Il cardinale You: la Penisola coreana non può mai rinunciare alla pace
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
“La Penisola coreana porta ancora le ferite della divisione. Fratelli e sorelle vivono ancora separati. Quale sofferenza potrebbe essere più grande di questa? Non possiamo mai rinunciare alla pace, per nessuna ragione. Ci troviamo davanti alla responsabilità di impegnarci tutti, insieme e con tutte le nostre forze, per costruire la pace”. Con questo appello, nel corso della sua omelia per la Messa speciale per la pace e la riconciliazione nella Penisola coreana, nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura, il cardinale coreano Lazzaro You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il Clero e arcivescovo-Vescovo emerito di Daejeon, si è augurato che la Repubblica di Corea “possa testimoniare davanti al mondo intero che il dialogo è più forte dello scontro, la riconciliazione più forte dell’ odio e la fiducia più forte della paura”. Un augurio formulato rivolgendosi direttamente al presidente della Corea del Sud, Lee Jae-myung, presente alla celebrazione con la moglie Kim Hye-kyung, alcuni rappresentanti del Governo sudcoreano, e membri del corpo diplomatico di diversi Paesi del mondo.
Con Leone XIV la Chiesa in missione per costruire la pace
Nella XI domenica del Tempo Ordinario, alla vigilia dell’ udienza di Papa Leone XIV con il presidente Lee, che si tiene lunedì 15 giugno, il cardinale You ha ricordato che “anche nei luoghi più difficili c’ è sempre Speranza”. La compassione , è stato il suo invito “deve prendere il posto della violenza, e la comunicazione deve prendere il posto dell’ indifferenza. Anche quando qualcuno sembra una persona con cui il dialogo è impossibile, la via della pace si apre quando cerchiamo l’incontro con un cuore disposto all’ascolto”. Il porporato coreano ha sottolineato che guidata da Leone XIV, “la Chiesa cattolica continua a impegnarsi instancabilmente per realizzare la sua missione di custodire la dignità di ogni vita umana e costruire un mondo di pace”.
La vera pace nasce da un dialogo sincero e aperto
La vera pace, ha spiegato, non è semplicemente l’assenza di conflitti, ma nasce da impegni concreti: “un dialogo sincero e aperto, il rispetto della dignità di ogni persona umana e lo sforzo di comprendere la situazione dell’altro”. Per il cardinale “I linguaggi della politica e della diplomazia possono essere diversi, ma il desiderio di custodire la vita, servire la persona umana e ricercare il bene comune può sempre incontrarsi nello spirito del Vangelo”.
Papa Francesco e la compassione per le vittime
Il mondo di oggi, ha proseguito You, “è un tempo in cui la compassione verso i nostri fratelli e sorelle è necessaria più che mai”. Ma là dove dovrebbe esserci la compassione, “spesso troviamo indifferenza ed egoismo; e persino la violenza e la forza cercano di prenderne il posto. In mezzo a questa realtà, il Signore ci chiama ad avere un cuore pieno di compassione verso coloro che sono vittime della violenza”, Ed ha ricordato l’incontro di Papa Francesco le famiglie delle vittime della tragedia del traghetto Sewol, durante il suo viaggio in Corea del Sud dell’agosto 2014. “Con un profondo silenzio, con la preghiera e con uno sguardo pieno d’ amore, accolse il loro dolore” e “mostrò concretamente che la Chiesa deve essere una Chiesa che cammina insieme ai poveri e a coloro che soffrono”.
La Chiesa sta accanto a chi è ferito
Sul volo di ritorno a Roma, ha concluso il prefetto del Dicastero per il Clero, gli fu chiesto se il suo gesto di consolazione potesse essere interpretato politicamente. Papa Francesco rispose con chiarezza: “Davanti al dolore umano non si può essere neutrali” . Queste parole, per il cardinale You, “portarono profonda consolazione e coraggio alla società coreana. Ci ricordarono che lo stile del Vangelo e il modo di vivere la compassione proprio della Chiesa non consistono nel creare divisioni, ma nello stare accanto a chi è ferito”.
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