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Uomini delle forze di sicurezza generali nel quartiere di Sheikh Maksoud ad Aleppo (Reuters/Khalil Ashawi) Uomini delle forze di sicurezza generali nel quartiere di Sheikh Maksoud ad Aleppo (Reuters/Khalil Ashawi)

Siria, ad Aleppo ancora scontri nel quartiere curdo di Sheykh Maksoud

Proseguono i combattimenti in alcune aree della città settentrionale dove si sono asserragliati i miliziani delle Fds ieri, dopo il fallito tentativo di cessate-il-fuoco. La testimonianza del cooperante Marco Magnano: è in corso "una crisi umanitaria e non si sa se e quando le migliaia di persone sfollate potranno far ritorno nelle loro case". Dall'Ue intanto arriva l'annuncio di un sostegno di 620 milioni di euro in due anni

Beatrice Guarrera - Città del Vaticano

Continuano gli scontri ad Aleppo tra l’esercito governativo e le milizie curde delle Forze democratiche siriane (Fds).  L’esercito regolare ha lanciato ieri un’operazione per eliminare i guerriglieri curdi e stamane ha annunciato con un comunicato di "aver liberato" il quartiere di Sheykh Maksoud ad Aleppo, dove si erano asserragliati, che  era stato dichiarato "zona militare". Un comunicato smentito dalle Fds, che affermano di non aver perso il controllo dell’area.

Operazioni con "notevoli difficoltà" 

Secondo l'agenzia di stampa statale "Sana" che ha citato una fonte militare, le operazioni di rastrellamento nel quartiere hanno incontrato "notevoli difficolta'" poiché le forze curde "utilizzano i civili come scudi umani e si posizionano all'interno delle case dei residenti".  L'esercito siriano governativo, stando all'agenzia, avrebbe preso il controllo di oltre il 90 per cento del quartiere di Sheikh Maqsoud. Ieri mattina sembrava essere stata raggiunta l’intesa per un cessate-il-fuoco, ma quando già erano pronti i pullman per l’evacuazione dei guerriglieri curdi, questi ultimi hanno aperto il fuoco, ripiegando nel quartiere di Sheykh Maksoud. Gli scontri, che vanno avanti dal 6 gennaio, avrebbero già prodotto, secondo le stime dell’Ufficio del Governatore di Aleppo, almeno 140.000 sfollati.

La testimonianza di un cooperante

"Non è esattamente chiaro chi abbia fatto scattare questa nuova scintilla" che ha innescato gli scontri degli ultimi giorni, ha riferito ai media vaticani il giornalista indipendente e cooperante Marco Magnano, residente a Damasco. Quel che trapela, però, è che ieri nei quartieri a maggioranza curda, teatro degli scontri, erano efffettivamente presenti i bus per spostare tutti i combattenti delle Fds al di là del fiume Eufrate, anche se per il momento non sembra che sia avvenuto. Intanto è in corso "una crisi umanitaria e non si sa se e quando le migliaia di persone sfollate potranno far ritorno nelle loro case". La Siria è un Paese composto da tante minoranze, ma "per il momento non mi sembra che si stia andando verso una risoluzione politica integrativa - ha spiegato Magnano - anche perché nel frattempo c'è un attore che ha rifatto capolino ed è la Turchia".  La difficoltà di una "negoziazione politica" è confermata dall'idea di spostare le Fds fuori dall'area. "Questo fa pensare ancora di più che si vada verso una lunga fase di non integrazione", ha detto il cooperante.

Ascolta un estratto della testimonianza di Marco Magnano

Dall'Ue 620 milioni di euro

Intanto, ieri, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in  visita a Damasco, ha parlato della recente escalation di violenza ad Aleppo, definendola «preoccupante». «È urgentemente necessario un dialogo continuo tra tutte le parti», ha sottolineato,  annunciando un pacchetto di sostegno finanziario per la Siria di circa 620 milioni di euro per il 2026 e il 2027 destinati al  sostegno bilaterale e agli aiuti umanitari. «Dopo anni di devastazione sotto il regime di Assad — ha detto von Der Leyen — i bisogni di recupero e ricostruzione della Siria sono immensi, e ho potuto constatarlo con i miei occhi». L’Ue —  che lo scorso anno ha revocato le sanzioni economiche alla Siria — ha annunciato che partiranno i negoziati per un accordo di cooperazione con il Paese e che lancerà una nuova partnership politica, con colloqui di alto livello nella prima metà di quest’anno.

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10 gennaio 2026, 11:52