Esercizi spirituali, diventare liberi è amare il mondo come Cristo
Vatican News
La libertà cristiana “non consiste nel conquistare il mondo con la forza, ma nell’amarlo con un amore crocifisso, così magnanimo da farci desiderare di dare la nostra vita per esso perché sia, in Cristo, liberato”. Lo ha sottolineato monsignor Erik Varden, monaco dell’ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e vescovo di Trondheim, in Norvegia, nella quarta delle meditazioni per gli Esercizi spirituali del Papa e della Curia romana, tenuta nella mattina del 24 febbraio nella Cappella Paolina, sul tema “Diventare liberi”. Qui la sintesi integrale della sua riflessione.
Libertà non è fare a modo nostro, soddisfare i nostri desideri
Il predicatore ha fatto riferimento alla riflessione di San Bernardo, abate cistercense di Chiaravalle, sul versetto del Salmo 90: “Egli mi ha liberato dalla trappola dei cacciatori e dalla parola amara”. Per Bernardo gli esseri umani, quando dimenticano la loro natura spirituale, decadono verso la bestialità. Così quello che ci sembra naturale “è fare a modo nostro, soddisfare i nostri desideri e realizzare i nostri piani senza interferenze, ostentare e vantarci delle nostre idee”. Il santo monaco chiede all’ora all’uomo così decaduto di riconoscere “che sei diventato una bestia per la quale sono state tesi i lacci dei cacciatori.”
Imparare cosa significhi essere davvero liberi
Il compito che ci attende in questo tempo di Quaresima allora è duplice. Sviluppare una comprensione lucida dei cacciatori che ci intrappolano, e poi cercare una cura per il nostro sciagurato auto asservimento. Per essere credibili annunciatori della liberazione del Vangelo, dobbiamo prima imparare cosa significhi essere liberi. Ciò presuppone un impegno basilare per capire dove e come siamo intrappolati, per poi slacciare le trappole, e liberarci al di sopra di esse con le ali dell'aquila. Ma l'alleanza con il mondo in vista della ricchezza in termini finanziari o in termini di reputazione, ci riducono da aquile a galline.
La libertà cristiana e la causa della giustizia
Il consiglio di Bernardo è di essere consapevoli della libertà conquistata per noi in Cristo. Essere liberi significa ricevere la sua redenzione come un dono, con lieta gratitudine. “L’emblema della libertà – chiarisce monsignor Varden - rimane il Figlio di Dio che ‘svuotò sè stesso’ “. Con il suo Si! incondizionato alla volontà del Padre, Cristo ci ricorda che “sottoscrivere una idea cristiana di libertà implica la sofferenza”. Quando ci dice di non opporci al malvagio, “non ci chiede di tollerare l’ingiustizia, ma ci fa capire che a volte la causa della giustizia è servita meglio dalla sofferenza, quando rifiutiamo di rispondere alla forza con la forza”.
Quando la "libertà" è ostaggio della forza
E questo è molto lontano dal concetto di “libertà” che per il monaco e vescovo norvegese domina il dibattito pubblico. Invita a stare attenti “quando la libertà, ostaggio della forza, è manipolata come mezzo per legittimare le azioni di soggetti impersonali come ‘il Partito’, ‘l’Economia’ o persino ‘la Storia’. In una visione cristiana, nessuna politica oppressiva può essere redenta invocando una ‘libertà’ ideologica. L’unica libertà significativa è quella personale, e la libertà di una persona non può annullare quella di un’altra”.
Le cause politiche che usano la bandiera della "libertà"
Colpisce, ricorda infine monsignor Varden, come oggi in Europa “una varietà di cause politiche sfruttino il gergo della libertà, provocando tensioni. Ciò che un segmento della società percepisce come ‘liberatorio’ è considerato oppressivo da altri. Si creano fronti opposti, con la bandiera della ‘libertà’ tenuta alta da tutte le parti. Aspri conflitti nascono da incompatibili programmi di presunta liberazione”.
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