Alcuni sfollati della provincia di Manhiça Alcuni sfollati della provincia di Manhiça 

Mozambico, si aggrava l’emergenza inondazioni: 137 morti e 800 mila colpiti

L’ultimo bilancio ufficiale delle vittime si riferisce alla stagione delle piogge in corso nel Paese dell’Africa sud-orientale. Iniziata nell’ottobre scorso, dovrebbe terminare a marzo prossimo, in una terra profondamente interessata dagli effetti dei cambiamenti climatici tanto che, da anni ormai, stagioni aride si alternano a periodi di rovesci torrenziali senza precedenti

Giada Aquilino - Città del Vaticano

L’emergenza alluvioni non è ancora finita in Mozambico. Lo ha ricordato Papa Leone XIV al termine dell’udienza generale. L’ultimo tragico bilancio parla di 137 morti e di oltre 812.000 persone colpite dall’impatto delle recenti inondazioni causate da piogge torrenziali e tempeste. I dati sono stati forniti ieri dall’Istituto nazionale di gestione dei disastri di Maputo (Ingd) e si riferiscono alla stagione delle piogge in corso nel Paese dell’Africa sud-orientale, che è iniziata nell’ottobre scorso e dovrebbe terminare a marzo prossimo, in una terra profondamente interessata dagli effetti dei cambiamenti climatici tanto che, da anni ormai, stagioni aride si alternano a periodi di rovesci torrenziali senza precedenti. Centomila gli sfollati, come riportato dal servizio umanitario della Commissione europea, che sta monitorando la situazione.

Le zone più colpite

Negli ultimi tre mesi le inondazioni — che hanno gravemente interessato pure il Sud Africa e in generale la parte meridionale del continente — hanno colpito le regioni centrali e meridionali del Mozambico, in particolare le province di Gaza, Maputo, Sofala, Inhambane e Manhiça, portando il governo a dichiarare l’allerta rossa lo scorso 16 gennaio e a richiedere assistenza umanitaria.

L’Ingd ha fatto sapere che più di 12.000 case sono parzialmente distrutte, 5.600 lo sono completamente e 170.500 risultano allagate. Diversi fiumi sono esondati e le acque hanno invaso interi quartieri, in particolare a Xai Xai, capoluogo della provincia di Gaza. Alcune comunità possono essere raggiunte solo in elicottero o in barca. Quasi 5.000 chilometri di strade sono stati danneggiati da frane e smottamenti.

Conflitti, siccità, cicloni, inondazioni

A incidere è «il protrarsi delle inondazioni e lo scarico delle dighe per evitarne la rottura», tanto da «sconvolgere la vita delle popolazioni», ha dichiarato nei giorni scorsi Paola Emerson, capo dell'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (Ocha) in Mozambico. «Questa nuova catastrofe ci ricorda brutalmente la vulnerabilità del Paese di fronte alla convergenza di molteplici shock: conflitti, siccità, cicloni negli ultimi anni e, ora, gravi inondazioni», ha detto durante un intervento a Ginevra. Il riferimento è pure alla perdurante instabilità nella regione più settentrionale del Paese, Cabo Delgado, e nelle aree circostanti dove, in otto anni, un’insurrezione islamista ha provocato oltre 6.000 vittime e più di 1,3 milioni di sfollati. Il Pontefice, nelle settimane e nei mesi scorsi, ha pregato affinché vengano ristabilite «la sicurezza e la pace» in quei territori.

L’Unicef ha intanto sottolineato che le piogge eccezionalmente abbondanti delle ultime settimane hanno scatenato una «situazione di emergenza» dovuta al fatto che le inondazioni non solo hanno distrutto «case, scuole, centri sanitari e strade, ma rendono anche l'acqua insalubre», facendo sì che epidemie e malnutrizione diventino ancora di più una «minaccia mortale per i bambini».

Emergenza colera nel nord

Lunedì scorso, le autorità hanno ricevuto 90 tonnellate di aiuti umanitari provenienti dall’Unione europea e un sostegno in denaro dagli ambasciatori africani accreditati a Maputo, mentre la Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc) ha fornito squadre di pronto intervento. «Il Mozambico è una delle nazioni più vulnerabili alla crisi climatica al mondo, classificandosi al settimo posto a livello globale per rischio catastrofi», ha ricordato Marcia Cossa, direttrice della ong ActionAid in Mozambico, lanciando un appello alla solidarietà perché, nonostante l’aumento delle necessità, «gli aiuti e la cooperazione internazionale si stanno riducendo», rallentando le risposte alle emergenze, isolando le comunità difficili da raggiungere e lasciando le famiglie senza cibo, riparo o assistenza medica. Proprio quest’ultima diventa ancora più cruciale per evitare il pericolo di estensione dell’epidemia di colera in atto da settembre scorso nelle province del nord, dove sono già stati registrati 2.650 casi e 32 decessi.

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28 gennaio 2026, 12:53