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Un momento dell'incontro "Sulle orme di Agostino" Un momento dell'incontro "Sulle orme di Agostino"

Il Meeting di Rimini "sulle orme di Agostino"

Alla 47.ma edizione della fiera una mostra curata da Costanza Penna e Monica Scholz-Zappa, "Tardi ti ho amato, che il Papa visiterà, e un incontro con il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo metropolita di Algeri, padre Joseph L. Farrell, priore generale degli Agostiniani, e la studiosa Catherine Conybeare raccontano la figura di Agostino, il suo percorso esistenziale, la sua attualità

Eugenio Murrali – inviato a Rimini

“La Provvidenza ha voluto che la prima tappa fosse proprio il Paese dove si trovano i luoghi di Sant’Agostino, cioè l’Algeria. Così mi sono trovato […] a ripartire dalle radici della mia identità spirituale”. L’incontro Sulle orme di Agostino, moderato dal giornalista Alessandro Banfi al Meeting di Rimini, ha preso il via da queste parole pronunciate dal Pontefice all’Udienza Generale del 29 aprile scorso. Ed è proprio all’arcivescovo di Algeri, il cardinale Jean-Paul Vesco, che spetta la prima riflessione. “Passeggiare tra le rovine di Ippona – argomenta – rende la sua figura più familiare e abbatte i secoli che ci separano da lei”.

L'intervista al cardinale Jean-Paul Vesco

Identificarsi con Agostino

Per Vesco Agostino è un uomo del nostro tempo nel quale è possibile riconoscersi. C’è il giovane delle Confessioni, “in cerca di successo sociale, in cerca di successo e basta”.  Ma tutti i suoi sogni si svuotano di senso, perché di altra natura è la sua sete. Agostino aspirava alla verità, quella stessa verità che cercava altrove e che troverà invece in Cristo. E i giovani “in questo mondo di mutamenti profondi” sono sempre in cerca di senso, di verità, di vocazione. “La sua figura spuntata dalla notte dei tempi ci parla oggi come il primo giorno”. Il cardinale si riconosce poi anche nel pastore che Agostino è stato.  E infine si dice commosso dal “vecchio Agostino, alla sera della sua vita”.

Il video dell'incontro "Sulle orme di Agostino"

Dichiaratosi “figlio di Agostino”, spiega il porporato, Papa Leone è stato percepito e poi accolto in Algeria “come un fratello”. D’altronde lo stesso santo è universalmente amato e “non appartiene solo alla tradizione cristiana, ma la supera”, tanto che studiosi algerini musulmani hanno indagato e scritto attorno alla sua figura. “Oggi più ancora di ieri – ha aggiunto – abbiamo bisogno di poterci riconoscere fratelli nonostante le differenze di fede e di religione”. Compito del cristiano, secondo l’arcivescovo di Algeri, è quello di essere considerato persona degna di fiducia anche da chi non condivide la sua stessa fede. Solo così si può essere pienamente cittadini della città degli uomini e della città di Dio”.

Il cuore inquieto

Prendendo la parola, Catherine Conybeare, docente di studi classici al Bryn Mawr College in Pennsylvania e autrice di Agostino l’Africano. Una biografia (Libreria Editrice Vaticana, 2026) ha descritto il contesto della vita del santo. Il cristianesimo, era diventato la religione principale dell'Impero romano, avviato al declino. Quando Agostino morì, era nel suo monastero a Ippona, oggi Annaba. "Stava lottando contro il pelagianesimo, scriveva molto" e "provava ancora a trovare per il suo cuore inquieto il riposo in Dio, del quale aveva scritto quasi quarant'anni prima nelle sue Confessioni". Agostino era un uomo trepidante di domande, al centro della sua teologia ha messo "la necessità di dire 'nescio', non lo so". La conversione per lui non era fine ma principio della sua vita in Dio. Nelle Confessioni ricorda la studiosa, scrive: "Divenni per me stesso una grande domanda". Sono quesiti spirituali, ma anche intellettuali, legate alle sue origini e ai suoi studi. Perché quando da ragazzo cresceva e studiava nell'Africa imperiale ascoltava e leggeva la storia romana, le favole che giustificavano il potere dell'impero. Roma era descritta come il centro del mondo, ma in realtà era Cartagine per lui la città più importante. Nell'Urbe si sentì fuoriposto, preso in giro per il suo accento. E si sentì fuoriposto anche quando tornò in Africa. Si interrogò sulla nozione di casa. Nel capolavoro La città di Dio ha riunito le sue domande, e ha inserito la storia romana in un contesto molto più grande, sotto la provvidenza di Dio. È infatti la città di Dio la nostra casa perfetta cui aspirare. 

