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Moltissimi migranti sudanesi e dall'Africa sub-sahariana arrivano in Marocco, dove vengono però fermati dal controllo frontaliero Moltissimi migranti sudanesi e dall'Africa sub-sahariana arrivano in Marocco, dove vengono però fermati dal controllo frontaliero  (ANSA)

Sudan, nuovi scontri e sfollamenti. Si aggrava il bilancio delle vittime civili

Secondo l’Oim, tra il 12 e il 15 agosto 5.355 persone, appartenenti a 1.071 famiglie, hanno lasciato la città di Qaisan e sette villaggi circostanti, nello Stato del Nilo Azzurro, a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza. Gli sfollati hanno cercato riparo in altre aree dello stesso Stato, ma l’Oim avverte che la situazione resta tesa e instabile

Vatican News

Sono oltre 5.000 le persone costrette a fuggire dal sud-est del Sudan in soli quattro giorni. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), tra il 12 e il 15 agosto 5.355 persone, appartenenti a 1.071 famiglie, hanno lasciato la città di Qaisan e sette villaggi circostanti, nello Stato del Nilo Azzurro, a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza. Gli sfollati hanno cercato riparo in altre aree dello stesso Stato, ma l’Oim avverte che la situazione resta tesa e instabile. Già l’11 agosto circa 2.500 persone erano fuggite da Qaisan, dove l’esercito sudanese ha riferito di aver respinto un attacco delle Forze di supporto rapido (Rsf) e di forze alleate.


Una violenza senza sosta

La violenza continua anche in altre regioni del Paese. Nel Kordofan settentrionale, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, più di una dozzina di civili sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti negli scontri a Um Arada, a sud-ovest di El Obeid, mentre oltre 4.200 persone sono state costrette ad abbandonare la città e le zone circostanti tra venerdì e sabato. Il conflitto, iniziato nell’aprile 2023 tra l’esercito guidato da Abdel Fattah al-Burhan e le Rsf, ha ormai frammentato il Sudan in diverse aree di controllo: le forze regolari dominano gran parte di Khartoum e del centro del Paese, i paramilitari mantengono vaste zone del Darfur e il Kordofan resta uno dei principali fronti della guerra. In questi giorni è stato peraltro diffuso un video sulle piattaforme social, da parte di combattenti delle Forze di supporto rapido, in cui si vedono decine di veicoli radunati nel sud-est della Libia prima di essere inviati in Darfur. I veicoli sono stati scaricati da aerei cargo all'aeroporto libico di Al Kufra. Le aree circostanti la città sono diventate un centro logistico e una base di supporto per le operazioni e il rifornimento delle Rsf.


Proseguono gli sforzi diplomatici

Sul piano diplomatico proseguono intanto i tentativi di arrivare a una tregua. Una delegazione del Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione africana è arrivata a Khartoum per una visita di due giorni, con l’obiettivo di favorire un cessate il fuoco, migliorare l’accesso agli aiuti umanitari e rilanciare il processo politico. Dopo l’incontro con al-Burhan, il presidente di turno del Consiglio, il diplomatico algerino Mohamed Khaled, ha chiesto la fine delle interferenze straniere e ribadito che una pace duratura può passare soltanto attraverso il dialogo e un accordo politico complessivo. Il primo ministro Kamil Idris ha assicurato alla delegazione dell’Unione africana che un dialogo nazionale guidato dai sudanesi "inizierà presto".

Ascolta la puntata di Off the Radar dedicata alla guerra in Sudan!

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18 agosto 2026, 08:23