Colombia, la preghiera per le vittime del sisma. Acf: cresce la domanda di aiuto
Francesco De Remigis - Città del Vaticano
Con candele, preghiere e inni cristiani, centinaia di colombiani hanno reso omaggio ieri, 28 agosto, alle 331 persone decedute il 10 agosto a causa del terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito le regioni centrali e sud-occidentali della Colombia. L’episodio, a cui sono seguite altre scosse di minore intensità, ha devastato in particolare le comunità di Chocó, Valle del Cauca, Nariño e altre aree del Paese, dove migliaia di famiglie sono ancora in attesa di assistenza e di notizie sulla ricostruzione delle proprie case.
L'appello a tenere accesa la speranza
Come racconta l’agenzia di stampa spagnola Efe, a tenere accesa la speranza e dare prova di resilienza, è stato l'evento di “Preghiera per la Colombia”, seguito da una grande veglia per le vittime e le famiglie colpite dal terremoto. Centinaia di persone si sono date appuntamento - assieme alle autorità, tra cui il Presidente Abelardo de la Espriella e la First Lady Ana Lucía Pineda ed ai rappresentanti religiosi delle chiese cristiane e cattoliche - nella centrale Plaza de Bolívar della capitale Bogotá, risparmiata dagli effetti nefasti della scossa, comunque avvertita anche nei sobborghi della città. La First Lady ha ringraziato, a margine della commemorazione, i donatori internazionali che hanno inviato almeno 640 tonnellate di aiuti umanitari per assistere le persone colpite, così come i donatori nazionali che, solo per Bogotá, ne hanno raccolte circa 2.640 tonnellate.
La testimonianza di Acf: priorità a donne e bambini
Nella capitale colombiana, i media vaticani hanno raggiunto telefonicamente John Orlando, Country Director per la Colombia di Azione Contro la Fame (Acf), l’organizzazione umanitaria presente con una ventina di operatori anche a Quibdó, una delle città epicentro della crisi, nel dipartimento di Chocó, nord-ovest della Colombia, una zona che si affaccia sulla costa dell'Oceano Pacifico e raggiunge il confine con Panama. Il terremoto, già con la prima potente scossa, ha causato anche 4.449 feriti e oltre 400mila sfollati. La macchina degli aiuti si è subito attivata. “Dal primo minuto – racconta Orlando – stiamo valutando la situazione soprattutto nelle zone rurali, dove ci sono moltissime persone colpite e la domanda di cibo e acqua, andando via via sempre più vicino all'epicentro, è crescente". Orlando testimonia come donne e bambini siano prioritari, "perché molte scuole sono state distrutte dal sisma e abbiamo delle équipe che mettono i bimbi in una condizione in cui non restano senza far nulla, perché anche l'aspetto psicologico è importante, poi si organizza l'arrivo di cibo e acqua, ma ne avremo per mesi e mesi".
Gli appelli del Papa
Per avere un'idea più compiuta dell'ampiezza dell'area colpita colpita dal terremoto - 494 comuni, 16 dipartimenti interessati - Orlando fa un paragone lo spazio geografico italiano: “Stiamo parlando di un volume pari almeno a mezza Italia". Soprattutto, spiega il Country Director di Acf, "arrivare in certe zone urbane e rurali è complicato, perché ci sono anche gruppi armati nell'area del Chocó, noi abbiamo il vantaggio, come organizzazione internazionale, di avere questo accesso ai luoghi, ma chiaramente dobbiamo stare attenti. Non è solo la quantità, ma anche il tempo che si impiega per raggiungere certi villaggi". Ci sono poi gli appelli del Papa, di cui Acf testimonia la grande importanza, soprattutto per un Paese come la Colombia, "come tutti i messaggi che arrivano dalla Santa Sede anche attraverso le Diocesi". La vicinanza di Leone XIV ha già assunto una fisionomia precisa con le parole pronunciate all’udienza generale del 12 agosto, per ribadire cordoglio e preghiere per vittime, feriti, e soccorritori e per l’intera popolazione in questo momento di dolore. E anche una vicinanza materiale, con un primo stanziamento urgente di fondi inviato dal Papa tramite il Dicastero per il Servizio della Carità - Elemosineria Apostolica e destinato alle diocesi colpite dal sisma.
10 miliardi di risorse pubbliche per le riparazioni
L'emergenza ha messo a dura prova la capacità di risposta del Paese, in primis quella della classe politica che ha vinto le elezioni lo scorso giugno. Il neo presidente della Colombia, Abelardo de la Espriella, che si è insediato proprio nei giorni scorsi, ha annunciato l'avvio della ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto, illustrando da Quibdó, capoluogo del dipartimento di Chocó, il piano di aiuti alle famiglie e le misure per le abitazioni danneggiate o distrutte. Il governo stima in circa 9,7 miliardi di dollari il costo complessivo dell'operazione di cui si occuperà quello che è stato denominato "Fondo Miracolo". "Il Paese deve sapere dove è stato investito ogni peso", ha affermato De la Espriella, chiedendo trasparenza, procedure rapide e senza ostacoli burocratici. A partire da mercoledì 2 settembre, ha annunciato il capo dello Stato, ciascuna delle 146.188 famiglie colpite riceverà per tre mesi un aiuto mensile di circa 285 dollari, destinato alle spese per l'alloggio, il cibo o altre necessità. Il presidente ha inoltre consegnato le prime 480 tonnellate di materiali per la ricostruzione nel Chocó e annunciato programmi di autoriparazione e autocostruzione assistita, con il supporto di tecnici e professionisti. Le abitazioni con danni minori riceveranno materiali per le riparazioni, quelle recuperabili saranno riabilitate, mentre le case distrutte o dichiarate inagibili saranno sostituite.
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