Il rapporto Iiss sulla corsa agli armamenti Il rapporto Iiss sulla corsa agli armamenti

Rapporto IISS, neanche l’incertezza geopolitica ferma la corsa al riarmo

L’International Institute for Strategic Studies rivela che nel 2025 il budget militare mondiale ha raggiunto un nuovo record, con il Vecchio Continente che aumenta i propri investimenti del 12,6% in un solo anno

Davide Dionisi – Città del Vaticano

La corsa agli armamenti non si ferma. Nel 2025 la spesa globale per la difesa ha toccato i 2.630 miliardi di dollari, rispetto ai 2.480 miliardi dell’anno precedente, segnando un aumento del 2,5% su base annua. Lo si legge nel rapporto annuale dell’International Institute for Strategic Studies (Iiss), think tank britannico con sede a Londra e punto di riferimento nel mondo occidentale sulle questioni belliche e di sicurezza. Un ritmo più contenuto rispetto alla crescita del 7-8% registrata negli anni scorsi, ma che denuncia un nuovo record storico. A trainare l’incremento è soprattutto l’Europa, mentre Stati Uniti e Russia frenano.

Spese contenute di Usa e Russia

Gli esperti dell’Istituto concordano su un dato: la crescita non è uniforme e gli Stati Uniti hanno mantenuto una spesa relativamente contenuta: da un lato, la riduzione degli aiuti militari all’Ucraina, dall’altro, i vincoli imposti dall’ultimo bilancio della difesa firmato dall’ex presidente Joe Biden. Sulla stessa linea anche la Russia, perché Mosca punta a rendere più efficiente il proprio complesso militare-industriale, cercando al contempo di compensare un bilancio già gravato da ingenti costi bellici con le pressioni fiscali interne. La spesa militare rappresenta comunque il 7,3% del pil russo, più del doppio rispetto al 3,6% del 2021, anno precedente all’invasione dell’Ucraina.

Il record negativo dell’Europa

Discorso diverso per l’Europa che nel 2025 ha destinato alla difesa quasi 563 miliardi di dollari, ovvero 100 miliardi in più rispetto all’anno precedente, con un incremento reale del 12,6%. La quota europea sul totale globale della spesa militare è così salita al 21%, dal 17% del 2022. E le previsioni per il 2026 indicano che la crescita resterà elevata. La svolta è partita a giugno dello scorso anno durante il vertice Nato de L’Aia. Nell’occasione i Paesi membri si sono impegnati a portare la spesa per la difesa e la sicurezza al 5% del pil entro il 2035.

La Germania al primo posto

Guida la classifica europea della corsa a riarmo la Germania che ha aumentato i propri finanziamenti alla difesa del 18%, portandoli a 95 miliardi di euro (107 miliardi di dollari), dopo un già robusto più 23% nel 2024. In soli due anni, la Germania ha rappresentato un quarto dell’intera crescita della spesa europea per la difesa. Seguono Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia che hanno raggiunto insieme una spesa di 53,7 miliardi di dollari nel 2025, più del doppio rispetto ai livelli del 2020. Una crescita significativa si registra anche nel Regno Unito e in Francia. Ovviamente l’aumento degli investimenti militari coincide con i tagli alla spesa pubblica, al recupero di fondi supplementari fuori bilancio e alla mobilitazione di capitali privati. Gli esperti dell’Iiss non hanno dubbi: gran parte degli aumenti della spesa europea per la difesa può essere attribuita alle pressioni degli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump che ha ripetutamente espresso frustrazione per quello che percepisce come un “parassitismo”. Oltre a questo, secondo il rapporto, i recenti aumenti sono gli ultimi esempi di una tendenza più ampia, che vede la spesa europea per la difesa in continuo aumento dal 2014, quando la Russia ha invaso la Crimea. Il 2026 sarà infatti il dodicesimo anno consecutivo di crescita in termini reali.

Anche l’Asia si riarma

La spesa per la difesa in Asia ha raggiunto i 573 miliardi di dollari nel 2025, con un incremento del 5,7%, leggermente superiore al 5,5% dell’anno precedente. La Cina è al primo posto, sia perché più grande, sia per l’effetto domino che genera nei paesi vicini. Tra questi, Australia, Giappone e Corea del Sud, Indonesia e Singapore. Nel complesso la quota di Pechino sulla spesa regionale per la difesa ha raggiunto il 44% nel 2025, rispetto al 39% del 2017.

Spesa in crescita in Medio Oriente e Nord Africa

La regione del Mena (Medio Oriente e Nord Africa) ha registrato, secondo il rapporto, una crescita della spesa militare del 4,5%, per un totale di 219 miliardi di dollari, esclusi i finanziamenti militari diretti degli Stati Uniti. Quasi il doppio della media decennale del 2,3% registrata tra il 2011 e il 2021. Le cause sono diverse: si va dal conflitto tra Israele e Hamas, la cosiddetta “guerra dei 12 giorni” tra Iran e Israele e gli attacchi statunitensi e israeliani agli impianti nucleari iraniani. L’Arabia Saudita rimane il paese con la spesa assoluta più elevata, ma sono Algeria ed Israele a guidare la crescita regionale, con i due Paesi che insieme rappresentano quasi il 70% degli aumenti del 2025. In percentuale del pil, la media regionale è salita dal 3,5% del 2022 al 4,3% del 2025.

Africa ed America Latina segnali opposti

Nell’Africa subsahariana la spesa militare è aumentata del 19% per un totale di i 23,6 miliardi di dollari (deterioramento della sicurezza in Sudan, instabilità in Etiopia e Sud Sudan e conflitto nel Congo orientale) e il caso che risalta maggiormente è quello della Nigeria, che ha quasi raddoppiato il proprio bilancio della difesa, portandolo da 1.580 miliardi di naira (1,07 miliardi di dollari) nel 2024 a 3.100 miliardi di naira (2,04 miliardi di dollari) nel 2025, un aumento del 75%. Scenario diverso per il Sudafrica che ha visto il proprio bilancio della difesa calare in termini reali del 2,5%, con uno stanziamento di 56,8 miliardi di rand (3,15 miliardi di dollari). Anche in America Latina la spesa per la difesa è cresciuta del 5,4%, completando il recupero post-pandemia. Le due principali forze armate regionali, Brasile e Colombia, hanno comunque fatto registrare piccoli aumenti.

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26 febbraio 2026, 15:23