Esercizi spirituali, lo splendore della verità, via d’amore verso la santità
Vatican News
“La pretesa cristiana alla verità diventa convincente quando il suo splendore si manifesta in forma personale, attraverso un amore pronto al sacrificio di sé nella santità, purificato dalle tentazioni del compromesso”. È uno dei passaggi più forti della quinta meditazione per gli Esercizi spirituali del Papa e della Curia romana, tenuta da monsignor Erik Varden, monaco dell’ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e vescovo di Trondheim, in Norvegia, questo pomeriggio 24 febbraio nella Cappella Paolina e incentrata sul tema “Lo splendore della verità”. (Qui la sintesi della meditazione di monsignor Erik Varden)
Il predicatore ha richiamato il Salmo 90 e l’avvertimento di San Bernardo riguardo alle tentazioni. “Nessuno vive sulla terra senza tentazioni - affermava l’abate cistercense di Chiaravalle - se per caso qualcuno ne è sollevato, se ne aspetti sicuramente un’altra”. Pertanto, sottolinea monsignor Varden, è necessario “coltivare il giusto equilibrio tra la fiducia nell’aiuto di Dio e la diffidenza verso la nostra fragilità, temendo le tentazioni e accettandone l’inevitabilità, ricordando che Dio ci sottopone ad esse perché sono utili”.
L’utilità delle tentazioni
“Utili in che senso?” si chiede il predicatore. La risposta riguarda la capacità di resistenza, “il nostro impegno verso la verità – sottolinea - si rafforzerà, così come la nostra fiducia in essa. Allontanati dalla falsità che ci indebolisce, saremo in grado di convertirci per confermare i nostri fratelli”. In questo cammino, “resistendo alle frecce scagliate dal Padre della Menzogna”, san Bernardo menziona l’ambizione come “la negazione della verità”, la descrive come “una forma non molto sottile di cupidigia”. Aggiunge – dice monsignor Varden – altre peculiarità, la vede infatti come “un male sottile, un veleno segreto, una peste occulta, artefice di frodi; madre dell’ipocrisia, genitrice dell’invidia, origine dei vizi; è la scintilla che accende i crimini, fa arrugginire le virtù, marcire la santità, accecare i cuori. Trasforma i rimedi in malattie. Dalla medicina genera languori”.
L’ambizione, una follia
Nasce, per l’abate di Chiaravalle, da una “alienazione della mente”; “una follia che si manifesta quando si dimentica la verità”. C’è di più per il predicatore perché, essendo l’ambizione “una forma di squilibrio mentale”, questa rende ridicola qualsiasi sua manifestazione ed accade, sottolinea, soprattutto “in persone dedite per vocazione al servizio per gli altri”. “Non per niente – spiega - la figura del sacerdote ambizioso infesta la letteratura e il cinema come un motivo comico, ma non molto divertente — dai parroci servili di Jane Austen all’acido sacerdote cortigiano nel notevole film Ridicule di Patrice Leconte”. La verità nel suo aspetto più puro, lontana da qualsiasi forma di ambizione, si troverà allora distogliendo lo sguardo da noi stessi e rivolgendolo a Cristo.
“Che cos’è la verità?”
La domanda, sottolinea il vescovo di Trondheim, è posta dalle persone “con sincerità, e spesso con buona volontà, nonostante la confusione, la paura e la fretta in cui vivono”. Serve una risposta, senza “sprecare energie in tentazioni banali, fatte di paura, vanagloria e ambizione”. “Le nostre migliori risorse – afferma - servono per sostenere la Verità sostanziale e essenziale, che libera da qualunque surrogato, più o meno scintillante, più o meno maligno”. L’essenziale in un mondo complesso, il che significa “articolare il mondo alla luce di Cristo. Cristo, che è la Verità, non solo ci protegge. Ci rinnova, impaziente di rivelarsi attraverso di noi a una creazione sempre più consapevole di essere schiava della futilità”.
Il linguaggio della santità
Monsignor Varden mette in guardia dalla tentazione però di “stare al passo con le mode del mondo”, “la Chiesa – afferma - è un corpo che si muove lentamente: correrebbe il rischio di adornarsi fuori stagione e di esprimersi con il gergo di ieri”. La strada da seguire è il parlare bene “il proprio linguaggio”, ovvero “quello della Bibbia e della liturgia, dei propri padri e madri, poeti e santi, che nascono tuttora”, così “rimarrà capace di enunciare delle verità perenni noviter”. “Sarà originale e fresca, e potrà oggi, come nel passato, orientare la cultura”. Un lavoro che implica una doppia dimensione: intellettuale ed esistenziale che ben si può comprendere, dice il predicatore, pensando agli ultimi istanti di vita del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano e proclamato beato nel 1996. Allora disse il porporato: “Sembra che le persone non si lascino più convincere dalla nostra predicazione, ma alla presenza della santità credono ancora, si inginocchiano ancora e pregano.”
“La chiamata universale alla santità, la chiamata, cioè, a incarnare la verità, - conclude la sua mediazione il monaco Varden - è stata forse la nota più forte del Concilio Vaticano II. Ha risuonato splendidamente come un gong in tutte le sue deliberazioni”. Un percorso che resta attualissimo nella ricerca della verità e dunque nel superamento delle illusioni.
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