I danni provocati dai missili israeliani nel sud del Libano I danni provocati dai missili israeliani nel sud del Libano  (AFP or licensors)

Libano, Israele attacca la valle della Bekaa: 18 morti in 24 ore

Tra le vittime figurano anche alcuni paramedici colpiti in un raid su Hanuf. Migliaia di civili continuano a lasciare le aree meridionali del Paese. Accanto alla crisi umanitaria si aggrava anche quella economica. Il ministro dell’Economia libanese ha stimato in circa 2 miliardi di dollari le perdite provocate dall’escalation militare

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Nonostante la proroga di 45 giorni della tregua in vigore ufficialmente da metà aprile tra Libano e Israele, sul terreno la situazione non accenna a cambiare. Nelle ultime ore, come riferito dai media libanesi e qatarioti, l’aviazione israeliana ha colpito più volte la valle occidentale della Bekaa, nel Libano orientale, prendendo di mira le aree di Yahmar e Sahmar.

Il bilancio umano continua ad aggravarsi

Parallelamente le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito che Hezbollah ha lanciato durante la notte razzi e droni esplosivi contro le truppe israeliane operative nel sud del Libano. Un velivolo sospetto è precipitato vicino alle forze israeliane nell’area di Misgav Am, nel nord di Israele, senza provocare vittime. L’Idf ha inoltre reso noto di avere colpito nel fine settimana circa cento obiettivi legati a Hezbollah, tra depositi di armi, infrastrutture e postazioni di osservazione nel sud del Paese. Il bilancio umano continua intanto ad aggravarsi. Secondo il ministero della Salute libanese, nelle ultime 24 ore almeno 18 persone sono morte e altre 124 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani. Tra le vittime figurano anche alcuni paramedici colpiti in un raid su Hanuf.

Danni da 2 miliardi di dollari

Accanto alla crisi umanitaria, con migliaia di civili che stanno lasciando il sud del Paese, si aggrava anche quella economica. Il ministro dell’Economia libanese, Amer Bisat, ha stimato in circa 2 miliardi di dollari le perdite provocate dall’escalation militare ripresa il 2 marzo, pari a circa il 7% del Pil nazionale. «Persone che perdono il lavoro, aziende agricole che non producono, imprese che chiudono e turisti che non arrivano», ha dichiarato ad Al Jazeera, descrivendo gli effetti della guerra sul tessuto produttivo del Paese.

Il fronte iraniano

Resta alta, infine, la tensione tra Washington e Teheran. Il presidente Usa, Donald Trump, ha nuovamente minacciato l’Iran, affermando che la Repubblica islamica «farebbe meglio a trovare un accordo, altrimenti passerà momenti molto brutti». In un messaggio pubblicato sui social il presidente statunitense ha inoltre evocato una possibile escalation parlando di «calma prima della tempesta», accompagnando il post con immagini di navi da guerra americane e di un’imbarcazione iraniana.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

17 maggio 2026, 10:24