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La devastazione a Toamasina  (AFP or licensors) La devastazione a Toamasina (AFP or licensors)

Madagascar, "Azione contro la fame" in prima linea per offrire un futuro dopo Gezani

Nel Paese devastato del ciclone, oltre ai danni materiali, "sono soprattutto le condizioni di vita delle famiglie ad essere state profondamente destabilizzate", persone che "in poche ore" hanno perso tutto. È uno scenario di devastazione quello che da Toamasina descrive Rija Randrianarisoa, responsabile delle emergenze nel Paese africano per l'ong, che nell'isola dell'Oceano Indiano opera dal 2012

Giada Aquilino - Città del Vaticano

Al di là dei danni materiali per il passaggio del ciclone Gezani, «sono soprattutto le condizioni di vita delle famiglie ad essere state profondamente destabilizzate», gente che «in poche ore» ha perso casa, beni essenziali e fonti di reddito. È uno scenario di devastazione quello che spinge Azione contro la fame a lanciare un appello a «mantenere» alta l’attenzione sul Madagascar, soprattutto in un momento di tagli nei finanziamenti globali agli aiuti allo sviluppo: lo fa attraverso Rija Randrianarisoa, responsabile delle emergenze nel Paese africano. L’operatore umanitario si trova a Toamasina, nella parte nord orientale della nazione insulare dell’Oceano Indiano, una delle aree più colpite dal ciclone. Intense piogge e raffiche di vento fino a 250 km orari si sono abbattute sulla seconda città del Madagascar il 10 febbraio scorso, provocando almeno 62 morti e 800 feriti, mentre 13 persone sono ancora disperse, tra le macerie e il fango di inondazioni e frane.

Toamasina allagata per il passaggio del ciclone Gezani   (AFP or licensors)
Toamasina allagata per il passaggio del ciclone Gezani (AFP or licensors)   (AFP or licensors)

L’Onu ha riferito che 35.000 persone sono state sfollate e 382.000 necessitano di aiuti umanitari urgenti; 25.000 le case distrutte, come  pure più di 750 aule scolastiche. «Gezani ha colpito la costa est con un’intensità molto elevata, causando gravi distruzioni, in particolare nei distretti di Toamasina I e II, dove risiede una popolazione di circa 400.000 abitanti», spiega il responsabile delle emergenze in Madagascar per Azione contro la fame. «Oggi la città porta ancora segni molto visibili della catastrofe: migliaia di abitazioni sono state distrutte o gravemente danneggiate, numerosi quartieri restano sommersi dai detriti e una parte delle infrastrutture essenziali — servizi idrici o legati all’elettricità, strade secondarie — è tutt’ora gravemente compromessa».

La frequenza dei fenomeni estremi

Si tratta di un’area frequentemente interessata dai cicloni tropicali. All’inizio di questo mese, l’isola era già stata colpita nel nord-ovest da Fytia, che aveva causato almeno 7 vittime e oltre 20.000 sfollati. Era stato Papa Leone XIV a ricordarlo, all’Angelus del 15 febbraio, esprimendo la propria vicinanza alle popolazioni colpite dai due cicloni e pregando per le vittime e i loro familiari e per quanti hanno subito gravi danni, mentre tutte le diocesi, tramite le Caritas, si mobilitavano per avviare raccolte di cibo, vestiti, offerte.

Gezani si è poi abbattuto anche sul Mozambico: pur rimanendo a 50 km dalla costa, ha causato la morte di almeno 4 persone e provocato ingenti danni nell’area di Inhambane.

Abitanti di Toamasina riparati in una scuola per sfuggire alla furia delle acque   (AFP or licensors)
Abitanti di Toamasina riparati in una scuola per sfuggire alla furia delle acque (AFP or licensors)   (AFP or licensors)

«Il cambiamento climatico intensifica la frequenza e la potenza delle tempeste tropicali nell’Oceano Indiano». Per quanto riguarda il Madagascar, «la vulnerabilità strutturale  gioca un ruolo determinante: gran parte della popolazione vive in abitazioni precarie, spesso situate in zone inondabili o esposte a venti violenti», fa presente Randrianarisoa. Peraltro si vivono «crisi correlate — economiche, alimentari e climatiche — che riducono» la capacità della gente «di riprendersi tra una catastrofe e l’altra». In ottobre, dopo due settimane di proteste popolari guidate dai giovani della cosiddetta “GenZ” contro corruzione, povertà e gravi carenze di acqua ed elettricità, il capo dello Stato, Andry Rajoleina, è stato deposto da un intervento delle forze armate. Subito dopo, il colonnello Michael Randrianirina ha prestato giuramento come presidente di transizione per quello che, nelle sue dichiarazioni, dovrebbe essere un mandato di 18-24 mesi.

Il contesto già fragile

«Il ciclone è intervenuto in un contesto già fragile, segnato da difficoltà economiche, carenze di acqua ed elettricità e da un clima sociale che si è fatto sempre più teso negli ultimi mesi. Molte persone esprimono oggi una stanchezza di fronte a crisi ricorrenti», nella paura «di non riuscire a ritrovare una stabilità duratura». La ricostruzione dunque non dovrà implicare soltanto la rimozione delle macerie o la riedificazione di muri e infrastrutture, ma anche il rafforzamento della resilienza delle comunità che vivono sotto rischio costante. Al momento però «le popolazioni sfollate o ospitate da parenti vivono ancora in condizioni di grande precarietà, con un accesso limitato ai servizi di base».

In Madagascar si fa la conta dei danni dopo il ciclone Gezani   (AFP or licensors)
In Madagascar si fa la conta dei danni dopo il ciclone Gezani (AFP or licensors)   (AFP or licensors)

Vivere senza un alloggio sicuro «espone le famiglie alle intemperie, alle malattie e all’insicurezza», tenendo presente che molte di loro «dipendevano da piccoli commerci, dalla pesca o da attività secondarie che sono state interrotte dal ciclone», in un Paese al 183° posto nell’Indice di sviluppo umano dell’Onu, su 193 nazioni. «Anche le malattie di origine idrica e respiratoria rappresentano una preoccupazione importante, in particolare per i bambini».

Azione Contro la Fame, che in Madagascar opera dal 2012, punta a «soddisfare i bisogni primari, consentendo al contempo una rapida ripresa della vita quotidiana» e delle attività economiche. Distribuiti kit da cucina e per l’igiene, nonché teloni, equipaggiamenti per le riparazioni e la ricostruzione, installate stazioni per la potabilizzazione dell’acqua, predisposti sostegni economici per le priorità essenziali. «Durante una distribuzione — racconta Randrianarisoa — abbiamo incontrato una madre di famiglia la cui casa era stata completamente distrutta dal ciclone. Era riuscita a mettere i suoi figli al riparo presso la casa dei vicini, ma aveva perso tutti i suoi beni e la piccola attività che costituiva per loro l’unica fonte di reddito. Quando le abbiamo spiegato che avrebbe ricevuto un trasferimento monetario per ricostruire e rilanciare progressivamente la sua attività, ci ha detto: “Non è soltanto un aiuto, è la possibilità di ricominciare”».

 

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01 marzo 2026, 10:35