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Beirut, l'esito di un attacco israeliano sulla capitale libanese Beirut, l'esito di un attacco israeliano sulla capitale libanese

Iran, Trump chiude a qualsiasi negoziato con Teheran

Il presidente degli Stati Uniti vuole “una resa incondizionata” e rifiuta qualsiasi possibilità di intesa. Droni iraniani su Bahrein, Dubai, Emirati Arabi Uniti e Iraq, mentre continuano gli attacchi sulla capitale iraniana e sulle basi di Hezbollah in Libano. Il presidente iraniano Pezeshkian però promette di mettere fine ai lanci di missili e droni sui Paesi del Golfo

Francesco Citterich – Città del Vaticano

Nell’ottavo giorno di guerra, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rifiutato qualsiasi negoziato con l’Iran, annunciando di volere una capitolazione totale di Teheran. «Voglio una resa incondizionata", ha detto Trump in un’intervista alla Cnn, precisando che la guerra si concluderà senza accettare «alcun accordo» con l’Iran. Solo dopo questo passaggio, e una volta «selezionati uno o più leader  - ha aggiunto -,  l’America lavorerà con i partner per ricostruire» l’Iran e «renderlo economicamente più grande, migliore e più forte che mai». Parole che sembrano seppellire i segnali, seppure timidi,  arrivati dal regime iraniano secondo cui una serie di Paesi si sarebbero attivati per una mediazione alla grave crisi che attanaglia il Medio Oriente.

Attacchi su Bahrain, Dubai e Iraq

Dal terreno, con la situazione politica e negoziale cristallizzata, i resoconti da Teheran confermano la linea dura dell’amministrazione di Washington, descrivendo ripetuti diluvi di bombe. I raid sulla capitale hanno continuano ad intensificarsi, così come sulla periferia di Beirut, roccaforte di Hezbollah. In risposta, i Pasdaran hanno insistito sui target a stelle e strisce nel Golfo, minacciando anche i siti energetici in cui operano le compagnie occidentali. Esplosioni sono state segnalate anche a Gerusalemme, in Bharain, dove sono stati centrati due hotel e un edificio residenziale,  e nell’area dell’aeroporto internazionale di Dubai, costringendo stamane le autorità emiratine a chiudere lo scalo più trafficato  al mondo per alcune ore. L’Arabia Saudita ha riferito di avere intercettato un missile balistico diretto verso la base aerea Prince Sultan, dove sono presenti militari americani, e di avere sventato un attacco con droni contro un giacimento petrolifero vicino al confine con gli Emirati Arabi Uniti. Qui, invece, è stata colpita la base Usa di Al Dhafra. Anche l’Iraq resta coinvolto. Una installazione petrolifera nel sud del Paese è stata colpita da droni per la seconda volta dall’inizio del conflitto, secondo una fonte della sicurezza irachena. Razzi hanno inoltre preso di mira il complesso aeroportuale di Baghdad, che ospita una base militare e una struttura diplomatica statunitense.

Pezeshkian: stop al lancio di missili e droni verso i Paesi del Golfo

Nelle ore successive agli attacchi, però, il Consiglio di leadership ad interim che guida l’Iran dopo l’uccisione di Ali Khamenei, ha deciso di mettere fine al lamcio di missili e droni contro i paesi vicini, a meno che l’Iran non venga attaccato direttamente da quei territori. Lo ha detto il presidente Masoud Pezeshkian, in un videomessaggio pre-registrato rilanciato dalle agenzie di stampa iraniane, nel quale questi ha chiesto scusa per i raid attribuendoli a "un malinteso" tra i ranghi.

La folla per Khamenei

Con tutti i fronti ancora aperti il quotidiano “The Washington Post” ha fatto sapere che l’esercito statunitense ha annullato un’esercitazione dei paracadutisti d’élite. La notizia ha alimentato speculazioni che i soldati, specializzati nel combattimento terrestre, potrebbero presto essere inviati in Medio Oriente. Ieri, intanto, nel primo venerdì di preghiera dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, folle vestite di nero si sono radunate sventolando bandiere iraniane e mostrando ritratti della Guida suprema scomparsa. «La città si è svuotata, molta gente è andata via», ha raccontato all’Afp un imprenditore della capitale. Secondo un portavoce del governo iraniano, dall’inizio della guerra i morti sarebbero circa mille e il 30% delle vittime sarebbero bambini, ma le agenzie di stampa internazionali precisano di non avere potuto verificare in modo indipendente questa affermazione.

La strage a Minab

Riguardo al bombardamento di una scuola a Minab, nel sud dell’Iran, avvenuto il 28 febbraio, nel primo giorno della guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro Teheran, anche il Pentagono rileva che potrebbe essere legato a un attacco statunitense a una base navale dei Guardiani della rivoluzione situata nelle vicinanze. Né gli Stati Uniti né Israele si sono assunti finora la responsabilità della strage di circa 150 studentesse.

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07 marzo 2026, 11:32