Ucraina, nuovi negoziati negli Emirati tra Washington, Mosca e Kyiv
Paola Simonetti – Città del Vaticano
Su Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, si concentrano le speranze per una svolta nel conflitto in Ucraina: oggi, venerdì 23 gennaio, e domani è in programma il nuovo confronto negoziale Washington-Mosca-Kyiv come annunciato dallo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, dopo il suo colloquio ieri a Davos, nel contesto del Forum Economico Mondiale, con l’omologo degli Stati Uniti, Donald Trump. Zelensky ha detto che ci sarebbe un accordo sulle garanzie di sicurezza dopo la fine della guerra, lasciando fuori per ora il capitolo dei territori, vero nodo cruciale: "Tutto ruota attorno a questo – ha sottolineato il leader di Kyiv - è il problema che non abbiamo ancora risolto”. Dal canto suo il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov ribadisce: "Senza risolvere la questione territoriale, secondo la formula concordata ad Anchorage, non ha senso contare sul raggiungimento di un accordo a lungo termine". La formula si incardina sulla richiesta russa di controllo del Donbass, comprese le zone ancora sotto il controllo dell'esercito di Kyiv, condizione che però l'Ucraina ha sempre respinto.
Negli Emirati a portare avanti le trattative saranno gli inviati Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner, per l'Ucraina il capo dell'ufficio presidenziale, Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza, Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya. A rappresentare i russi saranno invece il negoziatore per conto di Putin, Kirill Dmitriev, e il capo dell'intelligence militare.
L’attacco all’Europa
Ma i malumori di Zelensky ora ruotano attorno all’atteggiamento dell’Europa, definita dal presidente ucraino nel suo discorso al forum economico svizzero, “frammentata e persa di fronte agli Stati Uniti” e “senza volontà” nel fronteggiare il Capo del Cremlino, soprattutto sull’uso degli asset russi per difendere l’Ucraina.
La sottoscrizione del Board of Peace
Ieri al vertice svizzero protagonista è stato anche il varo del “Board of Peace” per Gaza, di cui il Capo della Casa Bianca sarà presidente a vita, a cui hanno aderito i rappresentanti di 20 paesi tra i quali il primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orbán e il presidente dell’Argentina, Javier Milei. Il progetto vede il futuro della Striscia con infrastrutture e grattacieli avveniristici; un piano da 25 miliardi di dollari da realizzare in tre anni con la prospettiva di "alloggi per i lavoratori, occupazione al 100% e opportunità per tutti", anche per il turismo costiero secondo quanto sottolineato da Trump. Il piano partirà da Rafah, nel sud della Striscia, per espandersi man mano verso Gaza City quando l'enclave sarà "smilitarizzata". "Se Hamas non lascerà le armi – ha avvertito il presidente Usa - sarà la fine per loro".
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