Agostino per tutti i giovani di oggi

Rispondendo alla domanda di Banfi, Conybeare decide di non parlare solo come studiosa, ma anche come madre: "Capisco almeno in parte quanto è difficile oggi per i giovani. Guardo i miei figli che abitano tutti e due in Canada e vedo, nonostante la sicurezza del Paese, la difficoltà di affrontare il futuro, di pianificare, di visualizzare, di trattenere una scintilla di speranza. E se per loro è difficile, tanto più è difficile per tanti altri, forse per milioni, che non abitano in un Paese sicuro, che forse non hanno neanche una casa". E ha ricordato le immagini di Ceuta, guardate come madre, con l'angoscia nel cuore: "Perché tutti i giovani che nuotano, che annegano, hanno una madre come me. Secondo me l'importante non è che cosa questo o quel governo ha fatto, l'importante è capire che tante persone, per lo più giovani, sono così disperate che rischiano tutto per una vita nuova, forse migliore, certo diversa da tutto quello che conoscono. Cosa può dire Sant'Agostino sia ai giovani di Ceuta, sia ai miei figli, sia a tutti gli altri che lottano oggi?". Cercare, lottare, diventare per sé stessi una grande domanda è normale. Anche Sant'Agostino ha cercato, ha viaggiato, ha lottato per capire il proprio posto nel mondo fino a diventare uno dei teologi più importanti di tutti i tempi. Resta anche lui una domanda, ma parla con Dio, che lo ascolta. "Forse – prosegue la studiosa – Sant'Agostino direbbe ai giovani che 'casa' non è soltanto un posto qui sulla terra, ma è un posto spirituale aperto a tutte le persone che hanno speranza in Dio, a tutte e tutti. Direbbe che si può cominciare a costruire una casa spirituale sulla terra, riunendoci in comunità con l'aiuto di Dio".

L'intervista a padre Joseph L. Farrell

Comunione, condivisione, preghiera

Il priore generale degli Agostiniani, padre Joseph L. Farrell, ha ripercorso la nascita dell’ordine, avvenuta ottocento anni dopo la morte del santo, in Italia. “Egli è stato certamente – spiega – la fonte della fondazione dell’ordine”. Si è soffermato inoltre sulle Confessioni, che il vescovo di Ippona scrisse non per “confessare la propria peccaminosità”, ma per “professare la propria lode a Dio”. Il priore ha fatto emergere come Agostino dipenda completamente dal dono della grazia di Dio nella sua vita. Ecco che allora il santo comprende ed esercita la contemplazione, ne riconosce la centralità. Comunione di vita, condivisione dei beni e preghiera – che definiva come un “esercizio del desiderio” – sono i tre punti centrali della sua visione, confluiti nella sua regola che dal Nord Africa si è diffusa ovunque. Quello stile di vita ha preceduto la fondazione dell’Ordine stesso. Una regola semplice, composta da soli otto capitoli, per vivere “liberi sotto la grazia”, da cui il titolo del libro nel quale sono raccolti gli scritti del futuro Papa Robert Francis Prevost, che è stato il 96mo priore generale degli agostiniani tra il 2001 e il 2013.

Intervista a Monica Scholz, curatrice della mostra "Tardi ti ho amato"

L’esposizione “Tardi ti ho amato”

Quell’inquietudine di cui parla Conybeare è centrale nell’esposizione “Tardi ti ho amato. Bellezza tanto antica e tanto nuova” curata da Costanza Penna e Monica Scholz-Zappa. L’esposizione è parte del programma della visita papale al Meeting. “Mostrare Agostino – ha approfondito Monica Scholz intervistata dai media vaticani – è mostrare un uomo che durante tutta la sua vita è stato alla ricerca di questa verità e l'ha incontrata e tuttavia non si è calmato, non si è placato. Questa verità ha reso il suo desiderio ancora più appassionato”.

Trasformati da Dio

La studiosa ha spiegato che la mostra invita ogni visitatore a compiere un percorso di ricerca anche attraversando l'errore, riguardandolo, ricomprendendolo e con il desiderio di venire trasformati da Dio. Scholz chiarisce che la mostra si articola in quattro grandi spazi “che sono come quattro approfondimenti, sia biografici che teologici, ma soprattutto di vita, di riflessione personale”. Un altro elemento molto significativo dell'allestimento è la scelta iconografica di Kandinsky. Le opere del pittore riprodotte sui grandi pannelli della mostra raccontano come l’artista parta da una forte ricerca della spiritualità, tanto da avere dei punti di contatto con Agostino. Così quelle celebri tele si trasformano in poetico commento dell’esistenza del santo, e danno forza alle citazioni, ai richiami biografici e ai bellissimi codici offerti allo sguardo dei visitatori.

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22 agosto 2026, 11:30