Cerca

Un momento dell'incontro “Una vita che brucia. Il Cristianesimo e l’attrattiva dei testimoni” Un momento dell'incontro “Una vita che brucia. Il Cristianesimo e l’attrattiva dei testimoni”

Delbrêl e Crockett, l’ardore della testimonianza al Meeting di Rimini

Un incontro per raccontare la storia di vita e di fede di due straordinarie cristiane, la venerabile mistica, poetessa e assistente sociale francese Madeleine Delbrêl e la serva di Dio suor Clare Crockett. Il cardinale Zuppi: “La santità è bella, è attrattiva, è gioiosa”. Alle due testimoni il Meeting dedica anche due mostre i cui cataloghi sono curati dalla Libreria Editrice Vaticana

Eugenio Murrali – inviato a Rimini

Una fiamma che si trasforma e trasforma, ma non si consuma e anzi accende di amore altre esistenze. È l’immagine emersa durante Una vita che brucia. Il Cristianesimo e l’attrattiva dei testimoni, al Meeting di Rimini, in un incontro capace di raccontare le figure della mistica, poetessa e assistente sociale francese Madeleine Delbrêl (1904-1964)  e l’irlandese suor Clare Crockett (1982-2016).

Una santità gioiosa

“La santità è bella, è attrattiva, è gioiosa”, ha affermato il cardinale Zuppi - intervenuto nel dialogo - di fronte alle storie di queste due donne che sembrano distanti, ma hanno molti punti in comune. Come ha osservato Gerolamo Fazzini, giornalista, esperto della figura di Madeleine Delbrêl, e curatore, insieme a don Luciano Luppi della mostra Madeleine Delbrêl. Strade di città, sentieri di Dio, “chi ama brucia”, proprio per questo “tanto l’una quanto l’altra sono esempi di questo bruciare per Cristo”.

Il video dell'incontro "Una vita che brucia. Il Cristianesimo e l’attrattiva dei testimoni"

Servire l’altro con competenza

Don Luppi ha tratteggiato la figura di Delbrêl, che il cardinale Carlo Maria Martini considerava una delle mistiche più importanti del Novecento e che Papa Francesco ha proclamato venerabile il 26 gennaio 2018. Ha raccontato la conversione di questa donna che da ragazza, a 17 anni, professandosi atea aveva scritto: “Dio è morto, viva la morte”. Delbrêl a vent’anni si convertirà e sentirà la forza del Vangelo: “Una volta conosciuta la parola di Dio […] non abbiamo il diritto di conservarla per noi: da quel momento apparteniamo a quelli che la attendono”. E scriverà anche: "Guai a me se evangelizzare non mi evangelizza!".
L’esperienza dello scautismo, quindi a 27 anni la decisione di studiare come infermiera e come assistente sociale. Accanto a questo la capacità di una scrittura sublime, che ne fa una poetessa e che le dà la capacità di esprimere il suo pensiero e il suo amore per Dio con una forza dirompente.  La sua è un’attenzione attiva all’altro, ma, osserva Luppi, sa che è opportuno “immergersi con competenza nella periferia cittadina”.

Intervista a Gerolamo Fazzini (a cura di Francesca Merlo ed Eugenio Murrali)

Missionaria senza battello

Madeleine lo fa, con il suo studio, la sua professionalità e la sua capacità di sentire la presenza di Dio: “Mio Dio, se tu sei dappertutto, come mai io sono così spesso altrove?”. A lei, che sarà capace di dialogare con i marxisti nella roccaforte comunista di Ivry-sur-Seine, nella sua missione “senza battello”, interessa la gente comune, persone che si incontrano per strada, in qualunque strada, perché il mondo dove Dio ci ha messo è “il luogo della nostra santità”. È lì che bisogna vivere il ballo dell’obbedienza, come s’intitola un suo testo, fra le braccia della grazia divina. “Chi non crede - nota Luppi – non sente la musica che muove i santi da dentro”, mentre quest’immagine della danza con Dio ha accompagnato la vita di Delbrêl.

La fiamma dell'amore

Il fuoco della fede di Delbrêl illumina il cammino. “La fede – riflette Gerolamo Fazzini - dà una direzione, una destinazione”. In secondo luogo, la fiamma riscalda. E lo fa nella quotidianità, così i riferimenti di Delbrêl agli oggetti di tutti i giorni sono molti, perché, continua il curatore, “la fede riscalda il tuo vivere”. La fiamma inoltre brucia, ma come fa il sole, che secca il fiore per dare frutto. Infine, contagia, perché il Vangelo è “una scuola di felicità da vivere insieme”.

