Il Serena Hotel a Islamabad, dove si sono tenuti i colloqui tra Stati Uniti e Iran Il Serena Hotel a Islamabad, dove si sono tenuti i colloqui tra Stati Uniti e Iran

Senza esito i colloqui a Islamabad fra Stati Uniti e Iran

Le due delegazioni hanno lasciato la capitale pakistana senza aver raggiunto un accordo. Manca "un impegno esplicito" da parte dell’Iran "a non cercare di dotarsi di un’arma nucleare", ha dichiarato il vicepresidente statunitense Vance. Ma i mediatori non escludono un altro incontro nei prossimi giorni

Giovanni Zavatta – Città del Vaticano

Speranze purtroppo deluse al vertice di Islamabad dove Stati Uniti e Iran non sono riusciti a raggiungere un accordo dopo ventuno ore di colloqui faccia a faccia. Manca "un impegno esplicito" da parte dell’Iran "a non cercare di dotarsi di un’arma nucleare", ha dichiarato oggi, domenica, il vicepresidente statunitense James David Vance lasciando il Pakistan. Parole che gettano nell’incertezza il già fragile cessate-il-fuoco di 14 giorni inizialmente concordato, anche se i mediatori pakistani hanno esortato a mantenerlo: "È imperativo che le parti continuino a rispettare il loro impegno", ha affermato il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar, aggiungendo che il suo paese cercherà di facilitare un nuovo dialogo tra Iran e Stati Uniti nei prossimi giorni. Anche la delegazione iraniana, che comprendeva il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha lasciato Islamabad. Il ministero degli Esteri ha dichiarato che i negoziati con gli Stati Uniti sono falliti a causa di "un divario tra le nostre posizioni su due o tre questioni importanti". Alla fine "i colloqui non hanno portato a un accordo", ha confermato il portavoce Esmail Baghaei alla tv di Stato iraniana, anche se su alcuni argomenti i negoziatori "hanno effettivamente raggiunto una comprensione reciproca". La "diplomazia non finisce mai", ha poi concluso il portavoce dicendo che "le consultazioni tra Iran, Pakistan e paesi amici e confinanti continueranno".

Resta il nodo del disarmo nucleare iraniano

Durante i colloqui — iniziati sabato e condotti assieme agli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner — Vance è rimasto in costante contatto con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario del Tesoro Scott Bessent e l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale. "Il punto fondamentale è che dobbiamo vedere un impegno concreto da parte loro a non cercare di dotarsi di armi nucleari e di non acquisire gli strumenti che consentirebbero di farlo rapidamente", ha ribadito, sottolineando che "questo è l’obiettivo principale del presidente. Ed è ciò che abbiamo cercato di ottenere attraverso questi negoziati". Tra le precondizioni iraniane c’erano una riduzione degli attacchi israeliani sul Libano meridionale, il risarcimento per i danni causati dai bombardamenti israeliani e americani (che hanno dato inizio alla guerra il 28 febbraio) e lo sblocco dei beni iraniani congelati.


Occhi puntati sullo Stretto di Hormuz

Gli occhi del mondo — viste le gravi ripercussioni in termini soprattutto commerciali ed economici — sono puntati adesso sullo Stretto di Hormuz, controllato dall’Iran. L’esercito statunitense ha affermato che, durante i colloqui, due cacciatorpediniere lo hanno attraversato prima di iniziare le operazioni di sminamento, ma i media statali iraniani hanno smentito tale circostanza.  L’ammiraglio Cooper, tuttavia, ha precisato che "ulteriori forze statunitensi, compresi i droni sottomarini, si uniranno alle operazioni di bonifica nei prossimi giorni". Il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz ha di fatto isolato il Golfo Arabico e le sue esportazioni di petrolio e gas, facendo impennare ovunque i prezzi dell’energia e scarseggiare i rifornimenti di combustibili. Circa un quinto del petrolio commercializzato a livello mondiale infatti transita solitamente attraverso lo Stretto con oltre cento navi al giorno. Solo dodici sono state registrate in transito dall’inizio della guerra. Buone notizie giungono intanto dall’Arabia Saudita dove l’oleodotto East-West, utilizzato per trasportare il petrolio verso il Mar Rosso e danneggiato dopo un attacco, è stato riparato. L’oleodotto ha ora una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno. Si sta lavorando anche su altri impianti per ripristinare al meglio le stazioni di pompaggio.

Già migliaia di morti mentre proseguono gli attacchi in Libano

Il conflitto ha causato finora complessivamente circa 3000 morti in Iran, più di 2000 in Libano, 23 in Israele, una decina negli stati arabi del Golfo, oltre a danni permanenti alle infrastrutture in gran parte delle nazioni mediorientali. Nel frattempo Israele ha proseguito con i bombardamenti in Libano dopo aver affermato che il cessate-il-fuoco non lo riguarda. I negoziati tra Israele e Libano dovrebbero iniziare martedì 14 a Washington, secondo quanto dichiarato dall’Ufficio del presidente libanese Joseph Aoun, al momento solo a livello diplomatico.

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12 aprile 2026, 09:07