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Missione di primo soccorso spirituale dell'arcidiocesi di Bogotá nelle zone colpite Missione di primo soccorso spirituale dell'arcidiocesi di Bogotá nelle zone colpite  (©Oficina Arquidiocesana de Comunicaciones, Arquidiócesis de Bogotá)

Caritas Colombia: "Gli aiuti non possono finire quando si spengono i riflettori"

La Chiesa coordina la distribuzione di generi alimentari e medicinali, oltre che l’accoglienza e il sostegno psicologico per oltre 200 mila persone colpite dal terremoto. Monsignor Juan Carlos Barreto Barreto, presidente di Caritas Colombia, invita a mantenere viva la solidarietà anche quando l’attenzione dei media sarà diminuita

Sebastián Sansón Ferrari – Città del Vaticano

"Siamo solidali con quanti stanno vivendo questo momento di sofferenza". Con queste parole monsignor Juan Carlos Barreto Barreto, vescovo di Soacha e presidente di Caritas Colombia, sintetizza l’impegno della Chiesa cattolica di fronte all’emergenza provocata dal terremoto di lunedì 10 agosto, che ha colpito diversi comuni in cinque regioni del Paese. Secondo i dati ufficiali citati dal presidente di Caritas Colombia, sono oltre 200.000 le persone colpite dal sisma. Il bilancio conta più di 300 morti e migliaia di feriti, oltre a gravi danni ad abitazioni, condomini, edifici, ospedali e istituti scolastici. Di fronte a questa situazione, la risposta della Chiesa si è articolata su diversi livelli. Caritas Colombia opera insieme alla Conferenza episcopale e alle Caritas delle diverse circoscrizioni ecclesiastiche, coordinandosi con le autorità locali e nazionali, le organizzazioni della società civile e gli organismi di cooperazione internazionale. "Come Chiesa dobbiamo essere capaci di coordinarci, ma anche di unirci agli sforzi della società civile e dello Stato", spiega monsignor Barreto parlando della campagna "Con la Colombia fino all’ultimo angolo del Paese", che ha mobilitato donazioni in denaro e in beni materiali per assistere le comunità colpite.

Uno dei gruppi della missione "Primo Soccorso Spirituale"
Uno dei gruppi della missione "Primo Soccorso Spirituale"   (©Oficina Arquidiocesana de Comunicaciones, Arquidiócesis de Bogotá)

Una Chiesa organizzata sul territorio

La portata dell’emergenza ha richiesto una risposta coordinata. Caritas Colombia ha incontrato i responsabili della pastorale sociale delle aree maggiormente colpite — circa 14 circoscrizioni ecclesiastiche — per poi coordinare il lavoro con i direttori della pastorale sociale delle 78 circoscrizioni del Paese. A questa rete partecipano anche l’Associazione dei Banchi alimentari della Colombia e il Banco alimentare di Bogotá, mentre le Caritas locali coordinano le proprie attività con le amministrazioni comunali e regionali. A livello nazionale prosegue il dialogo con il governo colombiano e con le istituzioni responsabili della gestione delle emergenze. A ciò si aggiungono i contatti con le Caritas di altri Paesi dell’America Latina, dell’Europa e degli Stati Uniti, nonché con le agenzie di cooperazione internazionale, alle quali è stata illustrata la situazione e richiesto sostegno. La risposta non si limita alla distribuzione degli aiuti. Caritas mantiene informati sacerdoti, religiosi e comunità parrocchiali attraverso i rapporti ufficiali sulle vittime e sui danni, promuove giornate di preghiera e invita la popolazione a contribuire con donazioni in denaro e in beni materiali.


Alimenti, riparo e medicinali

In queste prime settimane la priorità è l’alimentazione. Ma le necessità sono molte altre: tende, materassi e strumenti per la preparazione dei pasti sono tra le richieste che arrivano dai territori. Molte persone sono ancora costrette a rimanere fuori dalle proprie abitazioni, alcune completamente distrutte, altre gravemente danneggiate. Servono inoltre medicinali, mentre la Pastorale della salute ha attivato una linea di sostegno psicologico, affidata a professionisti che offrono accompagnamento umano nel pieno dell’emergenza. Per monsignor Barreto, questa prima risposta è stata possibile grazie alla solidarietà manifestatasi sia all’interno sia all’esterno della Colombia. Le risorse ricevute hanno consentito di far fronte alle necessità più immediate: garantire cibo e un luogo dove trascorrere la notte. "Siamo molto grati e molto soddisfatti della risposta che finora abbiamo ricevuto", ci racconta. Il presidente di Caritas Colombia avverte però che l’emergenza non finirà quando diminuirà l’attenzione dei mezzi di comunicazione.


