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Missili intercettori guidati terra-aria Patriot Advanced Capability-3 schierati presso la base dell'esercito statunitense Camp Humphreys a Pyeongtaek, a sud di Seul, Corea del Sud, il 12 agosto 2026 Missili intercettori guidati terra-aria Patriot Advanced Capability-3 schierati presso la base dell'esercito statunitense Camp Humphreys a Pyeongtaek, a sud di Seul, Corea del Sud, il 12 agosto 2026  (ANSA)

Usa-Corea del Sud, al via le esercitazioni militari congiunte

Sull’avvio delle manovre pesa però la presa di posizione del presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato di aver ordinato al segretario alla Difesa Pete Hegseth di "ridurre sostanzialmente" le esercitazioni. Secondo Trump, le manovre sono troppo costose e inviano alla Corea del Nord un segnale "inappropriato e ostile"

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Stati Uniti e Corea del Sud hanno dato lunedì il via alle esercitazioni militari congiunte estive Ulchi Freedom Shield, in programma fino al 27 agosto. Le manovre coinvolgono circa 18.000 militari statunitensi e sudcoreani e quest’anno dedicano particolare attenzione alla guerra con i droni, alle interferenze dei sistemi Gps e agli attacchi informatici. Le simulazioni terranno conto anche dell’esperienza maturata dai militari nordcoreani nei combattimenti al fianco della Russia contro l’Ucraina. Pyongyang ha duramente criticato le esercitazioni, definendole una «prova generale di aggressione» dalla natura «più provocatoria e pericolosa» rispetto al passato.

Manifestanti sudcoreani con cartelli partecipano a una manifestazione di protesta contro l'esercitazione militare congiunta tra Corea del Sud e Stati Uniti, davanti all'ambasciata statunitense a Seul
Manifestanti sudcoreani con cartelli partecipano a una manifestazione di protesta contro l'esercitazione militare congiunta tra Corea del Sud e Stati Uniti, davanti all'ambasciata statunitense a Seul   (AFP or licensors)

Le ultime dichiarazioni di Trump

Sull’avvio delle manovre pesa però la presa di posizione del presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato di aver ordinato al segretario alla Difesa Pete Hegseth di «ridurre sostanzialmente» le esercitazioni. Secondo Trump, le manovre sono troppo costose e inviano alla Corea del Nord un segnale «inappropriato e ostile». Il presidente americano ha riconosciuto che è ormai troppo tardi per cancellare l’edizione appena iniziata, ma ha assicurato che sarà comunque ridimensionata, lamentando anche il peso economico sostenuto da Washington. Le parole di Trump toccano uno dei cardini della presenza militare americana nell’Asia orientale. Gli Stati Uniti mantengono circa 28.500 militari in Corea del Sud nell’ambito dell’alleanza tra Washington e Seul. Secondo i dati più recenti del Congressional Research Service, nel settembre 2025 erano 53.490 i militari americani in servizio attivo dislocati in Giappone, 45.528 alle Hawaii, 23.642 in Corea del Sud e 6.986 a Guam. Complessivamente, circa 375.000 militari e civili fanno dunque capo all’area di responsabilità del Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti. Una presenza che fa della penisola coreana uno dei punti centrali del dispositivo statunitense nell’Indo-Pacifico.


La reazione sudcoreana

La presidenza sudcoreana ha fatto sapere di stare valutando le dichiarazioni di Trump, precisando però che le esercitazioni sono iniziate come programmato e che Seul continuerà a mantenere uno stretto coordinamento con Washington. Allo stesso tempo, la Corea del Sud ha accolto con favore i segnali di apertura del presidente americano verso Pyongyang. Nel fine settimana Trump ha ricordato i suoi rapporti personali con Kim Jong Un, pubblicando una fotografia risalente a un incontro durante il suo primo mandato e affermando: «Kim Jong Un e io andiamo molto d’accordo». La presidenza sudcoreana ha espresso l’auspicio che questa relazione possa contribuire alla ripresa di «un dialogo significativo» con il Nord. È una prospettiva che peraltro si inserisce nel tentativo di distensione avviato dal presidente sudcoreano, Lee Jae-myung, proprio in queste ore. Sabato, durante le celebrazioni per l’81esimo anniversario della liberazione della Corea dall’occupazione giapponese, Lee ha proposto a Pyongyang di aprire negoziati per arrivare a un trattato di pace. «Deponiamo le intenzioni di minacciarci a vicenda e cominciamo un confronto per mettere fine a questa lunga guerra», ha affermato il presidente, proponendo anche un «sistema di sicurezza a più livelli» per ridurre il rischio di incidenti lungo il confine. La proposta punta a chiudere formalmente un conflitto sospeso da oltre settant’anni. La guerra di Corea, iniziata nel 1950 con l’invasione del Sud da parte delle forze nordcoreane, terminò il 27 luglio 1953 non con un trattato di pace, bensì con un armistizio. Le due Coree sono dunque formalmente in tregua ma ancora tecnicamente in guerra, separate dalla Zona demilitarizzata, la DMZ: una fascia lunga circa 250 chilometri e larga quattro che, nonostante il nome, costituisce uno dei confini più militarizzati al mondo.

La foto postata dal presidente Usa, Donald Trump, con Kim Jong Un
La foto postata dal presidente Usa, Donald Trump, con Kim Jong Un   (AFP or licensors)

Nuovi incidenti al confine

Ed è proprio lungo questa linea che si è verificato un nuovo incidente. La scorsa settimana alcuni soldati nordcoreani hanno attraversato brevemente la linea di demarcazione militare nel settore orientale del confine. Le forze sudcoreane hanno reagito sparando colpi di avvertimento, dopo i quali i militari di Pyongyang sono tornati sul proprio lato. Secondo fonti governative citate dall’agenzia Yonhap, i soldati nordcoreani erano probabilmente impegnati in attività di pattugliamento. Si tratta del primo sconfinamento di questo tipo registrato dall’inizio dell’anno.

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17 agosto 2026, 11:15