Siria, cessate-il-fuoco delle milizie curde ad Aleppo. Riparte l’offensiva statunitense sull’Is
Paola Simonetti – Città del Vaticano
I combattenti delle Forze democratiche siriane a maggioranza curda hanno accettato di evacuare Aleppo dopo il cessate-il-fuoco che ha fatto seguito a giorni di battaglia con le forze filo-governative, la scorsa settimana, nei quartieri Ashrafieh e Sheikh Maqsoud, nel nord-ovest della città. Il bilancio degli scontri è di almeno 24 morti, 129 feriti e oltre 140 mila sfollati. Una difficile situazione umanitaria per la quale si è mossa la Giordania che ha inviato un convoglio di 51 camion carichi aiuti destinati alla popolazione.
Il cammino incerto della politica
Un quadro turbolento, dunque, quello che si è chiuso negli ultimi giorni, e che rivela l’instabilità del Paese alle prese con una complessa transizione politica dopo la destituzione dell’ex presidente, Bashar al-Assad. L’attuale leader, Ahmad al-Sharaa, si pone l’obiettivo di portare la Siria all’elaborazione di una nuova Carta costituzionale e nuove elezioni. Tante e significative le sfide in ballo: l'unificazione territoriale, le tensioni settarie e la necessità di ricostruzione, nonostante i passi avanti verso una maggiore inclusività e la revoca di alcune sanzioni europee.
L’offensiva statunitense contro il sedicente Stato islamico
Intanto, ora nel Paese ha ripreso vigore il fronte di fuoco degli Stati Uniti, dopo gli attacchi del 19 dicembre: nelle scorse ore almeno 35 i raid Usa su postazioni del sedicente Stato Islamico (Is) come ritorsione all’uccisione di tre militari americani a Palmira. Questi ultimi attacchi riportano l’attenzione sull'Is in Siria, che nonostante la sconfitta da parte di una coalizione internazionale nel 2019, resta presente con diverse cellule di suoi combattenti nel Paese. Lo scorso 3 gennaio erano state Londra e Parigi ad attaccare un obiettivo attribuito al sedicente Stato islamico.
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