Tra riscatto e dignità, la parrocchia di Torrevecchia attende Papa Leone
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
Il campanile di metallo, emblema di un’architettura moderna e avveniristica, è il primo elemento che salta all’occhio appena si arriva in via di Torrevecchia 1104, periferia ovest di Roma. La chiesa di Santa Maria della Presentazione – dove Leone XIV si reca domani, domenica 8 marzo, penultima tappa delle visite alle parrocchie romane prima della Pasqua - anche nel suo mostrarsi offre un messaggio chiaro: essere segno, presenza, baluardo di una Chiesa viva che c’è. Una Chiesa che si confronta con le ferite di un territorio di periferia, con i disagi di famiglie messe alla prova dal pregiudizio di abitare in un luogo considerato difficile, ma dove si respira fiducia nel domani.
La cronaca ha restituito più volte una immagine cupa di Torrevecchia, attraversata dallo spaccio e dalla criminalità, presa d’assalto dai media nel 2023 in occasione dell’omicidio a coltellate della diciassettenne Michelle Maria Causo, il cui corpo venne lasciato accanto a un cassonetto della spazzatura dall’assassino. Un dolore grande per una comunità “che si dà da fare”. Così la descrive don Paolo Stacchiotti, 40 anni, originario del quartiere della Pisana, una vocazione cresciuta in parrocchia e fiorita nel 2006 dopo una confessione.
Abitare la periferia
Quando il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la Diocesi di Roma, lo ha destinato a Torrevecchia gli ha affidato un compito: abitare la periferia e farlo bene. “Mi sono sentito invitato a dare il meglio di me – dice Stacchiotti - è un quartiere complesso ma sono convinto che mi riserverà grandi soprese”. La prima è arrivata dopo appena tre mesi dall’inizio del suo mandato con l’annuncio della visita del Papa. “Il Signore non fa le cose a caso, sono contento perché è un’opportunità per questo territorio, avere qui il Vescovo di Roma è espressione di una Chiesa che non abbandona nessuno”.
Crocevia di realtà
Un quartiere complesso ma vivo e attivo, racconta ancora don Paolo. Santa Maria della Presentazione ha accanto la Basilica di Santa Sofia, la chiesa degli ucraini a Roma e cuore di una solidarietà che non conosce soste; a pochi passi c'è Bastogi costruito negli anni ’80 come residence pubblico, una soluzione abitativa temporanea in attesa di una casa popolare che per circa duemila persone ancora non è arrivata, dove si ricorre alle bombole del gas per riscaldarsi e cucinare. Guarda al quartiere di Primavalle e accanto alla chiesa ci sono le abitazioni residenziali di Torrevecchia insieme a quelle popolari, una mescolanza che Roma conosce bene. Poco distante si intravede anche il tendone del circo Rony Roller che staziona ogni anno, nel periodo tra novembre e gennaio, e qui qualche settimana fa è avvenuta una cosa inattesa. “Sono arrivati i circensi – racconta don Paolo – per chiedermi di celebrare la prima comunione e la cresima per 11 ragazzi. Mi sono informato con gli uffici del Vicariato e ho scoperto una pastorale che non conoscevo. Le catechiste della parrocchia li hanno preparati e abbiamo impartito i sacramenti insieme al cardinale Konrad Krajewski che li conosce bene. La cosa bella è stata vedere quanto questi ragazzi si sono sentiti accolti, abbiamo celebrato insieme il sacramento della confessione e ho percepito il loro bisogno di incontrare Gesù”.
Presidi di fede
Tra i palazzi di questa zona periferica non mancano esperienze arricchenti, veri e propri “presidi di fede” come la casa di Silvia e Donatella, due laiche consacrate della Fraternità dell’Incarnazione che da 30 anni abitano a Bastogi. “Da loro – sottolinea il parroco – puoi trovare persone che si fermano per un caffè, per parlare o pregare nella cappella, dove meditano il Vangelo una volta a settimana”.
Nelle case popolari di Torrevecchia c’è un’altra realtà legata direttamente alla parrocchia di Santa Maria della presentazione. Al di fuori può sembrare un piccolo negozio con le vetrate coperte da tende bianche, all’interno invece si intravedono i banchi di colore chiaro e un altare: è la cappella dedicata a Nostra Signora di Lourdes, dove ogni giorno viene celebrata la Messa, da don Paolo o dai due sacerdoti con i quali vive, don Jokens Antony, originario dell’India, e don Richard Kenneth, che arriva dall’Uganda. Per don Stacchiotti queste realtà sono “prolungamenti della parrocchia”, piccole chiese domestiche incarnate nella storia di questa zona.
