Addio ad Andrea Angeli, una vita nelle missioni di pace Onu
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano
Si è spenta una voce che per oltre trent’anni ha sostenuto la causa della pace in luoghi nei quali la pace sembrava impossibile. Andrea Angeli, giornalista ed ex funzionario delle Nazioni Unite, è morto a 68 anni nella sua abitazione di Macerata, città alla quale era rimasto profondamente legato nonostante una vita trascorsa in viaggio tra missioni internazionali, Roma e New York. I funerali saranno celebrati sabato alle 11 nella chiesa di Santa Croce, a Macerata.
Una vita al servizio dell’Onu
La sua è stata una lunga esperienza al servizio delle Nazioni Unite e del peacekeeping, trascorsa in alcuni dei passaggi più drammatici della storia internazionale degli ultimi decenni. Laureato in Scienze Politiche e Giurisprudenza all’Università di Macerata, Angeli aveva preso parte come portavoce Onu a numerose missioni, dall’Iraq alla Cambogia, dalla Namibia al Cile.
Trent’anni nei luoghi delle guerre
Dal Cile di Pinochet alla Bosnia ed Erzegovina, dall’Iraq al Kosovo, da Timor Leste alla Cambogia, Angeli aveva conosciuto le guerre soprattutto attraverso le persone che le attraversavano. Oltre trent’anni nelle missioni di pace delle Nazioni Unite gli avevano permesso di osservare da vicino non soltanto la diplomazia e il difficile lavoro delle organizzazioni internazionali, ma anche quella rete spesso invisibile di uomini e donne che rimane accanto alle popolazioni quando l’attenzione del mondo si sposta altrove. Proprio da questa esperienza era nato “Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto”, pubblicato da Rubbettino con l’introduzione del cardinale Camillo Ruini. Un libro nel quale Angeli aveva raccolto incontri e testimonianze maturati nei diversi teatri di crisi, raccontando sacerdoti, religiosi, suore e rappresentanti di altre confessioni capaci di restare accanto alla gente anche quando tutto intorno sembrava crollare.
Il Premio Letterario Ambasciatori
Nel 2025 il volume aveva ricevuto il VI Premio Letterario “Ambasciatori presso la Santa Sede”. Alla cerimonia aveva preso parte anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, che aveva espresso un profondo apprezzamento per il lavoro di Angeli. Il libro, aveva osservato, sapeva “modulare con sapienza parole sofferte, altre trattenute silenziosamente e con fatica nel cuore incerto dinanzi ad alcuni momenti tragici”. Riprendendo l’introduzione del cardinale Ruini, Parolin aveva sottolineato come Angeli, nonostante la formazione giornalistica, fosse lontano da un linguaggio freddo: nelle sue pagine, aveva aggiunto, le parole “hanno il calore del cuore”.
Il segretario di Stato vaticano aveva ripercorso alcune delle storie narrate nel volume: la Messa celebrata nella cattedrale di San Giuseppe a Baghdad alla vigilia della guerra; i religiosi rimasti accanto alla popolazione irachena; il lavoro di costruzione delle relazioni nella Sarajevo devastata dal conflitto; l'impegno di vescovi e sacerdoti nella difesa dei diritti umani dopo il golpe cileno del 1973. Una presenza che il cardinale Parolin aveva sintetizzato nell’immagine dei sacerdoti come “luce di speranza”, sottolineando come il volume mostrasse l’anima di una fede capace di portare speranza nella tribolazione.
Il legame con i media vaticani
Angeli è stato negli anni anche un ospite e interlocutore assiduo dei media vaticani, ai quali affidava il racconto della sua esperienza internazionale e delle persone incontrate nelle aree di crisi. Proprio in occasione del Premio Letterario Ambasciatori, nel 2025, aveva raccontato in un’intervista ai media vaticani il significato più profondo del suo libro. Parlava dei religiosi incontrati nelle guerre come di autentici “peacekeeper”: uomini e donne che condividono “gioie e speranze della gente”, non abbandonano il campo nei momenti più difficili e spesso rimangono anche quando i conflitti sono terminati. Nel ricevere il premio aveva ricordato in particolare figure come padre Giuseppe Moretti, missionario barnabita in Afghanistan, e il cardinale bosniaco Vinko Puljić: persone che, spiegava Angeli, “si sono impegnati per portare la pace e sono rimasti vicini al loro popolo”. Dai sacerdoti incontrati in tanti anni di missioni, aveva detto, si possono imparare cose “che non si trovano né a scuola né sui libri di testo”.
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