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Luca Cari accompagna  Papa Francesco tra gli edifici distrutti  di Amatrice il 4 ottobre 2016 Luca Cari accompagna Papa Francesco tra gli edifici distrutti di Amatrice il 4 ottobre 2016 

Amatrice, dieci anni dopo: le voci di chi scavò per salvare vite

A dieci anni dal terremoto del Centro Italia, il libro di Luca Cari raccoglie le testimonianze dei vigili del fuoco che scavarono tra le macerie di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Un racconto corale delle prime ore dell’emergenza, tra vite salvate, dolore e uno straordinario slancio di solidarietà

Eugenio Murrali e Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Dieci anni fa, il 24 agosto 2016, alle 3, 36 e 32 un sisma di magnitudo 6.0 lungo la Valle del Tronto ha fatto tremare il cuore dell’Italia per venti lunghissimi secondi. Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, le loro frazioni, il loro territorio, le loro storie hanno conosciuto distruzione, macerie, 299 vittime, 40mila sfollati. «La polvere è una condanna che sconvolge i contorni delle cose e le rende ambigue e incomprensibili», si legge in Salvare Vite. Il terremoto di Amatrice e del Centro Italia raccontato dai vigili del fuoco (Milano, Mondadori, 2026, pagine 156, euro 18,50), di Luca Cari. L’autore — dirigente del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, che dal 2006 gestisce sul campo la comunicazione in emergenza in Italia e all’estero — è stato testimone e co-protagonista delle operazioni di soccorso di quei giorni interminabili in cui, dice una delle voci a cui Cari affida il racconto, sembrava di «risalire come Sisifo la mia montagna di macerie».


Un racconto corale

La narrazione si concentra sui primi momenti dell’emergenza: «È la situazione — spiega Cari ai media vaticani — che i primi vigili del fuoco arrivati sul posto hanno trovato»: paesi rasi al suolo, un tipo di muratura che il terremoto aveva sbriciolato completamente.  Per l’autore le macerie erano come «fango, acqua che avevano sommerso le vite delle persone». Il libro è un oratorio in dieci voci: «È un racconto corale e questo è il motivo per cui ho deciso di non mettere i nomi dei protagonisti, di segnarli solamente alla fine, proprio perché ognuno di loro potesse rappresentare tutti i vigili del fuoco». Molte le immagini intense del volume. «Il tragitto fino al sepolcro dell’hotel — rivela la terza voce — è stato una “via crucis”, partita dalla chiesa di Sant’Agostino all’inizio del centro storico e con le soste alle singole stazioni per dare udienza alle richieste d’aiuto». E sono molte le fermate della disperazione, della fragilità, della lotta contro il tempo, ma anche quelle della forza e della gioia per una vita salvata contro ogni aspettativa e probabilità. 

Un'umanità che recupera il proprio senso

Cari traccia il profilo di un’umanità che recupera il proprio senso e i propri valori in uno sforzo solidale impressionante nelle ore buie della desolazione. L’amore di chi mette la vita altrui di fronte alla propria — tra le vittime, come tra i soccorritori —, il coraggio di quelle mani che non smettono di scavare, senza dare retta alla paura, alla stanchezza, allo scoraggiamento. «Ho cercato con forza di raccontare — aggiunge Cari — quello che affronta ogni vigile del fuoco quando si trova in queste situazioni e l’impatto emotivo è notevole, seppure ognuno resti concentrato sul lavoro che deve fare, sa che in quel momento la sua mano è l’unica mano che la persona che sta chiedendo aiuto può afferrare per cercare di essere salvato, fallito quell’aggancio non ci sarebbe più nulla da fare». Sono tutte emozioni che, come fa trasparire l’autore, i soccorritori assorbono e dovranno rielaborare successivamente: «Sentimenti che non svaniscono, che al termine dell’intervento ognuno deve dentro di sé collocare e risistemare per poter convivere a volte con dolori che sono strazianti, che ti restano dentro ma che devi poter gestire per essere integro e pronto ad affrontare le situazioni che verranno».

Amatrice, dieci anni dopo
Amatrice, dieci anni dopo

I suoni più strazianti

Nelle prime ore dell’emergenza, uno dei suoni più strazianti, spesso rievocato da Cari, è lo squillo dei telefoni, il diluvio delle richieste di intervento, che dicono la sproporzione fra la possibilità di aiuto che i vigili possono dare in quell’istante e la pressione della disperazione di chi si rivolge alle sale operative. Salvare vite è un equilibrato, denso e incisivo resoconto di una vocazione verso il prossimo e un’asciutta, e per questo tanto più emozionante, significativa, dolente testimonianza di quello che è stato il terremoto della Valle del Tronto. Luca Cari sa che le parole più semplici e aderenti alla verità sanno descrivere quel tempo di sofferenza, a cui nulla bisogna aggiungere, ma anche lo spirito dei soccorsi, che è spirito di fraternità: «Il vigile del fuoco è sempre in gruppo, è sempre squadra. Non è retorica quando si dice che ognuno affida la propria vita nelle mani dell’altro, perché è il gruppo che riesce ad affrontare coeso, stretto, ogni situazione».


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24 agosto 2026, 13:36