Torrevecchia è un’area popolata negli anni ’70 da tanti migranti italiani provenienti in particolare dalle Marche, l’Abruzzo, l’Umbria e la Calabria, venuti a Roma a trovare lavoro. Oggi la realtà è più composita, e la parrocchia cerca di rispondere attraverso la distribuzione di pacchi alimentari il sabato mattina dalle 9 alle 12, sono circa 190 le famiglie che usufruiscono di questa opportunità. A settimane alterne, il giovedì, arriva nella zona un camper del “Progetto Salute” del Distretto 13 della ASL Roma 1 per screening gratuiti. Infine si cerca di provvedere anche al pagamento di bollette o all’acquisto di farmaci per chi ha perso il lavoro.
Fragilità e fede
Papa Leone troverà quindi “una comunità che ha bisogno di Vangelo” come tutte le realtà periferiche, ma che nella difficoltà ha trovato il sostegno della Chiesa. A spiegarlo è Rossella Rossi, da 12 anni catechista, che quest’anno segue 26 bambini. Conosce bene la realtà di Torrevecchia e di alcuni suoi piccoli che conoscono il dolore di un genitore in carcere o vivono problematiche forti in famiglia. “Questi bambini – ci tiene a spiegare - sono molto più ricettivi, più sensibili, chiedono, si informano, cercano la relazione con gli altri bambini. Il fatto stesso che le famiglie poi, avendo dei problemi, riescono a fare questo cammino di fede e comunque portano i bimbi a farlo è una cosa sorprendente”. In queste settimane i 130 piccoli del catechismo hanno preparato diversi cartelloni per accogliere il Papa: lo hanno fatto con entusiasmo, con incredulità, con grande partecipazione. Attendono con curiosità le parole di Leone e nel cuore di Rossella c’è il desiderio che il Papa abbia un messaggio per le famiglie fragili. “Mi piacerebbe che dicesse loro che, uniti alla Chiesa, possono fare, possono uscire fuori dalle loro situazioni perché altrimenti potrebbero continuare a perdersi. Hanno bisogno di speranza, di gioia, di pensare che c'è qualcuno su cui contare”.
Il Vangelo di oggi
Anche Giulia Gennaccari, animatrice degli adolescenti e dei giovani, ha in fondo lo stesso desiderio. Si occupa di ragazzi dai 13 ai 25 anni, divisi in tre gruppi a seconda dell’età. L’incontro con loro avviene una volta a settimana, si legge un passo del Vangelo e si vive un momento di scambio e riflessione. “Mostriamo come la Parola – sottolinea Giulia – non è così lontana da quello che viviamo e che invece ci può aiutare nella quotidianità”. Il suo impegno è legato anche al Grest estivo, che riscuote sempre tante adesioni. Un impegno che per lei è carico di significato: “si può essere strumento, matita nella mani di Dio, anche nella propria piccolezza, nel donarsi e in questo modo riuscire a portare qualcuno a credere in Gesù”.
Il legame con Giovanni Paolo II
Nel cammino di preparazione alla visita di Papa Leone, don Paolo ha organizzato una veglia, il 25 febbraio scorso, per accogliere nella preghiera il Vescovo di Roma. Quella di domenica 8 marzo è la seconda visita di un Pontefice: il 24 ottobre 1982 infatti arrivò san Giovanni Paolo II, ma vita parrocchiale allora si svolgeva in un garage. Il parroco di allora, don Pietro Beccaria, originario di Mondovì, il 15 novembre 1978 all’udienza generale consegnò a Papa Wojtyla una lettera nella quale raccontava le difficoltà di non avere una chiesa vera e propria e lo invitava a visitare la comunità. Passarono molti anni ma alla fine il Pontefice polacco arrivò, riconoscendo a don Pietro, nell’omelia della Messa, il merito di aver edificato “interiormente” la “giovane parrocchia missionaria”. “Una parrocchia modesta – aveva scritto un bambino al Papa – dove troverai tanto amore”. Con Giovanni Paolo II c’era anche un altro significativo legame: il piccolo Karol venne infatti battezzato il 20 giugno 1929 nella chiesa di Wadowice, in Polonia, dedicata proprio alla Presentazione della Beata Vergine Maria, lo stesso nome della parrocchia di Torrevecchia.
Il talento da scoprire
“Il tempio visibile” che Wojtyla auspicava prese vita tra il 1999 e il 2001, tanti i cambiamenti nel quartiere, nella vita delle persone che, sottolinea don Paolo Stacchiotti "si confidano con difficoltà ma che se accolte senza giudizio si aprono. Ho scoperto delle famiglie straordinarie, persone che mi hanno raccontato le loro storie, che portano a casa il pane, che si danno da fare, accudiscono i loro figli. Abbiamo il dovere come Chiesa di sostenerle, di stargli accanto, di scoprire i loro talenti e coltivarli, di riscattare la loro vita, magari aiutarle a trovare la vocazione che il Signore gli pone davanti”. Un compito grande ma solo pensando così ci si apre alle sorprese di Dio. Già una – la visita di Leone XIV – è pronta per essere vissuta.
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