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Il Papa: nelle contraddizioni del nostro tempo, la Chiesa sia presidio di carità

Leone XIV visita la parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, accanto al crocevia della grande stazione ferroviaria dove "in pochi metri" c'è chi parte con la “spensieratezza” garantita dalle comodità e chi, invece, non ha un tetto; ci sono "le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante", chi desidera “lavorare onestamente” ma si scontra con i traffici illeciti di droga e prostituzione. L’invito è a essere “lievito di Vangelo nella pasta del territorio”

Edoardo Giribaldi – Roma

Il filo di un caricabatterie penzola da una presa di corrente, tra i confessionali di legno costruiti ai tempi di don Bosco. Ignorato da passi frettolosi, non c’è colpa nel dimenticarlo, e lasciare che gli occhi guizzino altrove, attratti dall’onda elettrica che attraversa la navata centrale della Basilica del Sacro Cuore a Castro Pretorio: Papa Leone XIV sta passando. “Vicinanza” e “carità”, riafferma, come argini alla “violenza dilagante” che segna il rione, troppo spesso consegnato alle cronache più truci. Le sue parole si appoggiano a storie di rifugiati, malati, uomini e donne appesantite da ferite evidenti. “In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo”. Perché accanto a loro, c’è chi trascina un trolley verso la stazione Termini, con un doppio powerbank in valigia e un treno da non perdere. Forse è proprio in quel caricabatterie dimenticato — da chi un tetto non ce l’ha, o lo trova solo per una notte — che appare il senso più concreto della “prossimità” invocata dal Papa. La Chiesa che non è soltanto riparo evocato dall’altare, ma un pasto o acqua calda, una presa a cui attaccarsi per qualche ora. Al Sacro Cuore — seconda visita pastorale del Pontefice tra le parrocchie romane — tutto questo prende forma. E quando termina la celebrazione eucaristica, molti restano, con una “piccola fiammella” a scaldarli. Con la batteria abbastanza carica per una telefonata. “C’era il Papa”. Per chiamare casa. Ovunque essa sia, chiunque vi risponda.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA DI PAPA LEONE XIV

L’arrivo del Papa

Sono le prime ore di domenica 22 febbraio.

La stazione Termini e la statua di san Giovanni Paolo II
La stazione Termini e la statua di san Giovanni Paolo II

L’aria fredda punge. In via Marsala, il grande atrio che dà accesso alla stazione è sbarrato, ma il flusso di fedeli confluisce voracemente riempiendo il cortile davanti alla basilica. Qui campeggia uno striscione oro e bianco, i colori della bandiera della Città del Vaticano, che recita "Benvenuto Papa Leone XIV", inframezzato da un pannello che raffigura lo stesso Pontefice in primo piano e san Giovanni Bosco sullo sfondo.

Lo striscione per il Papa
Lo striscione per il Papa

Il colpo d’occhio dei fedeli rende visibile l’amalgamarsi delle “contraddizioni” evocate dal Papa nell’omelia della Messa da lui presieduta in basilica. Ci sono le “tante potenzialità di bene” della parrocchia: il Centro di ascolto, dove chi lo cerca, trova supporto psicologico per il proprio smarrimento. La “Banca dei talenti”, il gruppo di volontari che il venerdì sera distribuisce cibo e bevande ai senza fissa dimora.

Volontarie del "Banco dei talenti"
Volontarie del "Banco dei talenti"

Sono presenti le religiose di tre gruppi che frequentano la comunità parrocchiale: le Figlie di Maria Ausiliatrice, le Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento e le Missionarie del Cristo Risorto.

Religiose salesiane provenienti dalle Filippine
Religiose salesiane provenienti dalle Filippine

E poi i bambini del catechismo, stretti in giubbotti grandi, forse perché “grandi” li chiama ad essere il quartiere che abitano. Un contesto interetnico e multireligioso che però offre l’opportunità unica di ascoltare storie diverse dalle proprie. “Senza ingenuità”, dicono i genitori.

Un bambino nel suo giaccone attende l'arrivo del Papa
Un bambino nel suo giaccone attende l'arrivo del Papa   (@Vatican Media)

Lo stupore di chi ha bisogno

Alle 8.15 l’attesa si spezza. Un applauso improvviso si propaga a macchia d’olio. Leone XIV fa il suo ingresso nel cortile adiacente alla basilica. I telefoni si sollevano. Carichi, si spera. Il Papa allunga la mano, trattiene gli sguardi. Una coppia di futuri sposi alza un cartellone con una richiesta telegrafica: "Ci sposiamo, ci benedici?" La licenza poetica del "tu", una vicinanza che Leone XIV ricambia imponendo le mani sui due.

Il Papa benedice una futura coppia di sposi
Il Papa benedice una futura coppia di sposi   (@Vatican Media)

Non parla dall’alto. Si china, si allinea ai bisognosi assistiti dalla parrocchia. Sorrisi che incontrano stupore, meraviglia, attraverso cui anche un adulto cresciuto, ma in stato di necessità, può tornare piccolo. “Una fiammella di luce”, dirà poco dopo Leone XIV nell’omelia. "Un porto di terra", diranno i piccoli che lo accolgono una volta terminato il giro in cortile.

Che bello vedere tutti questi bambini qui davanti! Un applauso per loro! Vivere la gioia della vita, e quanto è bello essere vivi, avere questo dono di vita che il Signore ci dà.

Il Papa tra i bambini della parrocchia
Il Papa tra i bambini della parrocchia   (@Vatican Media)

Nel suo saluto iniziale, rivede lo stesso "calore dell'accoglienza" che già il suo predecessore, Papa Francesco, aveva lodato visitando la stessa parrocchia nel 2014. 

