Leone XIV in Africa, pellegrino nel grande continente tra "popoli e mondi diversi"
Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano
Una prima volta, l’Algeria, poi tre Paesi che da anche trent’anni non vedevano la presenza di un Papa: Camerun, Angola, Guinea equatoriale. Leone XIV si appresta a compiere il suo viaggio più lungo, quello in Africa del 13-23 aprile: quattro Paesi, undici giorni, una decina di città, dove parlerà in inglese, francese, portoghese e spagnolo. Al suo terzo viaggio apostolico, dopo Türkiye e Libano e il Principato di Monaco, il Pontefice statunitense si immergerà in un poliedro di lingue, culture e storie, tradizioni differenti e, al contempo, dentro a realtà complesse, ferite da violenze, fondamentalismi, dalla tragedia delle migrazioni, ma caratterizzate dall’entusiasmo delle nuove generazioni, dal ruolo di primo piano delle religioni per la pace e dalla sfida della coesistenza tra differenti confessioni.
I precedenti dei Pontefici
A tracciare il quadro della trasferta papale e a rilevarne tutte le sfumature e i punti salienti è stato questa mattina, 9 aprile, Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, nel consueto briefing con i giornalisti dei media mondiali che seguiranno Leone nelle varie tappe. Luoghi, ha detto il portavoce vaticano, «che un Pontefice non visitava da molti anni», e, nel caso dell’Algeria, «in cui un Papa non era mai stato prima». In Camerun c’era stato infatti Giovanni Paolo II nel 1985, nell’ambito di un lunghissimo pellegrinaggio nel Continente; poi Benedetto XVI nel 2009, prima di recarsi sempre in Angola, dove invece nel 1992 era già stato Wojtyla. Il quale, a sua volta, nel 1982, aveva fatto tappa in Guinea Equatoriale per il suo secondo viaggio apostolico in Africa (il primo era stato nel 1980). In tutti questi Paesi, Papa Francesco, invece, non c’era mai stato, pur avendo visitato dieci regioni dell’Africa.
«È un viaggio attraverso la ricchezza di questo grande continente, popolato da popoli e mondi diversi», ha sottolineato ancora Bruni, descrivendo man mano le varie fasi del viaggio.
In Algeria, sui passi di Sant'Agostino
Prima tappa Algeria, terra intrisa della testimonianza e dell’eredità di Sant’Agostino, padre dell’ordine religioso di appartenenza di Robert Francis Prevost. Lo stesso Leone aveva anticipato questa visita sul volo di ritorno da Beirut, quando – alle domande dei giornalisti sui futuri viaggi – aveva rivelato la destinazione Africa, aggiungendo il desiderio di «visitare i luoghi di Sant’Agostino», ma anche di poter continuare «il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano» per il quale il vescovo di Ippona è figura rispettata. Già nel passato, Prevost si era recato più volte ad Algeri e Annaba come superiore generale degli agostiniani. Ora torna da Papa e pellegrino in una «terra di antica e moderna testimonianza cristiana»: non solo Sant’Agostino, ma anche i cristiani del nord Africa in tempi romani, l’esperienza di Charles de Foucauld nel deserto nel sud del Paese in mezzo ai tuareg. E ancora i sette monaci trappisti di Notre Dame de l’Atlas, uccisi negli anni ’90, e gli altri religiosi di diversi ordini, in tutto 19, beatificati da Papa Francesco nel 2018. «Una terra di grandi sofferenze», ha detto Bruni, e anche un luogo «profondamente amato», la cui congiuntura geografica, tra deserto e mar Mediterrano, quello che tanta gente africana tenta di attraversare, darà l’occasione per affrontare il tema delle migrazioni. Come pure di rivolgersi al mondo islamico e «magari toccare alcune sfide comuni», ha rimarcato Bruni. Aggiungendo che nei diversi interventi del Pontefice ci sarà anche un riferimento al «rischio dello sfruttamento delle risorse da parte di altri, persone o organizzazioni».
