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Don Samir Alrafayne, sacerdote a Luanda originario del Sudan Don Samir Alrafayne, sacerdote a Luanda originario del Sudan

Un sacerdote sudanese in Angola: si ascolti l'appello di pace del Papa, il Sudan soffre

Don Samir Alrafayne, originario del Sudan ma da tredici anni a Luanda, racconta le difficoltà della Chiesa in Angola tra le minacce delle sette e le fratture che provoca in poveri e famiglie: “La visita di Leone XIV ci aiuta ad andare avanti”. Esprime poi la speranza che gli appelli di pace del Pontefice si estendano a tutto il mondo e soprattutto al suo Paese: “In questo momento condizioni durissime. Il Sudan ha davvero bisogno dell’attenzione di tutti”

Claudia Torres e Salvatore Cernuzio – Inviati a Luanda

“Qui, per gente come noi, la visita del Papa è un momento di grazia di cui avevamo bisogno”. Don Samir Alrafayne ascolta con le braccia conserte e il capo chino le parole che Papa Leone XIV pronuncia al clero dell’Angola nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima a Luanda, incontrato nel pomeriggio di oggi, 20 aprile, quale ultimo appuntamento pubblico nel Paese africano. Sembra che davvero voglia far sedimentare le indicazioni pratiche e spirituali che il Pontefice lascia a vescovi, sacerdoti, suore, religiosi e religiosi angolani. Originario del Sudan, da 13 anni a Luanda, quattro anni fa ordinato sacerdote e incardinato nell’Arcidiocesi di Luanda, don Samir si è formato presso il Redemptoris Mater di Luanda, seminario missionario del Cammino Neocatecumenale. “Abbiamo bisogno del Santo Padre come Pietro per confermarci nella fede”, dice ai media vaticani, lanciando un appello per il suo Paese: “Il Sudan soffre, abbiamo bisogno dell’aiuto e delle preghiere di tutti”.

Quale significato ha la visita di Leone XIV in Angola?

Questa visita porta anche tanta grazia per la gente. Come vedete, in questi giorni la gente è scesa in strada, è andata ovunque il Papa sia passato per salutarlo, per mostrargli la gioia che viene con lui. Abbiamo molte difficoltà, molti ostacoli tradizionali che provengono dalla cultura antica.

Quali sono i principali ostacoli all’evangelizzazione per la Chiesa in Angola?

Abbiamo alcuni problemi con l’esistenza di nuove chiese che sorgono e di sette che causano problemi e fratture nelle famiglie e anche tra i poveri. Quindi abbiamo bisogno dell’iniziazione cristiana. Dobbiamo tornare al vecchio modello, al modello apostolico, in modo da poter aiutare queste persone ad una vera iniziazione cristiana. Oltre a questo, la gente vive in Angola delle ingiustizie sociali. Quindi la visita del Papa può aiutarci ad essere forti, ad andare avanti, a trovare la pace tra di noi. L’Angola ha alle spalle una storia di guerra, lo ha ricordato ieri pure il Papa durante la Messa, e ora abbiamo sempre più bisogno di questo spirito di fratellanza, di questo spirito cristiano.

Ritiene che il messaggio di pace lanciato in questi giorni da Papa Leone XIV possa essere applicato anche ad altri Paesi africani, ad esempio il Sudan da cui proviene e che è anch’esso teatro di conflitti da molti anni?

Il Papa ha dedicato molto tempo a parlare di pace. Ha ripetuto questa frase: “No alla guerra, basta guerra”, ed è proprio ciò di cui abbiamo bisogno in Sudan. Il Sudan ha sofferto a causa delle guerre per molto tempo, molto tempo, e ora, in questi ultimi tre anni, più di 15 milioni di persone sono rifugiate all’interno o all’esterno del Sudan. Persone di cui non si parla, ma che stanno soffrendo, stanno morendo in condizioni durissime e altre vivono in una situazione molto difficile. Il Sudan ha davvero bisogno dell’attenzione di tutti, ha davvero bisogno di aiuto e anche delle preghiere di tutti voi. E ciò per cui il Papa prega sempre è la pace. Quindi sicuramente questo messaggio aiuterà anche il Sudan in modo positivo. Ma abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno del vostro aiuto, abbiamo bisogno di preghiere. Andate, visitate, parlate del Sudan, perché è una delle situazioni che viene messa a tacere. Poche persone parlano del Sudan. E in questo momento c'è molta tensione nel mondo.

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20 aprile 2026, 18:55