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In gran parte donne e bambini, sono morti dopo essere rimasti intrappolati per oltre due mesi nel deserto del nord del Paese In gran parte donne e bambini, sono morti dopo essere rimasti intrappolati per oltre due mesi nel deserto del nord del Paese 

Sudan, tragedia nel deserto: ritrovati i corpi di 33 persone

Dopo oltre due mesi dalla morte, il ritrovamento è avvenuto soltanto nei giorni scorsi, accanto al veicolo fermo tra Mellit, nel Darfur settentrionale, e lo Stato del Nord. Tra le vittime c'è anche un'insegnante con cinque dei suoi figli: stava cercando di raggiungere il nord del Paese per permettere ai bambini di riprendere gli studi, interrotti da oltre quattro anni di guerra

Vatican News

Viaggiavano su un autobus partito a metà maggio dal Darfur meridionale, ma il mezzo si è guastato lungo la rotta verso Al Dabba e per i passeggeri non c'è stato scampo: così 33 persone, in gran parte donne e bambini, sono morte dopo essere rimaste intrappolate nel deserto del nord del Sudan. Erano lì, ferme, nel silenzio del mondo, da oltre due mesi.

Il ritrovamento dei 33 corpi

I corpi sono stati ritrovati soltanto nei giorni scorsi, accanto al veicolo fermo tra Mellit, nel Darfur settentrionale, e lo Stato del Nord. Tra le vittime c'è anche un'insegnante con cinque dei suoi figli: stava cercando di raggiungere il nord del Paese per permettere ai bambini di riprendere gli studi, interrotti da oltre quattro anni di guerra. Secondo i familiari, la maggior parte dei passeggeri erano donne accompagnate da bambini piccoli, morti di sete nel deserto.

Prosegue il dialogo tra Egitto e Usa sul Sudan

Così, mentre il conflitto continua a provocare tragedie anche lontano dal fronte, la crisi sudanese è stata al centro di colloqui al Cairo tra il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, e il consigliere del presidente Usa, Donald Trump, per gli Affari arabi e africani, Massad Boulos. Abdelatty ha ribadito la necessità di raggiungere un cessate il fuoco duraturo, rafforzare gli aiuti umanitari e avviare un processo politico inclusivo guidato dai sudanesi. Da parte sua, Washington ha confermato l'intenzione di mantenere uno stretto coordinamento con l'Egitto sul dossier sudanese, insieme a quelli di Libia, Libano e Corno d'Africa.

Gli occhi su El Obeid

La situazione più urgente continua a riguardare El Obeid, capitale dello Stato del Kordofan settentrionale e una delle città più importanti del Sudan centrale perché si trova lungo le direttrici che collegano Khartum, il Darfur e il sud del Paese. Il 3 luglio l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, intervenendo al Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra, aveva detto che i segnali sono "chiari e inequivocabili": in Sudan si sta consumando "un’altra catastrofe in materia di diritti umani". Pochi giorni dopo, Save the Children ha riferito di oltre 5.500 i bambini costretti a lasciare le proprie case nelle ultime due settimane a causa dell'escalation delle violenze a El Obeid. Gli sfollati nella città e nelle aree circostanti hanno ormai superato le 11.000 persone. L'organizzazione avverte inoltre che fino a mezzo milione di civili rischia di rimanere coinvolto nelle ostilità: gli attacchi con droni, la distruzione di infrastrutture essenziali e il progressivo isolamento della città stanno aggravando una crisi umanitaria già drammatica. Dimenticata da tutti, ma ancora la più grave a livello internazionale.

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20 luglio 2026, 08:33