La situazione nel campo profughi di al-Rahmaniyah, vicino ad El-Obeid La situazione nel campo profughi di al-Rahmaniyah, vicino ad El-Obeid  (AFP or licensors)

Sudan, 5.500 bambini in fuga da El-Obeid. Lega Araba: è catastrofe umanitaria

Save the Children chiede un intervento urgente per garantire la protezione dei civili, un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e un maggiore sostegno alle famiglie sfollate nel Kordofan settentrionale e nel resto del Paese. L'organizzazione sottolinea come i minori rappresentino circa il 55% degli sfollati del Sudan, oggi teatro della più grave crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case dall'inizio della guerra nell'aprile 2023

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Sono oltre 5.500 i bambini costretti a lasciare le proprie case nelle ultime due settimane a causa dell'escalation delle violenze a El Obeid, nel Kordofan settentrionale, in Sudan. L'allarme arriva da Save the Children, secondo cui gli sfollati nella città e nelle aree circostanti hanno ormai superato le 11.000 persone. L'organizzazione avverte inoltre che fino a mezzo milione di civili rischia di rimanere coinvolto nelle ostilità: gli attacchi con droni, la distruzione di infrastrutture essenziali e il progressivo isolamento della città stanno aggravando una crisi umanitaria già drammatica.

Una "imminente catastrofe umanitaria"

E che anche la Lega Araba non esita a definire una "imminente catastrofe umanitaria", denunciando così l'assedio imposto dalle Forze di Supporto Rapido (Rsf) e i continui bombardamenti contro mercati, scuole, ospedali e reti idriche ed elettriche. El Obeid rappresenta uno snodo strategico per gli aiuti umanitari e i collegamenti commerciali tra il centro del Sudan e il Darfur. Ora, la chiusura delle principali vie di accesso, unita all'inizio della stagione delle piogge e all'epidemia di colera nel Kordofan, con oltre 300 casi confermati, rischia di lasciare migliaia di persone senza acqua, cure mediche e beni essenziali.

L'appello della Santa Sede

Lo scorso 3 luglio la Santa Sede aveva espresso “grave preoccupazione” per il rapido deterioramento della situazione umanitaria e della sicurezza a El Obeid e nelle aree circostanti del Sudan. Nel suo intervento, monsignor Ettore Balestrero, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, aveva richiamato la comunità internazionale alle proprie responsabilità, ricordando quanto accaduto a El Fasher e sottolineando la necessità di impedire che una simile tragedia si ripeta. Balestrero ha ribadito che il diritto internazionale umanitario vincola tutte le parti coinvolte nel conflitto senza eccezioni e che la protezione dei civili, dei luoghi di culto, degli ospedali, degli sfollati e degli operatori umanitari rappresenta un obbligo imprescindibile anche in tempo di guerra.

La necessità di un intervento urgente

Di fronte a questo scenario, Save the Children chiede un intervento urgente per garantire la protezione dei civili, un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e un maggiore sostegno alle famiglie sfollate nel Kordofan settentrionale e nel resto del Paese. L'organizzazione sottolinea come i minori rappresentino circa il 55% degli sfollati del Sudan, oggi teatro della più grave crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case dall'inizio della guerra nell'aprile 2023.

Proseguono gli scontri sul terreno

Anche il "War Museum" a nord di Khartoum è stato danneggiato dagli attacchi
Anche il "War Museum" a nord di Khartoum è stato danneggiato dagli attacchi   (AFP or licensors)

Anche perché, nel frattempo, sul terreno il conflitto continua a provocare vittime. Nel Kordofan settentrionale almeno 15 civili sono stati uccisi in due attacchi con droni contro veicoli civili, uno dei quali trasportava persone dirette a un matrimonio e l'altro era carico di rifornimenti d'acqua, come riferito dal gruppo per i diritti umani Emergency Lawyers. Nel nord del Paese, inoltre, altre 15 persone hanno perso la vita nel crollo di una miniera d'oro artigianale nell'area di Wadi Halfa, un incidente che evidenzia anche le conseguenze economiche e sociali della guerra, nonché lo stato in cui si ritrovano a dover lavorare oggi i sudanesi.

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08 luglio 2026, 10:21