"Gli aiuti non devono limitarsi soltanto a queste prime settimane"

Uno degli appelli principali di monsignor Barreto riguarda proprio la necessità di mantenere nel tempo la solidarietà. "In queste prime settimane spesso i riflettori dei media sono puntati sull’emergenza", spiega, ma successivamente arriveranno sfide molto più durature: ricostruire scuole, università e ospedali, oltre alle abitazioni, alle parrocchie e alle chiese danneggiate. "Dobbiamo perseverare in questo impegno di solidarietà, che deve essere mantenuto nel tempo", insiste. Caritas Colombia ha già predisposto un piano coordinato, che verrà adattato alle esigenze dei singoli territori. La prima fase prevede aiuti alimentari, materiale sanitario e quanto necessario affinché le persone possano avere un luogo dove riposare durante la notte. In seguito sarà necessario intervenire per ripristinare la normalità negli istituti scolastici e ricostruire le abitazioni, alcune integralmente e altre solo in parte. L’esperienza maturata da Caritas Colombia nella gestione delle emergenze, dal conflitto armato alle catastrofi naturali e alle alluvioni, rappresenta uno strumento importante per affrontare questa nuova crisi. Allo stesso tempo, l’organizzazione intende fare tesoro dell’esperienza delle altre Caritas e integrare il proprio lavoro con quello dello Stato e della società civile. L’obiettivo, spiega il vescovo di Soacha, è realizzare un’azione "coordinata, ordinata e adeguata alle necessità".

Immagine ripresa da un drone di una chiesa danneggiata dal terremoto a Quimbaya, in Colombia, il 18 agosto 2026
Immagine ripresa da un drone di una chiesa danneggiata dal terremoto a Quimbaya, in Colombia, il 18 agosto 2026   (LUISA GONZALEZ)

Anche il "primo soccorso" è spirituale

Nel quadro della risposta umanitaria, la Chiesa ha voluto prendersi cura anche di un’altra dimensione della sofferenza: quella a cui non bastano cibo, medicinali o un tetto. Nell’intervista monsignor Barreto ricorda l’iniziativa dell’arcidiocesi di Bogotá, che ha inviato 80 sacerdoti nei territori maggiormente colpiti per offrire un "Primo soccorso spirituale: anche questo è molto importante", sottolinea. La missione è iniziata ufficialmente il 19 agosto. I sacerdoti, organizzati in gruppi e in coordinamento con i vescovi delle diocesi locali, si sono recati a Pereira, Cali, Palmira, Cartago, Buga e Buenaventura. La loro missione è semplice e, allo stesso tempo, profonda: incontrare le persone colpite, ascoltarle, parlare con loro, pregare insieme e offrire il sacramento della Riconciliazione. Si tratta di accompagnare quanti stanno attraversando lo smarrimento e il dolore dopo aver perso la propria casa, i propri beni, i luoghi della vita quotidiana e, in alcuni casi, anche i propri cari. Il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá, ha spiegato che proprio questi primi giorni sono quelli in cui emergono gli interrogativi e le sfide più grandi per le comunità colpite. Per questo i sacerdoti cercano di andare loro incontro per trasmettere una certezza: la Chiesa li ama e Cristo rimane accanto a loro. "Ciò che cerchiamo è vedere Cristo sofferente in mezzo alle comunità e accompagnarle con una parola di speranza", ha affermato il cardinale Rueda. Questa missione spirituale si inserisce così nella risposta che Caritas Colombia sta portando avanti a livello nazionale: una Chiesa che cerca di condividere non soltanto risorse materiali, ma anche "la preghiera, la vita e la speranza".

Un’attenzione particolare ai bambini

L’emergenza ha accresciuto anche la vulnerabilità dei bambini e degli adolescenti. La perdita dei genitori, la separazione dai nuclei familiari e l’impossibilità di tornare nelle proprie abitazioni possono esporli a situazioni di emarginazione, tratta e altre forme di sfruttamento. Per monsignor Barreto, la risposta deve tenere conto anche di questa dimensione, a partire dalla cosiddetta cultura della cura. Caritas Colombia cerca di conoscere le situazioni concrete presenti nei diversi territori, attraverso il dialogo con le circoscrizioni ecclesiastiche, per offrire una risposta integrale che comprenda anche la tutela dei minori.


"Il Signore cammina al nostro fianco"

Di fronte a un’emergenza dalla quale riprendersi richiederà tempo, il presidente di Caritas Colombia guarda alla solidarietà che si è già messa in moto. Il suo ringraziamento va al popolo colombiano, alle Caritas che hanno inviato aiuti, alle organizzazioni di cooperazione internazionale e all’intera comunità internazionale. Ai governanti chiede inoltre che, "al di là delle ideologie", sappiano concentrare i propri sforzi sull’assistenza umanitaria. Rivolge poi un pensiero particolare a quanti sostengono concretamente l’azione della Chiesa nei territori: vescovi, sacerdoti, religiosi, comunità parrocchiali e operatori della Caritas. "Sappiamo che per loro sono momenti difficili", riconosce, ma, aggiunge, "il Signore rafforza l’animo di quanti confidano in lui". La risposta al terremoto si presenta dunque come un cammino appena iniziato. Prima gli alimenti, un riparo, i medicinali e l’accompagnamento. Poi la ricostruzione e il recupero dell’autonomia. E, durante tutto il percorso, una presenza pastorale chiamata a rimanere accanto a chi soffre. "Sappiamo che il Signore cammina al nostro fianco e ci invita a continuare a camminare insieme", conclude monsignor Juan Carlos Barreto Barreto.

Articolo realizzato in collaborazione con l’Ufficio arcidiocesano delle comunicazioni di Bogotá.


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22 agosto 2026, 09:40