Dio la aspettava

A far conoscere la figura di suor Clare Crockett durante all’evento del Meeting è suor Kristen Gardner, delle Serve del Focolare della Madre, postulatrice della causa di beatificazione che ha conosciuto molto da vicino da suor Crockett, a cui nella fiera è dedicata la mostra O todo o nada! S. Clare Crockett, la felicità è un cuore indiviso (a cura di Sr. Paula Bravo SHM, Alessandra Chalmers, Sr. Laura Félix SHM, Giulia Fuga, Cristiano Guarneri, Gianni Mereghetti, Massimo Piciotti, Sr. Kathryn Shea SHM).
Suor Crockett cercava quella felicità che il mondo offriva. Voleva diventare una grande attrice, cercava il successo, spiega suor Gardner. Ma un giorno l’inatteso avviene. Il Venerdì Santo del 2000 in un monastero in Spagna – racconta la postulatrice – il fuoco dell’amore di Dio le ha toccato il cuore. Quella prima luce che Dio aveva posto nella sua anima ha incominciato a divampare. Tutto ha cercato di spegnere quel fuoco, “ma Dio la aspettava”.

Un cuore indiviso

“Avevo tutto quello che il mondo dice che ti rende felice, ma dentro ero vuota. Solo quando ho incontrato Cristo ho capito cos’è la vera gioia”, affermava suor Crockett, che era guidata dalla consapevolezza che siamo nati per fare cose grandi: “Ad maiora nati sumus”, si ripeteva. Così nel 2001 decide di prendere i voti e di vivere pienamente la sua vocazione. Muore a trentatré anni, giovane suora dell’Ordine delle Serve del Focolare della Madre, nel terremoto che ha sconvolto l’Ecuador il 16 aprile 2016. “Il fuoco dell’amore di Dio – conclude suor Gardner - elimina ogni amore disordinato dal nostro cuore ecco come si arriva ad avere un cuore indiviso, come dice la mostra”. E aggiunge: “Non sappiamo quali siano state le ultime parole, ma conosciamo uno degli ultimi canti che ha suonato con la chitarra: Preferisco il paradiso. Il suo fuoco d’amore sta accendendo molti cuori in tutto il mondo”.

Intervista a Suor Kristen Gardner

Una mistica del sociale

Ma tornando all’intervento conclusivo del cardinale. Zuppi ha osservato che queste due figure sono libere, sono state capaci di trovare quello per cui erano fatte. In questo senso la santità non è privazione. Il porporato ha inoltre ricordato l’esortazione apostolica di Papa Francesco, Gaudete et exsultate, un invito a vivere la santità della porta accanto.
“La santità non invecchia – ha aggiunto il porporato – è una bellezza che accende altra bellezza”, è “passione”.
Per il cardinale Zuppi, queste due figure sono esempi importanti, capaci di vivere una mistica nel sociale.  “La ‘mistica nel sociale’  - ha detto - sembra una cosa incomprensibile: tendenzialmente c’è la spiritualità e, separato, il sociale. Ma in realtà non ci può essere l’uno senza l’altro”. E ha aggiunto, rispetto alla critica che la Chiesa possa trasformarsi in una Ong: “La Chiesa non potrà mai diventare una Ong, perché è amore. Se la Chiesa diventa una Ong non funziona, perché vorrebbe dire che non legge più il Vangelo, che non è presa dalla passione”.

Fare cose grandi

Un altro pericolo che ha richiamato Zuppi, citando il sacerdote russo Aleksandr Men’, è quello di ridurre la fede a una “pasticceria spirituale”: “Va molto più di moda la pasticceria spirituale, quella che nutre l’io. Riduciamo il Signore a qualcuno che fa star bene te”.
Per questo sono importanti modelli come quelli presentati all’evento e nelle mostre del Meeting: “Ha ragione – ha concluso Zuppi – suor Clarke a dire che bisogna fare cose grandi. Sono gli umili che fanno cose grandi. Penso che tutti noi dobbiamo fare cose grandi con una misericordia rivoluzionaria, come diceva Madeleine Delbrêl”.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

23 agosto 2026, 17:30