Ebola, la seconda epidemia più letale nella storia del Congo
Davide Dionisi - Città del Vaticano
La Repubblica Democratica del Congo è alle prese con la seconda epidemia di Ebola più letale della storia del Paese. Fino ad oggi ha causato il maggior numero di contagi e superato quella registrata tra il 2018 e il 2020, sebbene sia ancora lontana dalla più grave (tra il 2014 e il 2016), che causò 11.000 morti e 28.000 contagi in Africa occidentale.
Oltre 2.000 decessi e 5.000 casi confermati
È infatti salito a 2.642 il numero dei decessi e a 5.514 i casi confermati e, da quanto si apprende dall’ultimo bollettino dell’Istituto nazionale di Sanità pubblica (Insp) pubblicato ieri e basato su dati raccolti fino al 22 agosto, il tasso di letalità si attesta al 47,9%. Gli altri dati forniti preoccupano ulteriormente, perché 808 pazienti sono in isolamento o ricoverati in ospedale, mentre la percentuale di contatti delle persone infette si attesta all’83,4%. Al momento risultano guariti 1.200 pazienti. Sei le province più colpite: Ituri, Kivu del Nord, Haut-Uélé, Tshopo, Bas-Uélé e Kivu del Sud. Il raro virus che ha causato la rapida diffusione e un numero così alto di decessi si chiama Bundibugyo e si diffonde facilmente perché i suoi sintomi sono simili a quelli di altre malattie, come la malaria. Secondo il Centro africano per il controllo delle malattie la trasmissione non ha ancora raggiunto il picco e potrebbe triplicare il tasso attualmente registrato. Purtroppo gli sforzi per contenere l’epidemia sono ostacolati dal conflitto tra il governo e i gruppi ribelli, che controllano città chiave nella zona di crisi. A questo si aggiungono gli attacchi contro il personale medico e le strutture sanitarie, la presenza di una popolazione di lavoratori itineranti e di sfollati a causa del conflitto armato e, non ultima, la mancanza di strutture di accoglienza.
In arrivo nuove dosi del vaccino Ervebo
Per arginare la diffusione del virus sono arrivate venerdì sera all’aeroporto internazionale di N’djili, nella capitale Kinshasa, 16.250 dosi del vaccino Ervebo. Si tratta di una tranche delle complessive 70.000 dosi previste dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai suoi partner. Segnali importati a sostegno delle comunità colpite sono arrivati dalla comunità internazionale. Il Regno Unito ha annunciato uno stanziamento fino a 20 milioni di sterline; lo stesso ha fatto il dipartimento di Stato degli Usa: 112 milioni di dollari in aiuti bilaterali per screening, tracciamento dei contatti e diagnostica. Anche l’Unione europea ha previsto aiuti per 15 milioni di euro. Secondo Save the Children «a 100 giorni dalla dichiarazione del 15 maggio dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo almeno 180 bambini sono rimasti orfani, perdendo entrambi i genitori o i principali caregiver: una media di quasi due bambini al giorno. La maggior parte di loro è oggi assistita da parenti o accolta temporaneamente in strutture statali, in attesa di trovare una soluzione familiare a lungo termine. Ma sono migliaia i minori che hanno perso un genitore o una persona che si prendeva cura di loro e che rischiano di affrontare conseguenze profonde e durature».
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.