Le autorità ugandesi hanno precisato che il focolaio era stato ricondotto a casi importati dalla vicina Repubblica Democratica del Congo Le autorità ugandesi hanno precisato che il focolaio era stato ricondotto a casi importati dalla vicina Repubblica Democratica del Congo  (AFP or licensors)

Ebola, l’Uganda dichiara conclusa l’epidemia. In Congo il virus continua a diffondersi

L’annuncio è arrivato dopo che sono trascorsi 42 giorni, pari a due cicli di incubazione del virus, dalla dimissione dell’ultimo paziente, avvenuta il 16 giugno. Resta invece molto grave la situazione nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove i casi confermati hanno superato quota 3.200 e i decessi sono oltre 1.400: una delle epidemie di Ebola più rapide mai registrate

Vatican News

L’Uganda ha dichiarato ufficialmente conclusa l’epidemia di Ebola. L’annuncio è arrivato dopo che sono trascorsi 42 giorni, pari a due cicli di incubazione del virus, dalla dimissione dell’ultimo paziente, avvenuta il 16 giugno. Secondo il ministero della Salute, tutti i contatti individuati hanno completato il periodo di quarantena e la sorveglianza rafforzata non ha rilevato nuove trasmissioni comunitarie. Le autorità ugandesi hanno precisato che il focolaio era stato ricondotto a casi importati dalla vicina Repubblica Democratica del Congo. La catena dei contagi sarebbe stata interamente ricostruita e tutti i casi confermati collegati dal punto di vista epidemiologico.

Resta grave la situazione in RD Congo

Resta invece molto grave la situazione nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove l’epidemia continua a diffondersi nella provincia dell’Ituri. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Salute congolese, i casi confermati hanno superato quota 3.200 e i decessi sono oltre 1.400, in quella che viene indicata come una delle epidemie di Ebola più rapide mai registrate nel Paese. A complicare la risposta sanitaria sono l’assenza di un vaccino e di terapie approvate contro il ceppo Bundibugyo, la violenza dei gruppi armati, gli scioperi del personale sanitario e le difficoltà nel raggiungere le comunità più isolate. Gli operatori denunciano inoltre problemi nel tracciamento dei contatti, aggravati dagli sfollamenti causati dal conflitto e dalle attività minerarie illegali.

Tenere alta la guardia nella regione

L'ong Amref, accogliendo con favore la notizia della fine di epidemia di ebola in Uganda, ricorda che la guardia deve rimanere alta, se si pensa anche alla Repubblica Democratica del Congo, dove continuano contagi e vittime. "La dimissione dell'ultimo paziente è un traguardo fondamentale, ma la battaglia non è finita", dichiara in una nota Patrick Kagurusi, Country Director di Amref Uganda. "Finché l'Ebola continuerà a circolare nella Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda rimarrà a rischio. Per questo dobbiamo continuare a investire in sistemi sanitari solidi e in comunità pronte a reagire. L'Ebola non si sconfigge solo negli ospedali: un'epidemia si argina quando la popolazione ha accesso a informazioni affidabili, gli operatori sanitari in prima linea sono ben preparati e le persone sanno quando curarsi. Questa emergenza dimostra ancora una volta che la prevenzione salva le vite e che investire nei lavoratori sanitari locali, nei leader comunitari e nell'informazione non è un lusso, ma la nostra prima linea di difesa".

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

29 luglio 2026, 09:48