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Il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo a Firenze nel 2023 Il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo a Firenze nel 2023 

Giovani del Mediterraneo, la pace si costruisce con l'incontro

Per costruire un legame concreto, il Consiglio sta puntando su progetti capaci di mettere in contatto diretto le diverse comunità diocesane. Come spiega Pilar Shannon Pérez Brown, la priorità è creare relazioni autentiche che nascano dall’incontro quotidiano: "Stiamo creando reti reali tra la gioventù cristiana, la Chiesa e le città"

di Emiliano Eusepi

I grandi eventi sul Mediterraneo che negli ultimi anni hanno toccato città come Firenze, Marsiglia e Barcellona sono i segni visibili di un interesse profondo per il Mare nostrum. Lontano dai riflettori, tuttavia, c’è soprattutto una generazione di giovani che lavora ogni giorno per trasformare la semplice vicinanza geografica in una vera e propria fraternità. Attraverso le testimonianze di Pilar Shannon Pérez Brown (Spagna), coordinatrice del Consiglio dei giovani del Mediterraneo che in questi giorni si è riunito in assemblea in Italia, e di Jeanne d’Arc Davoulbeyukian (Libano), in rappresentanza della Chiesa cattolica armena, emerge il ritratto di una gioventù determinata a scrivere un nuovo capitolo per le sponde del Mediterraneo.

Gli obiettivi del gemellaggio

Per costruire un legame concreto, il Consiglio sta puntando su progetti capaci di mettere in contatto diretto le diverse comunità diocesane. Come spiega Pilar, la priorità è creare relazioni autentiche che nascano dall’incontro quotidiano: «Stiamo creando reti reali tra la gioventù cristiana, la Chiesa e le città. Uno dei progetti è il gemellaggio, un’iniziativa che mira a collegare due diocesi del Mediterraneo attraverso la firma di una collaborazione tra i vescovi. I giovani trascorrono una settimana insieme nella città gemellata, condividono la cultura locale, le tradizioni, le esperienze e costruiscono così la pace attraverso l’amicizia. Promuoviamo la pace anche tramite i nostri social media, condividendo testimonianze, realtà diverse e la teologia del Mediterraneo. Cosa più importante, lo facciamo mettendo Cristo al centro di tutto poiché è Lui che cambia i cuori».

Un appello alla fiducia reciproca

Vivere lungo le coste del mar Mediterraneo, tuttavia, comporta affrontare ostacoli complessi e condivisi che spaziano dalla stabilità lavorativa al benessere psicologico. Le richieste che i giovani rivolgono alle istituzioni e alle autorità ecclesiali non sono semplici invocazioni di aiuto ma un appello accorato alla fiducia reciproca: «Alcune delle sfide più grandi per i giovani del Mediterraneo — aggiunge la coordinatrice — sono la disoccupazione o le cattive condizioni di lavoro, le difficoltà legate alla salute mentale e la sicurezza. Chiediamo alla Chiesa di fidarsi di noi per quanto riguarda gli spazi di partecipazione che ci offre, di contare su di noi per il cambiamento, di condividere la nostra speranza che un nuovo Mediterraneo pacifico sia possibile e, quindi, di continuare a sostenerci nella sua costruzione».

I giovani del Consiglio del Mediterraneo ricevuti da Papa Leone XIV in Vaticano il 5 settembre 2025
I giovani del Consiglio del Mediterraneo ricevuti da Papa Leone XIV in Vaticano il 5 settembre 2025   (@Vatican Media)

Contro la logica della divisione

In un contesto geopolitico segnato da tensioni crescenti e conflitti aperti, mantenere vivo l’impegno per la pace richiede un atto di coraggio quotidiano. La testimonianza che arriva dal Medio Oriente, in particolare dal Libano attraverso la voce di Jeanne d’Arc Davoulbeyukian, mostra come la fede possa trasformarsi in uno strumento concreto di servizio e coesione sociale: «In Libano la nostra gioventù armeno-cattolica lancia un messaggio vitale di resilienza, affermando che la pace è un impegno quotidiano di amore e solidarietà, piuttosto che un semplice accordo politico. Di fronte ai conflitti, all’incertezza continua e all’ansia per il proprio futuro, questi giovani si interrogano naturalmente sul loro percorso e cercano stabilità. Come Chiesa e comunità giovanile, li sosteniamo creando incontri accoglienti ed esperienze spirituali dove le paure vengono ascoltate, la sicurezza viene messa al primo posto e il senso di appartenenza viene rinnovato. Per mantenere viva la pace in mezzo alle turbolenze geopolitiche, li guidiamo a trasformare la loro fede in azioni concrete attraverso il servizio umanitario, le iniziative promosse dai giovani e il dialogo interreligioso. Trasformando la loro incertezza in uno scopo condiviso, i nostri giovani dimostrano che l’unità e la compassione sincera rimangono molto più forti di qualsiasi conflitto», osserva Jeanne d’Arc. Le voci dalla Spagna e dal Libano delineano un percorso chiaro: la pace nel Mediterraneo non si costruisce solo nelle sedi istituzionali ma nasce dall’incontro tra giovani che rifiutano la logica della divisione. Attraverso l’ascolto, i gemellaggi e l’impegno nella società, la gioventù mediterranea dimostra che la fraternità è una concreta alternativa all’odio e alle guerre.

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27 luglio 2026, 14:02