Medio Oriente, annunciato il primo colloquio diretto tra i leader di Libano e Israele
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’avvio di colloqui diretti tra Benjamin Netanyahu e Nawaf Salam, primi ministri di Israele e Libano, per oggi, definendoli il primo contatto tra i leader dei due Paesi in oltre tre decenni. In un messaggio pubblicato nella notte, Trump ha parlato della volontà di “ottenere un po’ di respiro” tra le parti, sottolineando come l’ultimo precedente risalga alla Conferenza di Madrid del 1991.
Resta drammatica la situazione sul terreno
L’annuncio arriva mentre comunque sul terreno le operazioni militari israeliane nel sud del Libano non sono mai cessate. Nelle ultime ore un attacco aereo ha colpito la località di Mayfadoun, causando la morte di quattro paramedici impegnati in una missione di soccorso. Il ministro dello Sviluppo amministrativo libanese, Fadi Makki, ha definito l’episodio un “crimine di guerra”, denunciando una violazione del diritto internazionale umanitario e sostenendo che il sito sia stato colpito più volte per prendere di mira i soccorritori. Il bilancio complessivo dell’offensiva israeliana, secondo il Ministero della Salute libanese, è salito ad almeno 2.167 morti e oltre 7.000 feriti dall’inizio degli attacchi, il 2 marzo. Solo nelle ultime 24 ore si contano decine di vittime e oltre un centinaio di feriti. Le Nazioni Unite parlano di una crisi umanitaria in rapido deterioramento, con più di 1,2 milioni di sfollati e continui bombardamenti su aree residenziali.
I possibili obiettivi israeliani
Sul piano militare, il primo ministro israeliano Netanyahu ha ribadito che le Forze armate continuano a colpire Hezbollah nel Libano meridionale, in particolare nella zona di Bint Jbeil, e stanno rafforzando la cosiddetta zona di sicurezza. Parallelamente, ha confermato l’esistenza di negoziati con Beirut, affermando che Israele punta a due obiettivi principali: allontanare Hezbollah dal confine e raggiungere una “pace duratura basata sulla forza”. Secondo fonti militari israeliane, tra le condizioni per un eventuale cessate il fuoco figurano però soprattutto la creazione di una zona cuscinetto fino al fiume Litani, il mantenimento della libertà di azione militare contro le minacce e l’avvio di un processo di disarmo di Hezbollah sotto supervisione internazionale.
La situazione nella Striscia di Gaza
Anche sul fronte della Striscia di Gaza si parla di possibile riapertura del dialogo. Al Cairo, secondo fonti citate da media arabi, si sarebbe tenuto il primo incontro diretto dalla tregua nella Striscia tra una delegazione statunitense, guidata da Aryeh Lightstone, consigliere del Consiglio di pace (Board of pace) presieduto da Donald Trump, e Hamas, rappresentato da Khalil al Hayyah. Questi avrebbe chiesto garanzie sull’attuazione degli impegni israeliani, in particolare sulla cessazione dei raid e sull’aumento degli aiuti umanitari, come condizione per proseguire nei negoziati. Restano tuttavia aperti i nodi più delicati, a partire dal disarmo di Hamas, dal ritiro israeliano e dalla gestione della fase post-bellica. Anche perché sul terreno continuano gli attacchi e la crisi umanitaria: l'Onu ha dichiarato che, a Gaza, l'Agenzia per i rifugiati palestinesi ha comunicato di essere stata costretta a ridurre le ore di funzionamento dei generatori elettrici nelle proprie strutture durante la prima settimana di aprile, poiché si stavano avvicinando a livelli critici di guasto meccanico. Nel frattempo, i partner dell'Onu continuano a fornire servizi nutrizionali preventivi e terapeutici a bambine e bambini: il mese scorso hanno visitato oltre 72.000 bambini, individuandone circa 2.700 con malnutrizione acuta. Proprio ieri l'agenzia di protezione civile di Gaza ha riferito dell'uccisione di dieci persone in diversi attacchi israeliani nella parte settentrionale della Striscia. Tra le vittime c'era anche un bambino piccolo. Aveva soltanto tre anni.
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