L’Iran minaccia un'ulteriore escalation, gli Usa inviano nuovi uomini e mezzi
Paola Simonetti - Città del Vaticano
“Non accettiamo tregue, la guerra è stata un’aggressione illegittima. Ci stiamo difendendo. Il conflitto deve finire in modo permanente”. Parla così il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, nel contesto della serrata risposta militare iraniana a Stati Uniti e Israele con il raid alla base militare statunitense-britannica sull'isola Diego Garcia nell’Oceano Indiano e le nuove minacce della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, di possibili “attacchi a capi e funzionari nemici ovunque, anche nelle mete turistiche”. Teheran torna ad avvisare anche gli Emirati Arabi di non permettere attacchi dal proprio territorio contro due isole contese vicino allo Stretto di Hormuz, quelle di Abu Musa e Greater Tunb nel Golfo Persico, controllate dall'Iran ma rivendicate dagli Emirati.
Il rafforzamento militare Usa
Mentre Israele prosegue i massicci raid su obiettivi del regime a Teheran, gli Usa annunciano l’invio di altre tre navi e almeno 2.500 marines in Medio Oriente. Ma il presidente, Donald Trump, poi si spinge ad affermare di valutare un ridimensionamento dell'operazione militare “essendo vicino l’adempimento degli obiettivi statunitensi nel conflitto”. Dichiarazioni queste che l’Iran giudica inattendibili, aggiungendo che occorrerà impartire al capo della Casa Bianca “una lezione storica”.
Il Libano in fiamme
Non si ferma l’offensiva israeliana anche in Libano: nella notte nuova ondata di attacchi contro obiettivi Hezbollah a Beirut, dopo che le forze israeliane avevano ordinato l'evacuazione di diversi quartieri della periferia meridionale della capitale. Il gruppo islamico in risposta ha preso di mira soldati israeliani in sei villaggi del Libano del sud. Drammatica la situazione umanitaria nel Paese dove sono giunti ormai a oltre un milione gli sfollati.
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