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La moschea danneggiata nel villaggio palestinese di Qusra (Afp) La moschea danneggiata nel villaggio palestinese di Qusra (Afp)

Cisgiordania, ancora attacchi dei coloni. L'appello di Abbas per fermare l'escalation

Il presidente dello Stato di Palestina, in una lettera ai leader della comunità internazionale, ha chiesto l’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu e ha sollecitato una maggiore protezione internazionale per la popolazione palestinese. 600 ex alti funzionari delle forze armate israeliane e diplomatici scrivono al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in vista del suo incontro con il primo ministro Netanyahu

Vatican News

Un appello urgente ai leader della comunità internazionale, affinché intervengano per fermare l’escalation da parte delle forze armate e dei coloni israeliani in Cisgiordania. A lanciare questo messaggio è stato domenica il presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas. Le violenze di coloni e militari non sarebbero più episodi isolati, ma parte di una politica sistematica volta ad ampliare gli insediamenti, intensificare la violenza ai danni dei palestinesi e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese, ha detto Abbas in una lettera. Ha chiesto dunque con urgenza l’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu — in particolare della Risoluzione 2334 che considera illegali gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati — e ha sollecitato una maggiore protezione internazionale per la popolazione palestinese.


Una seria minaccia per la sicurezza

In questo contesto, la crescente violenza estremista israeliana, unitamente all’indebolimento dell’Autorità Palestinese, rappresenta una seria minaccia per la sicurezza e aumenta il rischio di una più ampia escalation in Cisgiordania. Lo sostengono 600 ex alti funzionari delle forze armate, del Mossad, dello Shin Bet, della polizia e del servizio diplomatico israeliani in una lettera inviata al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in vista del suo incontro con il primo ministro Benjamin Netanyahu. La richiesta dei firmatari del gruppo Commanders for Israel's Security è che Trump sollevi la questione durante l’incontro, per discutere modalità volte ad arginare l’escalation in Cisgiordania.

Soldati israeliani nel villaggio di Tell (Afp)
Soldati israeliani nel villaggio di Tell (Afp)   (AFP or licensors)

Tensione sul campo

Sono due le moschee date alle fiamme dai coloni israeliani sabato notte, in diverse località della Cisgiordania, nello Stato di Palestina. Continua dunque a essere molto tesa la situazione sul campo, dopo i violenti attacchi dei giorni scorsi, come ha riferito Abdel Azim Wadi, sindaco di Qusra, a sud di Nablus. Proprio lì, ha detto il sindaco, i coloni hanno incendiato una moschea in costruzione nella parte meridionale della città. Secondo il «Times of Israel» le forze israeliane si sarebbero poi recate sul posto e avrebbero setacciato l’area, senza riuscire a rinvenire i responsabili degli incendi e delle scritte comparse con la parola «vendetta». Il riferimento è ai due soldati israeliani che hanno perso la vita venerdì, in una sparatoria in cui sono morti anche quattro palestinesi nei pressi del villaggio palestinese di Tell, nell’area di Nablus, in una dinamica ancora da chiarire, ma che dà conto del grado di violenza in Cisgiordania. 


Una campagna di arresti

In un episodio separato, nella notte di sabato, i coloni israeliani hanno incendiato una moschea nel villaggio di Kour, vicino a Tulkarem, e hanno imbrattato i muri con slogan razzisti, secondo quanto riferito dal ministero palestinese dei beni e degli affari religiosi. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riportato, nel frattempo, che le forze israeliane hanno lanciato una campagna di arresti in Cisgiordania, in seguito alla recente escalation, che ha portato all’erresto di 30 persone nel villaggio di Tal, 14 a Ramallah, 5 a Jenin, 8 a Hebron, 3 a Betlemme e 6 a Tulkarem. Secondo Wafa, è in corso inoltre un’incursione dell’Idf nella città e nel governatorato di Jenin.

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27 luglio 2026, 15:13