Colombia, corsa contro il tempo per trovare sopravvissuti
Vatican News
È salito a 288 morti e 4.018 feriti il bilancio del terremoto di magnitudo 7,4 che il 10 agosto ha colpito la Colombia. Cinque giorni dopo il sisma, risultano ancora disperse 202 persone, mentre 354 sono state tratte in salvo. Numeri che continuano ad aggiornarsi man mano che i soccorritori riescono a raggiungere le aree più remote. Secondo l’Unità nazionale per la gestione del rischio di disastri, sono ormai 145.601 le persone coinvolte, appartenenti a oltre 57.000 famiglie, in 448 comuni di 15 dipartimenti. Più di 80.000 abitazioni sono state danneggiate e 12.504 distrutte. Colpiti anche 2.595 centri educativi e 260 strutture sanitarie, oltre a strade, acquedotti, ponti e aeroporti. È il terremoto più forte che abbia colpito il Paese dall’inizio del secolo.
Si continua a cercare la vita
Ma sotto le macerie si continua a cercare la vita. A Cali, a quattro giorni dal terremoto, le squadre di soccorso hanno individuato segnali provenienti da almeno tre persone intrappolate sotto ciò che resta dell’edificio Vanessa, nel sud della città. Gli specialisti hanno udito un grido di aiuto e poi dei colpi in risposta ai richiami dei soccorritori. «Finché c’è vita, dobbiamo continuare a dare priorità a questa speranza», ha detto il difensore civico della città, Gerardo Mendoza. A Pereira, nelle stesse ore, i soccorritori sono riusciti a entrare in contatto con una donna rimasta intrappolata sotto le macerie di un hotel. A oltre 96 ore dal sisma, la finestra per trovare altri sopravvissuti si restringe, ma le operazioni di ricerca sono state prolungate fino a sabato. Alle squadre colombiane si sono aggiunti soccorritori provenienti da Venezuela, Argentina e Israele.
L'ennesima emergenza
Per chi è sopravvissuto comincia intanto un’altra emergenza. Migliaia di persone hanno perso la propria casa e scuole, parchi ed edifici pubblici sono stati trasformati in rifugi temporanei. In alcune delle zone più colpite mancano ancora acqua ed elettricità e gli aiuti governativi faticano a raggiungere le comunità più isolate. «Non c’è un posto dove vivere, abbiamo perso tutto», racconta da un rifugio di Cali Ebert Jonathan Morales, 38 anni, che insieme alla moglie e ai quattro figli deve ricominciare da zero. «Almeno siamo sopravvissuti», dice invece Olga Castro, madre di cinque figli, ospitata da un vicino dopo aver perso la propria abitazione.
Cresce la mobilitazione internazionale
E anche per questo motivo cresce la mobilitazione internazionale. La Banca Mondiale ha stanziato 200 milioni di dollari per sostenere la risposta all’emergenza e porre le basi per la ricostruzione, avviando anche una prima valutazione delle perdite economiche provocate dal sisma. Dagli Stati Uniti sono arrivati altri 11 milioni di dollari di assistenza umanitaria per cibo, sanità, protezione e alloggi, che portano a 26,5 milioni il totale degli aiuti americani annunciati dopo il terremoto. Anche l’Italia ha predisposto un pacchetto di interventi. La Farnesina ha autorizzato 1,5 milioni di euro per la prima risposta all’emergenza, attraverso la Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, il Programma alimentare mondiale e la Fao. Altri 3 milioni di euro saranno destinati, attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, a progetti per rafforzare la resilienza delle comunità e accompagnare la ripresa delle regioni colpite.
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