Pakistan, continua il rimpatrio forzato dei migranti afghani
Federico Piana- Città del Vaticano
Chaman è una città di frontiera distante 60 chilometri da Quetta, capoluogo del Belucistan pakistano. In pochi anni è diventata il principale snodo di raccolta e di espulsione di migliaia di migranti afghani che vengono rispediti nel proprio Paese senza tanti complimenti: uomini, donne, bambini, intere famiglie. Spesso, nei campi di transito dove vengono ospitati prima di spingerli ad attraversare il confine per approdare nella cittadina afghana di Spin Boldak, vengono tenuti in catene. Stesso copione che si sta svolgendo a Torkham, altro punto di frontiera che si trova nella provincia di Khyber, a nord ovest del Pakistan. Da questa cittadina, in alcuni giorni di questo mese di luglio, sarebbero stati rimpatriati oltre 10.000 migranti afghani, il triplo rispetto ai numeri di maggio e giugno, come confermano i dati delle stesse autorità locali.
Rimpatri forzati
Un fenomeno, questo dei rimpatri forzati, che recentemente le Nazioni Unite hanno definito «una delle più gravi emergenze umanitarie dell’anno». Un dramma iniziato nel 2023 con una campagna governativa che piano piano ha permesso alle autorità pakistane di far rientrare, fino ad ora, 2, 56 milioni di cittadini afghani, 260.000 dei quali formalmente deportati visto che non hanno ceduto, come gli altri, alle pressioni di arresti ed espulsioni e non hanno voluto lasciare spontaneamente la nazione.
Donne sole e bambini
Chi non vuole andarsene viene fermato, arrestato ed inviato al confine anche con poco preavviso. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) denunciano che tra i rimpatriati ci sono anche bambini, donne sole, anziani e persone che solo formalmente sono afghane e che per tutta lo loro vita sono vissute in Pakistan. Ad essere presi di mira sono sopratutto coloro i quali sono senza documenti, hanno il visto scaduto o possiedono un status temporaneo.
Pericoloso rientrare
Rientrare in Afghanistan, comunque, diventa estremamente pericoloso perché tra gli espulsi ci sono ex dipendenti del precedente governo afghano, ex membri delle forze di sicurezza, giornalisti, attivisti, giudici e donne impegnate nella vita pubblica che, sostengono molte organizzazioni umanitarie, potrebbero subire ritorsioni o discriminazioni dal governo talebano.Una volta passata la frontiera, i villaggi di confine afghani non sono in grado di fornire un’assistenza adeguata a un numero di migranti che ogni giorno cresce sempre di più. Nei centri d’ accoglienza, quando ci sono, l’Unhcr e l’Oim cercano di aiutare il più possibile mettendo in campo anche sostegni economici per i nuclei familiari più deboli.
Cibo e acqua
Per i primi giorni, i rimpatriati ricevono sostegno alimentare, kit medici e riescono anche a farsi visitare da un dottore. Ma poi più nulla: secondo la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa scarseggiano acqua potabile, cibo, ritiri temporanei, sostegno psicologico ed assistenza sanitaria. L’Afghanistan versa in una condizione di grave crisi economica e difficilmente potrà far fronte all’emergenza generata dai rientri forzati.
Nuovo giro di vite
Poco meno di una settimana fa, il ministero dell’interno pakistano ha impresso un ennesimo giro di vite alla campagna contro gli immigrati irregolari del 2023 diramando un nuovo ordine con il quale «impone alle forze di sicurezza di arrestare immediatamente qualsiasi cittadino afghano residente nel Paese senza un visto valido». Le amministrazioni locali, recita il provvedimento, saranno tenute non solo a trattenere «gli immigrati privi di documenti ma anche a presentare quotidianamente un rapporto dettagliato sul numero degli arresti, le misure punitive adottate e la situazione relativa al loro ricollocamento». Il governo pakistano giustifica questo provvedimento con l’obiettivo di far rispettare le leggi sull’immigrazione in un contesto «di crescente violenza insurrezionale sul territorio» che sarebbe fomentata e sostenuta dai talebani afghani.
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