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L'arcivescovo di Algeri, il 7 dicembre 2024, quando fu creato cardinale da Papa Francesco L'arcivescovo di Algeri, il 7 dicembre 2024, quando fu creato cardinale da Papa Francesco

Il cardinale Vesco: gli algerini saranno profondamente toccati da Leone XIV

L'arcivescovo di Algeri si appresta ad accogliere il Papa per la prima tappa del suo viaggio apostolico in Africa. Un incontro con una piccola Chiesa, ma anche con un popolo ospitale, desideroso di conoscere meglio questo "figlio di sant'Agostino"

Olivier Bonnel - Città del Vaticano

Mettendo piede per la prima volta sul suolo algerino in qualità di Pontefice, Leone XIV ricollocherà l’Algeria nella sua lunga storia, quella che la lega all’Impero Romano, e al suo maestro spirituale Agostino, nato a metà del IV secolo a Tagaste, l’odierna Souk Ahras. Se il Pontefice è atteso soprattutto per il suo incontro con il popolo algerino, in uno spirito di dialogo e di fraternità, è proprio in questa filiazione che si colloca questo viaggio apostolico. «Il Papa, e questo in particolare, è davvero atteso», testimonia il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. «C’è stato quel grande momento, fin dall’inizio del suo pontificato, in cui ha detto 'Sono un figlio di sant’Agostino'», spiega l’arcivescovo domenicano, «e questa filiazione spirituale è stata presa alla lettera da molti algerini, ed è un bel segno perché è il “nostro” Papa. Penso che alla fine del viaggio sarà davvero “il loro” Papa».

Agostino, sulle cui orme due volte Prevost si era recato nel Paese quando era Priore generale del suo ordine religioso, è quindi impresso nella memoria collettiva degli algerini. «In questa profondità storica si inserisce la storia cristiana di quel Nord Africa che si estendeva fino a Cartagine, un centro molto vivace del cristianesimo», ricorda il cardinale Vesco.

Alla scoperta di una "Chiesa modesta e africana"

Al di là di questa lunga memoria storica, il Papa va anche incontro a una Chiesa, un piccolo gregge, che è profondamente mutata negli ultimi tre decenni e caratterizzata dal martirio di 19 beati, tra cui i sette monaci del monastero di Tibhirine, assassinati nel 1996 nel pieno del «decennio nero», in cui il terrorismo islamista falciò decine di migliaia di algerini. «La nostra Chiesa si mostrerà per quella che è, sottolinea il cardinale Vesco, una Chiesa modesta e africana. Un volto che è molto cambiato dall’inizio della guerra d’indipendenza e dall’epoca del cardinale Léon-Étienne Duval», uno dei suoi predecessori nell’arcidiocesi di Algeri. «Siamo inviati presso un popolo algerino che è in gran parte musulmano, ma che conta anche alcuni cristiani: ecco il nostro popolo». Per il cardinale Vesco, non tenere conto di questa dimensione africana «significa perdere di vista l’anima di questa Chiesa».

Un viaggio nel Mediterraneo, bacino di fratellanza

Questo viaggio si svolgerà quindi sulle orme di Papa Francesco, così legato a questo Mare Nostrum, inteso come bacino comune di civiltà, fratellanza e dialogo. «È tutto il lavoro che la Chiesa svolge in questo perimetro mediterraneo», spiega ancora il cardinale Vesco, «questo Mediterraneo che non è fatto per essere una frontiera, ma che lo è diventato nonostante tutto, essendo addirittura una tomba per tante persone in migrazione». Questa cultura mediterranea, prosegue l’arcivescovo di Algeri, «supera le differenze religiose, le differenze culturali, ed è bene che ci sia questo viaggio».

“Salam aleikoum. È il saluto di un uomo di pace che viene”

Parlare a un mondo lacerato dalla violenza

Questo viaggio in Algeria si inserisce anche in un contesto in cui la guerra non smette di espandersi nel Vicino e Medio Oriente, senza dimenticare i conflitti, di cui poco si parla, del continente africano. Le parole di Leone XIV, che non smette mai di evocare la pace «disarmata e disarmante», ispirata da Dio, saranno così oggetto di particolare attenzione alla luce di questa spirale mortifera. «La pace sia con voi», che risuona come un’eco alle prime parole del Papa americano dalla loggia di San Pietro l’8 maggio 2025, è del resto il motto di questo viaggio. È anche il saluto che gli algerini si scambiano in arabo: «Salam aleikoum». «È il saluto di un uomo di pace che viene», ricorda monsignor Vesco, «e nel mondo di oggi, dove sono gli uomini di pace?», si chiede. 

L’arcivescovo domenicano crede quindi profondamente «che Papa Leone sia un portatore di pace in questo mondo che si avvicina sempre più a una guerra generalizzata», esprimendo l’auspicio che «non sia il Papa della terza guerra mondiale».

Il cuore sensibile degli algerini

Vescovo di Orano per nove anni, prima di essere nominato ad Algeri, il cardinale Vesco si fa portavoce di numerosi amici algerini che attendono il Successore di Pietro con tanta gratitudine quanto con curiosità. «Ciò che conta più di ogni altra cosa per loro è la personalità, sono gli sguardi ed è questo che tocca i cuori. Gli algerini sono sensibili nel profondo, è questa la loro immensa qualità. Non ho alcun dubbio sul fatto che coloro che lo vedranno e lo sguardo che il Papa rivolgerà a loro e al nostro Paese li toccherà nel profondo, ne sono certo».

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11 aprile 2026, 09:00