L’emergenza epidemica si inserisce in un quadro sanitario e umanitario già estremamente fragile nell’est della Repubblica Democratica del Congo L’emergenza epidemica si inserisce in un quadro sanitario e umanitario già estremamente fragile nell’est della Repubblica Democratica del Congo  (AFP or licensors)

Ebola, l’Oms dichiara l’emergenza sanitaria internazionale tra RD Congo e Uganda

I casi sospetti sono almeno 336, concentrati quasi interamente nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, in particolare nella provincia dell’Ituri, al confine con Uganda e Sud Sudan. Due casi sono stati invece confermati nella capitale ugandese Kampala. L’Oms ha spiegato che non esistono al momento vaccini o terapie approvate contro il virus Bundibugyo, una rara variante dell’Ebola

Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, dopo oltre 300 casi sospetti e almeno 88 morti registrati negli ultimi giorni. L’annuncio è stato dato dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha precisato come l’attuale situazione non abbia ancora le caratteristiche di una pandemia globale sul modello del Covid-19, invitando però gli Stati a non sottovalutare la diffusione del virus.

Almeno 336 casi sospetti

Secondo i dati diffusi dall’Africa Centres for Disease Control and Prevention, i casi sospetti sono almeno 336, concentrati quasi interamente nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, in particolare nella provincia dell’Ituri, al confine con Uganda e Sud Sudan. Due casi sono stati invece confermati nella capitale ugandese Kampala: entrambi riguardano persone provenienti dal Congo e uno dei pazienti è morto dopo il ricovero. L’Oms ha spiegato che non esistono al momento vaccini o terapie approvate contro il virus Bundibugyo, una rara variante dell’Ebola individuata solo per la terza volta nella storia dopo i focolai registrati in Uganda nel 2007 e nella città congolese di Isiro nel 2012.

Un quadro sanitario e fragile nell'est congolese

L’emergenza epidemica si inserisce in un quadro sanitario e umanitario già estremamente fragile nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove conflitti armati, sfollamenti e carenza di fondi stanno mettendo in ginocchio il sistema sanitario. Gli sfollati interni nel Paese hanno ormai superato i 7,8 milioni. Solo nei primi mesi del 2025 centinaia di migliaia di persone sono fuggite dagli scontri attorno a città come Goma e Bukavu. L’Unicef denuncia inoltre un aumento delle violenze contro i minori: bambini uccisi o feriti nei combattimenti, reclutamenti forzati da parte dei gruppi armati e casi di violenza sessuale in costante crescita. In alcune aree del Nord Kivu oltre 1.200 scuole sono state chiuse a causa del conflitto, lasciando senza istruzione circa 200mila bambini. A sud la situazione non è migliore, anzi. Nella provincia merdionale del Kivu, Medici senza frontiere da tempo denuncia il progressivo deterioramento dell’accesso alle cure, aggravato dalla sospensione di finanziamenti internazionali e dal ritiro di diversi partner umanitari. In molte aree mancano medicinali essenziali, vaccini e aiuti alimentari, mentre programmi sanitari contro malaria, tubercolosi, Hiv e malnutrizione risultano fortemente compromessi. La situazione è particolarmente critica nelle zone di Minova e Kalehe, dove l’interruzione del sostegno economico della Banca Mondiale ha costretto alcune strutture sanitarie a introdurre costi proibitivi per cure ostetriche e neonatali. In diversi ospedali donne e bambini continuano a ricevere assistenza in condizioni di grave sovraffollamento, mentre cresce il rischio di nuove epidemie di morbillo e colera in un contesto segnato anche dalla malnutrizione cronica.

La violenza dei gruppi armati

A rendere ancora più instabile l’est del Paese è la persistente violenza dei gruppi armati. Un recente rapporto di Amnesty International denuncia i crimini compiuti dalle Forze democratiche alleate (Adf), gruppo legato allo Stato islamico attivo soprattutto nelle province del Nord Kivu e dell’Ituri. Secondo il documento, i civili continuano a essere il principale bersaglio degli attacchi, con massacri, rapimenti, estorsioni e utilizzo di bambini nei combattimenti. Amnesty ricorda in particolare il massacro compiuto nel settembre 2025 nel villaggio di Ntoyo, dove oltre sessanta persone furono uccise durante una veglia funebre da combattenti armati di machete, asce e armi da fuoco. L’Oms ha spiegato che la dichiarazione di emergenza internazionale punta ora a mobilitare rapidamente fondi, aiuti sanitari e personale medico. Resta però forte il timore che, come già accaduto in passato con altre emergenze sanitarie africane, la risposta internazionale possa rivelarsi lenta e insufficiente rispetto alla gravità della situazione.

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17 maggio 2026, 11:03