Migranti afghani nel campo di trattenimento di Chaman, città alla frontiera con il Pakistan Migranti afghani nel campo di trattenimento di Chaman, città alla frontiera con il Pakistan

Pakistan, continua il rimpatrio forzato dei migranti afghani

Uomini, donne, anziani, bambini: sono migliaia gli afghani immigrati in Pakistan che le autorità stanno arrestando e rimandando nel proprio Paese di origine nell'ambito di una campagna contro l'immigrazione irregolare che dura orami da diverso tempo. Nei campi di accoglienza al di là del confine con l'Afghanistan iniziano a scarseggiare acqua, cibo, medicine. L'Onu: una delle più gravi crisi umanitarie del 2026

Federico Piana- Città del Vaticano

Chaman è una città di frontiera  distante 60 chilometri da Quetta, capoluogo del Belucistan pakistano. In pochi anni è diventata il principale snodo di raccolta e di espulsione di migliaia di migranti afghani che vengono rispediti nel proprio Paese senza tanti complimenti: uomini, donne, bambini, intere famiglie. Spesso, nei campi di transito dove vengono ospitati prima di spingerli ad attraversare il confine per approdare nella cittadina afghana di  Spin Boldak, vengono tenuti in catene. Stesso copione che si sta svolgendo a Torkham, altro punto di frontiera che si trova nella provincia di Khyber, a nord ovest del Pakistan. Da questa cittadina, in alcuni giorni  di questo mese di luglio, sarebbero stati rimpatriati oltre 10.000  migranti afghani, il triplo rispetto ai numeri di maggio e giugno, come  confermano i dati delle stesse autorità locali.

Rimpatri forzati

Un fenomeno, questo dei rimpatri forzati, che recentemente le Nazioni Unite hanno definito «una delle più gravi emergenze umanitarie dell’anno». Un dramma iniziato nel 2023 con una campagna governativa che piano piano ha permesso alle autorità pakistane di far rientrare, fino ad ora, 2, 56 milioni di cittadini afghani, 260.000  dei quali formalmente deportati visto che non hanno ceduto, come gli altri, alle pressioni di arresti ed espulsioni e non hanno voluto lasciare spontaneamente la nazione.

Donne sole e bambini

Chi non vuole andarsene viene fermato,  arrestato ed inviato al confine anche con poco preavviso. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) denunciano che tra i rimpatriati ci sono anche bambini, donne sole, anziani  e persone che solo formalmente sono afghane e che per tutta lo loro vita sono vissute in Pakistan. Ad essere presi di mira sono sopratutto coloro i quali sono senza documenti, hanno il visto scaduto o possiedono un status temporaneo.

Alcuni migranti afghani nel campo di Chaman attendono di essere rimpatriati
Alcuni migranti afghani nel campo di Chaman attendono di essere rimpatriati   (ANSA)

Pericoloso rientrare

Rientrare in Afghanistan, comunque, diventa estremamente pericoloso perché tra gli espulsi ci sono ex dipendenti del precedente governo afghano, ex membri delle forze di sicurezza, giornalisti, attivisti, giudici e donne impegnate nella vita pubblica che, sostengono molte organizzazioni umanitarie, potrebbero subire ritorsioni o discriminazioni dal governo talebano.Una volta passata la frontiera, i villaggi di confine afghani non sono in grado di fornire un’assistenza adeguata a un numero di migranti che ogni giorno cresce sempre di più. Nei centri d’ accoglienza, quando ci sono, l’Unhcr e l’Oim cercano di aiutare il più possibile mettendo in campo anche sostegni economici per i nuclei familiari più deboli.

Cibo e acqua

Per i primi giorni, i rimpatriati ricevono  sostegno alimentare, kit medici e riescono anche a farsi visitare da un dottore. Ma poi più nulla: secondo la Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa scarseggiano acqua potabile, cibo, ritiri temporanei, sostegno psicologico ed assistenza sanitaria. L’Afghanistan versa  in una condizione di grave crisi economica e difficilmente potrà far fronte all’emergenza  generata dai rientri forzati.

Alcuni migranti vengono tenuti in catene
Alcuni migranti vengono tenuti in catene   (ANSA)

Nuovo giro di vite

Poco meno di una settimana fa, il ministero dell’interno pakistano ha impresso un ennesimo giro di vite alla campagna contro gli immigrati irregolari del 2023 diramando un nuovo ordine con il quale «impone alle forze di sicurezza di arrestare immediatamente qualsiasi cittadino afghano residente nel Paese senza un visto valido». Le amministrazioni locali, recita il provvedimento,  saranno tenute non solo a trattenere «gli immigrati privi di documenti ma anche a presentare quotidianamente un rapporto dettagliato sul numero degli arresti, le misure punitive adottate e la situazione relativa al loro ricollocamento». Il governo pakistano giustifica questo provvedimento con l’obiettivo di far rispettare le leggi sull’immigrazione in un contesto «di crescente violenza insurrezionale  sul territorio» che sarebbe fomentata e sostenuta dai talebani afghani.

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15 luglio 2026, 13:48