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Esplosioni a Kafr Kila, a seguito di bombardamenti dell'esercito israeliano al confine tra Israele e Libano Esplosioni a Kafr Kila, a seguito di bombardamenti dell'esercito israeliano al confine tra Israele e Libano 

Padre Toni Elias: "Vogliamo un Libano che viva in pace"

La testimonianza del parroco maronita libanese a Rmeich, ultimo villaggio nel sud del Paese al confine con Israele: "Noi non ci arrendiamo, anzi: abbiamo fiducia nel Signore. È questo che ci fa veramente essere un popolo resistente in mezzo a questa marea di guerra e di conflitto che ci circonda"

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

«Vogliamo un Libano che viva in pace, in serenità; vogliamo trovare lavoro per i nostri giovani; vogliamo che le famiglie non debbano più pensare di lasciare il proprio villaggio». Perché «il Signore ci ha insegnato ad amare tutti. Io amo tutti: anche gli sciiti, i sunniti, i drusi, tutti. Però è arrivato il momento di alzare ancora di più la voce: non vogliamo più la guerra». È questa la risposta di padre Toni Elias, sacerdote maronita e parroco di San Giorgio a Rmeich, alla notizia che il cessate-il-fuoco annunciato nella notte da Iran, Stati Uniti e Israele non riguarderà il Libano.

Ascolta l'intervista a padre Toni Elias

La resistenza di Rmeich

«Noi ce lo aspettavamo —  esordisce padre Toni —. Rmeich è l’ultimo villaggio cristiano prima del confine con Israele. Noi non siamo vicino al confine. Noi siamo sul confine. E siamo gli unici, insieme ad altri due villaggi, che ancora resistono nella zona di Bint Jbeil. Qui tutti hanno capito fin da subito che una tregua nel sud del Libano era improbabile per il semplice fatto che l’esercito israeliano ci ha già sorpassati e per l’impegno che sta mettendo in questa campagna».

La celebrazione della Pasqua

Nonostante ciò, padre Toni ci racconta che la sua comunità è comunque riuscita a celebrare la Pasqua. «E ringraziamo il Signore di questo perché, anche se quest’anno abbiamo dovuto rinunciare alla Veglia Pasquale, abbiamo comunque celebrato la Settimana Santa con tanta partecipazione. Questo è il punto radicale della nostra resistenza: la fede, la fiducia nel Signore e l’affidamento. Non arrendersi, anzi: avere fiducia nel Signore. È questo che ci fa veramente essere un popolo resistente in mezzo a questa marea di guerra e di conflitto che ci circonda».

La vicinanza della Chiesa e i beni di prima necessità

Una fiducia che si concretizza anche nel fatto che, riprende padre Toni, «se noi abbiamo fatto sentire la nostra voce, la Chiesa non ci ha mai fatto mancare la sua vicinanza. Sia nella guerra scorsa, sia in questa guerra c’è stata tanta vicinanza. Apprezziamo molto le preghiere di Papa Leone XIV. Poi, proprio stamattina, il nunzio apostolico, monsignor Paolo Borgia, ci ha chiesto come stiamo e ci domandava quali sono le nostre esigenze. In questi giorni sto facendo una lista dei medicinali. C’è gente che ha il cancro oppure che sta facendo cure importanti. C’è gente che prende medicine molto particolari, oppure molto care, che costano tanto o che non si trovano più. Noi abbiamo bisogno di questi beni e soprattutto di un percorso umanitario». Padre Toni conclude spiegando che sta cercando di mandare questa lista all’Ordine di Malta, che sta lavorando molto assieme alla Caritas in questa zona. «Noi — conclude padre Toni Elias — portiamo tutto il peso qui, nelle parrocchie, e cerchiamo anche di capire come avere sostegno. Rimaniamo nella nostra resistenza pacifica».

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08 aprile 2026, 13:02