Migranti. Naufragio al largo della Tunisia, diverse vittime e si cercano i dispersi
Bianca Tombini - Città del Vaticano
Si consuma l’ennesima tragedia al largo del Mediterraneo: è naufragata di fronte a Zarzis, lungo la costa sud-est della Tunisia, un’imbarcazione in rotta presumibilmente verso l’Italia. A bordo c’erano 15 persone, di cui 14 originarie della città di Ben Guerdane, nel sud del Paese. Le operazioni di soccorso di sabato e domenica hanno consentito di recuperare i corpi delle 12 vittime dell’incidente. Continuano nel frattempo le ricerche per gli ultimi tre dispersi, a cui partecipano le unità navali della Guardia doganale, della Guardia marittima, della Protezione civile e della Marina militare, oltre a due elicotteri della Guardia nazionale. Quest’ultima ha assicurato alle famiglie delle vittime che tutte le risorse disponibili sono state mobilitate e che le ricerche continueranno fino al loro completamento.
Una questione economica e sociale
La regione dove si trova Ben Guerdane è caratterizzata da gravi condizioni di fragilità economica e sociale. Lo sostiene una nota del Partito dei Lavoratori tunisino, per cui: “I continui episodi di migrazione irregolare riflettono lo stato di disperazione e stallo in cui versano molti giovani tunisini, a causa di politiche di emarginazione, disoccupazione e povertà”. “È necessario - dichiara ancora il Partito dei Lavoratori - che le autorità regionali si assumano le responsabilità di contrastare le reti dei trafficanti, che sfruttano la disperazione dei migranti e li espongono a rischi elevati”.
In Grecia oltre 150 persone soccorse
L’emergenza migratoria estiva non risparmia il resto del Mediterraneo. Solo negli ultimi 3 giorni, le autorità greche hanno coordinato il soccorso di oltre 150 migranti al largo di Creta. L’isola è in una posizione strategica per le rotte migratorie, si trova infatti lungo il percorso utilizzato dalle imbarcazioni in partenza dalla Libia verso l'Europa. Poco lontano da Creta, venerdì 21 agosto, 131 persone sono state salvate in due operazioni condotte da mezzi dell'agenzia europea Frontex, mentre sabato 22 una petroliera è stata dirottata per soccorrere altri 33 migranti a bordo di una piccola imbarcazione. I migranti portati in salvo saranno trasferiti nei centri di accoglienza delle isole greche di Lesbo e Samos, dove si procederà con le ordinarie procedure di identificazione.
Il fermo di Sea-Watch 5
Intanto il Italia la nave per il soccorso in mare dei migranti, Sea-Watch 5, battente bandiera tedesca, è stata nuovamente fermata con una misura che prevede 45 giorni di stop e 7500 euro di multa. L’accusa è quella di non aver cooperato con le autorità libiche durante un’operazione di soccorso. A chiarire l’accaduto è la stessa organizzazione, che conferma di aver soccorso 6 persone in acque internazionali, giovedì 13 agosto, e di aver informato l'Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico. "Noi - ha dichiarato al "Corriere della Sera" Giacomo Zorzi del team di comunicazione di Sea-Watch - non collaboriamo con criminali e trafficanti”. A subire le conseguenze della scelta dell'ong, conclude il portavoce, saranno i migranti nel mare in quanto “per la durata del fermo la nave non potrà uscire né salvare vite”.
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