In Camerun, "un'Africa in miniatura"
Dall’Algeria, il Papa proseguirà il viaggio – scandito da uno spostamento in aereo o elicottero quasi giornaliero – in Camerun: «Un’Africa in miniatura per la varietà e la ricchezza del territorio, delle risorse e delle tradizioni, anche linguistiche». Giovanni Paolo II lì aveva parlato di speranza, Benedetto XVI di riconciliazione, giustizia, pace. Leone XIV troverà «un Paese che vive prove complesse per la convivenza di realtà diverse», come le crisi nel Nord e nel Sud Ovest, nell’estremo Nord, o il «veleno» dei fondamentalismi, particolarmente tra i giovani. Ma nel Camerun Papa Leone potrà osservare anche gli sforzi delle religioni nel costruire la pace, potrà incoraggiare il ruolo dei governanti, della società civile, delle donne, e anche sottoporre all’attenzione pubblica la tematica dell’ambiente e dello sviluppo umano integrale, in vista anche del decennale della Laudato si’.
L'Angola, "forza di cambiamento"
Pace, risorse umane naturali, la gioventù, le ferite di corruzione, sfruttamento e colonialismo, saranno invece le assi portanti del viaggio in Angola, territorio giovane come giovane è il suo popolo la cui «speranza» e «gioia», ha affermato Matteo Bruni, fanno sì che questa nazione dell’Africa meridionale possa oggi considerarsi «una vera risorsa spirituale e forza di cambiamento». Sì, c’è «la tentazione della tristezza e dello scoraggiamento» ma in Angola prevale soprattutto la fede: «È il cuore del cristianesimo africano».
Le risorse umane e naturali della Guinea Equatoriale
A concludere il viaggio apostolico è la Guinea Equatoriale. Un’altra realtà, altre situazioni e problematiche. Una zona del Continente ricca di risorse minerarie, giacimenti, e ancora più di umanità, culture, idiomi. Tante le isole, diffusa la pesca, numerosi i cristiani che corroborano l’impegno della Chiesa «nel sostenere e costruire una cultura di pace». Preminente in Guinea anche il tema della cultura, con la presenza di università, alcune delle quali sostenute dalla Chiesa locale.
Seguito e misure di sicurezza
Nel seguito papale saranno presenti i cardinali Louis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione; George Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso; due capi Dicastero emeriti come Peter Appiah Turkson e Robert Sarah, entrambi africani. Presente pure il nuovo sostituto Paolo Rudelli e alcuni agostiniani ma solo nella tappa algerina. Il Papa girerà spesso in auto scoperta durante le varie celebrazioni. Nessun timore per la sicurezza, ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, rispondendo alle domande dei giornalisti: «Non sono previste misure particolari, quelle ordinarie sono ritenute sufficienti».
Un ricordo di Papa Francesco
Il Pontefice terrà la tradizionale conferenza stampa coi giornalisti al seguito e non è escluso che possa «affacciarsi» durante i voli interni: «Magari avrà qualcosa da dire in alcune occasioni», come avvenuto, ad esempio, nel trasferimento da Istanbul a Beirut. Sull’«accostamento», cioè sulla scelta dei diversi Paesi che compongono l'itinerario, Bruni non ha indicato motivi specifici: l’Africa, ha detto, è «un continente spesso dimenticato e che invece va ascoltato», di cui vanno raccolte «le istanze» e «le sfide». Tra queste, la poligamia - tema al centro anche degli approfondimenti sinodali - o la mancanza di democrazia in alcune regioni. «Il Papa affronterà anche questi temi?», hanno domandando i cronisti. «Ho elencato alcuni temi, non è escluso che si parli di poligamia, sicuramente il Papa parlerà di famiglia», ha spiegato Matteo Bruni. Sull’altro punto ha replicato invece che «nella libertà con cui il Papa visita ogni Paese, incontra persone e mondi politici diversi, si rivolgerà a tutti».
Non mancherà, infine, un ricordo di Papa Francesco il cui primo anniversario della morte cade il 21 aprile, durante il viaggio apostolico.
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