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Un momento degli Esercizi spirituali di Quaresima per il Papa e la Curia Romana in corso nella Cappella Paolina Un momento degli Esercizi spirituali di Quaresima per il Papa e la Curia Romana in corso nella Cappella Paolina

Esercizi spirituali, grazie a Cristo c’è una “gloria nascosta” che vive in noi

Settima meditazione di Quaresima in Cappella Paolina per Leone XIV e la Curia romana, questo pomeriggio 25 febbraio. Monsignor Erik Varden, monaco e vescovo di Trondheim in Norvegia, sviluppa il tema della “Gloria”: Dio ha posto in noi un immenso potenziale, il Suo piano per noi “è infinitamente meraviglioso”. La Chiesa ci dice, grazie alla testimonianza dei santi, che “la mediocrità e la disperazione del presente” non sono definitive

Vatican News

Dobbiamo imparare ad apprezzare “l'immenso potenziale che Dio ha posto in noi”. La “gloria nascosta” che vive in ogni donna e uomo, perché “il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso”. La Chiesa ci dice che Dio, attraverso il Corpo mistico di Cristo, ci darà la grazia e la forza di cui abbiamo bisogno per raggiungerlo, se solo glielo chiediamo. E, grazie alla testimonianza dei santi, che “la mediocrità e la disperazione del presente” non sono definitive. In Cristo, infatti, “l'uomo è chiamato a diventare come Dio, a conoscere la gloria di Dio non solo come una realtà soprannaturale esterna a sé stesso, ma come ciò che Egli stesso per grazia, è chiamato a diventare”. Si sviluppa su questo piano la settima meditazione quaresimale per gli Esercizi spirituali del Papa e della Curia romana, predicata da monsignor Erik Varden, monaco dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e vescovo di Trondheim, in Norvegia, questo pomeriggio 24 febbraio nella Cappella Paolina, sul tema “Gloria”. (Qui la sintesi della meditazione di monsignor Erik Varden).

La glorificazione alla fine del nostro viaggio terreno

La riflessione del predicatore prende spunto sempre dalla meditazione di San Bernardo di Chiaravalle sul Salmo 90, che nel penultimo versetto riporta la voce di Dio che proclama: Egli mi ha invocato e io lo esaudirò. Con lui sono nella tribolazione, lo libererò e lo glorificherò. La glorificazione, dice Bernardo, “avviene quando, compiuto il nostro viaggio terreno, noi finalmente contempleremo quello che in questa vita abbiamo fermamente sperato, mettendo la nostra fiducia nel nome di Gesù”. La formula, ricorda Varden, recita: “La nostra speranza è nel nome del Signore; la realtà sperata è nel vederlo faccia a faccia”.

Il predicatore ricorda che Bernardo concepisce il peccato come una cataratta che, anche se trattata dalla grazia, non ci permetterà di vedere chiaramente. Solo il nostro passaggio attraverso la morte, sostenuto dalla potenza della risurrezione di Cristo, guarirà completamente i nostri occhi. Al di là dell'abisso della morte, non solo vedremo la gloria di Dio, ma saremo conformi ad essa, sostiene San Bernardo. Che insiste sul fatto che Dio salva tutto l’uomo: nulla in noi che provenga da Dio è escluso dalla glorificazione.

La predicazione, il Calvario e la gloria di Cristo

La prima parte della meditazione è dedicata alla predicazione di Gesù e alle molte manifestazioni della sua gloria, dalle nozze di Cana alla trasfigurazione sul Monte Tabor. Ma “quando Cristo fu crocifisso sul Calvario – sottolinea monsignor Varden - il ‘synodos’ che aveva camminato con lui solo sei giorni prima non c’era più. Erano rimasti solo due seguaci: sua Madre e Giovanni, il discepolo amato”. Perché quando Gesù aveva spiegato cosa significasse rimanere con lui ed entrare nel Regno che annunciava, “molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”. Non erano disposti “ad accettare i suoi discorsi sul realismo sacramentale, sull’indissolubilità del matrimonio, sulla necessità della Croce”. Eppure Giovanni insiste “che proprio questa scena di abbandono manifesta la gloria di Cristo”. La glorificazione finale avviene nell'auto oblazione di Cristo, quando, con gli occhi fissi alla croce, egli grida in un'estasi di amore e di angoscia: Padre, è venuta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te.

La "gloria nascosta" che è in noi

In noi, figli di Dio, spiega ancora il vescovo norvegese, una certa “gloria nascosta” è comunque percepibile già adesso.  Sant’Agostino amava dire “che qui e ora portiamo l’immagine della gloria in una ‘forma oscura’, una forma che è incarnata e soggetta alle vicissitudini dell’esistenza concreta”. Una volta che avremo attraversato questa vita, la forma si rivelerà esplicita e “luminosa”. Agostino, “così profondamente umano e al contempo penetrante”, sottolinea che la gloria dell’immagine non può andare perduta: è impressa nel nostro essere. “Può però essere sepolta sotto strati di oscurità che si accumulano e vanno rimossi”.

Il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso

La Chiesa, sottolinea il predicatore, “ricorda alle donne e agli uomini la gloria segreta che vive in loro”. Ci rivela che la mediocrità e la disperazione del presente, non ultima quella per i nostri persistenti fallimenti, non devono essere definitive. “Che il piano di Dio per noi è infinitamente meraviglioso, e che Dio, attraverso il Corpo mistico di Cristo, ci darà la grazia e la forza di cui abbiamo bisogno per raggiungerlo, se solo glielo chiediamo”. La Chiesa manifesta splendori di “gloria nascosta” nei suoi santi, che “sono la prova che la malattia e la degradazione possono essere mezzi che la Provvidenza usa per realizzare uno scopo glorioso, conferendo forza ai deboli e, ancora non contenta di così poco, rendendoli santi radiosi”.

La "gloria nascosta" nei sacramenti della Chiesa

La Chiesa infine, spiega monsignor Varden, comunica la “gloria nascosta” nei suoi sacramenti. “Ogni sacerdote, ogni cattolico conosce la luce che può irrompere nel confessionale, durante un’unzione, un’ordinazione o un matrimonio. La più splendida, e per certi versi la più velata, è la gloria della santa Eucaristia”. Quindi conclude: "Quale sacerdote non potrebbe dire, dopo aver celebrato i santi misteri, quello che una grande musicista una volta dichiarò sull’esperienza di essere lo strumento di una luminosa comunicazione di bellezza, guarigione e verità: 'la morte non sarebbe davvero una tragedia: [perché] il meglio di ciò che è al centro della vita umana è stato visto e vissuto', il suo cuore bruciato da gloriosa meraviglia?".

 

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25 febbraio 2026, 19:30