Sappiamo tutti che il Signore vuole riceverci, vuole accoglierci, tanto come questa parrocchia! Quanto è bello trovarci in un posto dove tutti e tutte sono benvenuti! Grazie a voi, grazie a questa parrocchia!

"È l’amore di Gesù, è la sua misericordia che ci ha convocato questa mattina"

Tra gli applausi, Leone XIV riflette sul nome stesso della parrocchia, che richiama il cuore, "simbolo di amore, di carità, di questa generosità dell’amore del Signore che non conosce limiti". Neppure di nazionalità, perché sono tanti i Paesi rappresentati nel migliaio di persone radunate nel cortile della basilica. 

Rappresentano questa unità, comunione, e fratellanza, questo vivere insieme, che solo Gesù può fare possibile. È l’amore di Gesù, è la sua misericordia che ci ha convocato questa mattina.

Il Papa rivolge poi il suo saluto alla comunità dei salesiani presente. Si sofferma sul valore della storia che non guarda solo al passato, ma allo slancio dell'attuale vivere "questa bellissima tradizione, di servizio, di carità, di lavoro con i giovani".

Il Papa fa il suo ingresso in basilica
Il Papa fa il suo ingresso in basilica   (@Vatican Media)

Riscoprire le proprie libertà

Tra la folla ci sono anche cinque catecumeni che nella Veglia di Pasqua riceveranno i sacramenti. Il Papa, nella parte iniziale dell’omelia della Messa, li indica come segno di un inizio che riguarda tutti.

Specialmente in questo Tempo di Quaresima – siamo chiamati a riscoprire la grazia del Battesimo, come sorgente di vita che abita in noi e che, in modo dinamico, ci accompagna nel più assoluto rispetto della nostra libertà.

Nell'omelia, parla poi del “dramma” dell’indipendenza dell’uomo, della tentazione antica che attraversa il giardino delle origini e Gesù nel deserto.

Il Vangelo sembra rispondere all’antico dilemma: posso realizzare la mia vita in pienezza dicendo “sì” a Dio? Oppure, per essere libero e felice, devo liberarmi di Lui?

La Chiesa, presidio di prossimità

La domanda non resta teoria: prende ancora una volta corpo nei gesti concreti di chi, ogni giorno, sceglie di donare sé stesso attraverso le realtà caritative che operano nei pressi della basilica. Fu Papa Leone XIII che chiese a san Giovanni Bosco di costruirla “in un crocevia unico della città, destinato a diventare nel tempo ancora più importante”. Il Papa osserva in ciascun fedele un “presidio di prossimità” e vicinanza di fronte alle sfide che Castro Pretorio pone loro davanti.

Il Papa e, sullo sfondo, la stazione di Roma Termini
Il Papa e, sullo sfondo, la stazione di Roma Termini   (@Vatican Media)

In esso infatti sono numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione.

Le contraddizioni del rione

Il Pontefice si sofferma ancora sui “fratelli che non hanno una casa”, che bussano alla Caritas di via Marsala e trovano un letto all’ostello “Don Luigi Di Liegro”.

In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione.

Una dicotomia già ravvisata, in un’intervista ai media vaticani, dalla coordinatrice dell’ostello, Luana Melia. "Non siamo luoghi che cronicizzano il disagio, né lo importiamo nei territori. Al contrario, offrendo servizi che vanno oltre il pasto e il letto, contribuiamo a prevenire conflitti e situazioni esplosive”.

Il Papa presiede la Messa in basilica
Il Papa presiede la Messa in basilica   (@Vatican Media)

Il dono al Pontefice

Parole che si intrecciano con quelle del Papa, che invita la comunità a essere “lievito di Vangelo nella pasta del territorio”. La Messa viene concelebrata, tra gli altri, dal cardinale Baldo Reina, vicario per la diocesi di Roma; dal cardinale titolare Giuseppe Versaldi, prefetto emerito della Congregazione per l'Educazione cattolica; dal rettor maggiore dei Salesiani don Fabio Attard; dal superiore della Circoscrizione Salesiana Italia Centrale don Roberto Colameo; e dal parroco don Javier Ortiz Rodriguez. Ed è quest'ultimo a rivolgersi al Pontefice, donandogli un’icona di Gesù Buon Pastore e ringraziandolo per la sua visita pastorale che, auspica, sia balsamo per le "ferite sociali" che affliggono il quartiere, ma anche "ripartenza di un progetto pastorale che sia come un treno di alta velocità caricato con pace, speranza e impegno cristiano per costruire comunità, raggiungendo tutti". 

Il Papa saluta i parrocchiani
Il Papa saluta i parrocchiani   (@Vatican Media)

Prima della liturgia eucaristica, Leone XIV ha visitato le "Camerette di Don Bosco" nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù. E prima di rientrare in Vaticano si è soffermato in preghiera davanti al Tabernacolo. Le camerette sono un ambiente dietro il Coro e i locali della sacrestia, all’angolo di via Magenta e via Vicenza: servirono da dimora al Santo nel 20° ed ultimo viaggio a Roma, dal 30 aprile al 18 maggio 1887. Erano due modeste camere, una da letto e l’altra per ricevere i tanti visitatori che desideravano vederlo e parlargli, anche se per pochi momenti. Il luogo è stato aperto al pubblico nel 1934, dopo la canonizzazione di Don Bosco. Il caricabatterie non c’è più. Qualcuno lo ha staccato, infilato in tasca. “Telefonami tra vent’anni”, cantava Lucio Dalla. Qualcuno, oggi, ha già composto il numero.

Il video della Messa presieduta da Papa Leone XIV

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22 febbraio 2026, 10:00