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Il Papa: liberare i cuori da egoismo, materialismo e violenza

All’Angelus in Piazza San Pietro a cui partecipano, come da tradizione, anche i partecipanti alla Maratona di Roma, Leone XIV commenta il Vangelo della resurrezione di Lazzaro e invita a uscire dai sepolcri che provocano solitudine e insoddisfazione e inducono a mettere in atto comportamenti contrari alla vita. Fama, beni materiali, relazioni effimere, dice il Pontefice, non rendono immortali

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Lazzaro risorge nel corpo, esce da quella tomba per comando di Cristo con le mani e i piedi avvolti in bende e il volto coperto da un sudario, ma chiunque ha fede può risorgere nello spirito e uscire dai sepolcri della violenza, della superficialità, del materialismo. Luoghi virtuali e reali in cui non c’è vita, solo smarrimento e solitudine. A pochi giorni dall’inizio della Settimana Santa, il Papa nell’Angelus di questa domenica, 22 marzio, commenta il Vangelo di Giovanni che narra appunto l’episodio celebre in cui Gesù resuscita l’amico caro, fratello di Marta e Maria, morto in seguito ad una malattia.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA CATECHESI DI PAPA LEONE XIV

Non affidarsi a ciò che passa

La resurrezione di Lazzaro “è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna”, dice Papa Leone nella catechesi. E questa resurrezine non si raggiunge attraverso cose effimere, non ha nulla a che vedere con il successo, il possesso di beni materiali, le relazioni fugaci.

La sua grazia illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa.

Liberare il cuore

Niente di finito può davvero estinguere la nostra sete interiore perché, ripete Leone XIV, “noi siamo fatti per Dio”. Solo Cristo è resurrezione e vita, solo chi crede in Lui non morirà in eterno, perciò il cristiano è chiamato ad un cambio radicale di mentalità.

Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità. In questi luoghi non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine.

Amare sul modello di Cristo

L’invito del Pontefice in questa quinta domenica di Quaresima è allora quello di uscire fuori da noi stessi e dalle tombe in cui ci rinchiudiamo per fare l’esperienza luminosa della resurrezione, dell’incontro con il Risorto, che cambia il nostro modo di essere, di agire e soprattutto di amare.

Anche a noi Gesù grida: «Vieni fuori!», spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza misura.

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22 marzo 2026, 12:05