XIV ha benedetto anche un busto di santa Rita da Cascia, religiosa agostiniana, conservato nella parrocchia di Santa Maria di Nazareth a Potenza, “fatto realizzare — precisa il parroco don Domenico Pace — da un gruppo locale di cittadini devoti alla santa umbra e con all’interno una sua reliquia”.
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