Lo Stretto di Hormuz Lo Stretto di Hormuz

Usa-Iran, si va verso l’accordo. Hormuz e nucleare i punti dell’intesa

Ottimismo della Casa Bianca circa la fine della guerra, ma Teheran frena per alcuni “ostacoli”. Prevista una tregua di 60 giorni con la riapertura dello Stretto di Hormuz e la discussione della consegna delle scorte di uranio altamente arricchito in possesso degli iraniani. Il Libano intanto resta sotto il fuoco israeliano

Vatican News

Le prossime ore potrebbero essere quelle decisive per la guerra in Iran. Il segretario di stato Usa Marco Rubio, dall’India, si esprime con velato ottimismo, facendo supporre che sarebbero imminenti “buone notizie” per il “mondo”. Un’intesa sarebbe vicina, come da annuncio ieri sera del presidente statunitense Trump dopo un colloquio con il premier israeliano Netanyahu e i leader arabi.  I punti dell’accordo preliminare vedono una tregua di 60 giorni con la riapertura dello Stretto di Hormuz, il via libera alla vendita del petrolio dall'Iran, il ritiro delle truppe Usa solo ad accordo definitivo e l’impegno a discutere della consegna delle scorte di uranio altamente arricchito, oltre 400 chili, in possesso di Teheran. Con la precisazione di Rubio che Hormuz non sarebbe sotto il controllo iraniano poiché non “è una via d'acqua internazionale e l'Iran non ne è proprietario".

Il freno di Teheran

Da Teheran arriva un freno agli ottimismi, un raffreddamento affidato all’agenzia di stampa Tasmin poiché vi sarebbero ancora divergenze su un paio di clausole dell’intesa. A cominciare dallo Stretto di Hormuz nel quale, in caso di accordo, la situazione “non tornerà alle condizioni precedenti alla guerra”, e sul quale gli iraniani,” in diversi modi”, intendono continuare ad esercitare la propria sovranità. Inoltre, gli iraniani non avrebbero ancora accettato la consegna delle scorte e soprattutto avrebbero ribadito la ferma intenzione di dibattere la questione nucleare in negoziati per un accordo definitivo e non in un preliminare. “Una volta firmato il memorandum d’intesa tra le parti – scrive Tasnim – Washington si impegnerà a sospendere le sanzioni petrolifere contro l'Iran durante i colloqui e la guerra cesserà su tutti i fronti, compreso il Libano”.

I timori di Israele e gli attacchi sul Libano

Punto quest’ultimo che ha generato preoccupazione in Israele che intanto prosegue i suoi attacchi sulle città libanesi. Nelle ultime ore nuovi raid e bombardamenti di artiglieria si sono scatenati su diverse città del sud del Paese che, dall’inizio di marzo, secondo il ministero della Salute libanese, ha registrato la morte di oltre tremila persone e il ferimento di novemila a causa degli attacchi israeliani. Di stasera la convocazione da parte del premier Netanyahu di una riunione ristretta di governo per esaminare le ripercussioni sul fronte israelo-libanese dei negoziati tra Iran e Usa.

Gli attacchi sul Libano meridionale
Gli attacchi sul Libano meridionale   (AFP or licensors)

La Dichiarazione di Islamabad

Intanto, il prossimo round dei colloqui Usa-Iran, secondo l’emittente televisiva saudita Al Arabiya che cita fonti pakistane, potrebbe tenersi il prossimo 5 giugno. L’accordo preliminare tra Iran e Stati Uniti potrebbe chiamarsi “Dichiarazione di Islamabad” e potrebbe essere annunciato dal Pakistan.

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24 maggio 2026, 11:27