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"L’allarme è ciclico e adesso purtroppo sta succedendo di nuovo", confermano dall’estremo sud-est dell’isola, don Luca Fornaciari e don Francesco Meloni "L’allarme è ciclico e adesso purtroppo sta succedendo di nuovo", confermano dall’estremo sud-est dell’isola, don Luca Fornaciari e don Francesco Meloni 

Madagascar, tra i resort di Nosy Be dove spariscono bambini e si vive di nulla

La polizia malgascia nel suo ultimo report parla di 172 persone scomparse in un anno e 91 di esse sono bambini. Omicidi mirati e poi l’orrore. I numeri di mese in mese crescono e da giugno ad oggi i rapimenti sono diventati quasi quotidiani. L’ultima volta è accaduto pochi giorni fa proprio a Nosy Be: due bambine di 8 e 13 anni non si trovano più

di Ilaria De Bonis

I bambini spariscono nel nulla dall’isola africana del Madagascar. Come risucchiati da dentro, dalla sabbia e dai vicoli stretti dei villaggi poveri, sulla costa d’oro dell’Oceano Indiano. I più piccoli rischiano molto e il terrore del traffico di organi torna a serpeggiare. 

172 persone scomparse di cui 91 sono bambini

Spariscono due a due, a volte in gruppetti, a volte soli. I genitori non li vedono più tornare a casa: il terrore li assale. Spariscono dalla capitale Antananarivo, ma anche dal paradiso d’acqua cristallina di Nosy Be, l’isola nell’isola, dove i resort sono bolle per turisti da 2.000 dollari a settimana. «L’allarme è ciclico e adesso purtroppo sta succedendo di nuovo», confermano dall’estremo sud-est dell’isola, don Luca Fornaciari e don Francesco Meloni, fidei donum rispettivamente a Manakara e Analavoka. «I rapimenti di bambini, e di giovani, sono una ferita: la conferma arriva dalle inchieste sul traffico internazionale di organi, è questo il motivo delle sparizioni», ci spiega al telefono da Manakara don Luca, che ha coronato un sogno: aprire un campus universitario per dare un futuro vero ai ragazzi della regione.  La polizia malgascia nel suo ultimo report parla di 172 persone scomparse in un anno e 91 di esse sono bambini. Omicidi mirati e poi l’orrore. I numeri di mese in mese crescono e da giugno ad oggi i rapimenti sono diventati quasi quotidiani. L’ultima volta è accaduto pochi giorni fa proprio a Nosy Be: due bambine di 8 e 13 anni non si trovano più.

"Non si può rimanere meri spettatori"

«Confermo che è successo in uno dei villaggi dell’isola di Nosy Be. Mia madre che vive lì è testimone che le due bambine sono state prelevate da qualcuno. Ed è una cosa frequente: le famiglie hanno paura», ci spiega dall’estremo sud del Madagascar un operatore umanitario e cooperante locale, Claudio Orange, che lavora con la onlus italiana Support and Sustain Children. Monsignor Jean Pascal Andriantsoavina, vescovo di Antsirabe, è intervenuto su questo orrore: «Non possiamo rimanere meri spettatori di fronte alla tragica realtà di queste ondate di uccisioni che avvengono qui e là e i cui colpevoli restano», ha detto. 

Il ruolo dei vescovi

La Conferenza episcopale malgascia si chiede chi tragga beneficio da tutto ciò.  I militari golpisti al potere, subentrati alla gestione del presidente Andry Rajoelina, dopo la rivolta di popolo della GenZ di ottobre 2025, appaiono inefficaci. Non riescono mettere mano all’orrore. Nella capitale Antananarivo hanno mobilitato 1.500 funzionari di polizia per controllare strade e vicoli, notte e giorno. Ma il resto dell’isola (eccetto le zone blindate, per turisti occidentali) è privo di difesa. «Quando le persone sentono che le inchieste non si muovono abbastanza velocemente e che i responsabili di questi crimini non vengono identificati, o sono sempre più sfacciati, la paura cresce ben oltre i casi individuali», commenta in una intervista con Radio France Internationale, Ketakandriana Rafitoson, di Transparency International.  In effetti dietro la compravendita e il prelievo illegale di parti del corpo, e la sparizione orribile dei bambini, c’è il vuoto di uno Stato latitante. Che qualcuno dice connivente. Le promesse fatte ai giovani in rivolta oggi sembrano destinate a essere lettera morta.

"Tutto cambia per non cambiare mai"

In Madagascar tutto «cambia per non cambiare mai», confermano i nostri missionari. «Il popolo è mite, ha sempre subito le angherie dei potenti e ad ottobre scorso aveva trovato la forza di rialzare la testa per deporre un despota», dicono. Ma evidentemente la fiducia nei militari è stata mal riposta. La povertà, la mancanza di elettricità, l’acqua razionata, le serate trascorse al buio e con poco cibo nel piatto, sono una costante.  «Tutto scorre come prima delle rivolte, anche peggio di prima», ci spiega Arianna Martini, fondatrice della onlus Support and Sustain Children.  Il golpe non sposta di una virgola il destino dei giovani. Il paradosso dell’isola ambita è che i poveri vivono senza acqua e senza luce, mentre tutta l’acqua è convogliata verso i resort da sogno, forniti di spa e confort. È per questo che ogni progetto finalizzato all’emersione dal pantano della disoccupazione, vale oro. «Quello che siamo riusciti a fare è stato un miracolo e anche un grande impegno economico grazie alla Cei: abbiamo realizzato una università cattolica che si chiama A.L.B.A con un acronimo, dove si studia soprattutto agraria», ci spiega ancora don Luca Fornaciari.   Il nuovo ateneo di Farafangana è ricavato dalla ristrutturazione del Seminario minore grazie ai fondi dell’8 per mille. La prossima scommessa è farne un polo di studi e ricerche sull’economia del mare: affinché l’isola possa essere davvero fonte di sviluppo e crescita, non più legata agli orrori dei traffici di esseri umani, generati da ingiustizie ed estrema povertà. 

Soldati malgasci presso la capitale, Antananarivo
Soldati malgasci presso la capitale, Antananarivo   (AFP or licensors)

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29 luglio 2026, 13:07